TASSE | 23 Marzo 2015

La rivoluzione fiscale contro le finte delocalizzazioni

Si chiama "Base Erosion and Profit Shifting" lo strumento messo a punto dall'Ocse per impedire ai grandi gruppi industriali di aggirare le tasse nei loro Paesi. Una vera dichiarazione di guerra all'erosione fiscale

di EMANUELE SERINA

"Base Erosion and Profit Shifting", meglio noto con l’acronimo inglese "BEPS": sarà questo il vero fulcro della discussione fiscale a livello mondiale dei prossimi anni. Già da qualche anno l'Ocse vi sta lavorando alacremente. I primi documenti sono già in emissione e nei prossimi mesi tutto diventerà più chiaro.

Di certo sarà – o quanto meno nelle intenzioni dell'Ocse e dei più grandi stati a fiscalità non privilegiata dovrebbe essere – la più grande rivoluzione del mondo fiscale. Una rivoluzione che cercherà, con un solo colpo di spugna, di eliminare tutte le differenze, disparità e problematiche di evasione delle principali compagnie mondiali, ma che avrà ripercussioni su molti aspetti della vita degli Stati, ricchi e meno ricchi. I più grandi Paesi a livello mondiale, tra cui Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia hanno dichiarato guerra attraverso questo progetto all'erosione fiscale, ovvero alla procedura che tantissime aziende, non solo multinazionali, stanno portando avanti negli ultimi anni. In pratica una guerra alla delocalizzazione del settore produttivo, volta allo sfruttamento delle asimmetrie impositive degli stati a fiscalità privilegiata.

Moltissime multinazionali, come noto, negli ultimi anni hanno trasferito la propria sede legale e amministrativa in uno Stato con una imposizione fiscale decisamente inferiore a quella dello Stato di origine e di creazione del marchio. Sono all'ordine del giorno le cronache dei quotidiani e delle riviste specializzate sulle numerose inchieste e indagini di varie amministrazioni fiscali, tra cui anche la nostra Agenzia delle Entrate, volte a contrastare lo spostamento di imponibilità al di fuori dei confini nazionali. Oggi, però, nonostante tutte le forze messe in campo dai "controllori" fiscali, i Paesi hanno un limite importante. Quando la delocalizzazione avviene in modo reale, ovvero con il trasferimento delle principali attività commerciali, produttive e amministrative della Società in uno stato a minor imposizione fiscale, la lotta delle Agenzie si potrebbe arenare e, dopo il grande investimento iniziale, le grandi aziende o le multinazionali hanno vita facile nella dimostrazione della correttezza del proprio operato.

Fino a oggi, come dicevamo. È proprio qui, in questo spazio vuoto normativamente parlando, infatti, che ha deciso di muoversi l'Ocse, che intende riportare la imposizione fiscale (almeno in parte) nello Stato di origine, a prescindere dal Paese dove è stata successivamente stabilita la Società.

Una vera e propria rivoluzione, come detto, che non mancherà di avere contrasti importanti. In particolare da parte di quei Paesi in via di sviluppo che negli ultimi anni hanno sfruttato i grandi incentivi fiscali per "richiamare" le imprese estere e creare nuovi posti di lavoro. Il primo guanto di sfida all'erosione fiscale e alle multinazionali e grandi imprese che cercano di sfruttare le asimmetrie fiscali mondiali è stato lanciato. 


EMANUELE SERINA

Dottore commercialista e revisore contabile. Partner dello Studio Lexis Dottori Commercialisti Associati in Milano, Crema e Mantova. Svolge dal 2006 attività professionale di consulenza civilistica e fiscale per le aziende e di assistenza in materia di contenzioso tributario. Ricopre incarichi di sindaco effettivo in società industriali e di servizi e di revisore dei conti in Fondazioni e Associazioni. Pubblicista dal 2004.

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