ECONOMIA | 30 Aprile 2018

La sfida dei territori nella globalizzazione

Le comunità e i territori trovano oggi il loro punto di equilibrio solo attraverso una chiara visione del proprio futuro. Nella riduzione dei poteri tradizionali, i privati possono giocare un ruolo fondamentale. Il caso del Cremasco

di VILFREDO PARETO

Nell’attuale periodo caratterizzato da grandi cambiamenti e dallo svanire delle certezze del Novecento, i popoli, le comunità e i territori trovano il loro punto di equilibrio solo attraverso una chiara visione del proprio futuro, che li possa collocare con successo nel contesto di riferimento. Condividere una visione porta direttamente alla definizione di una strategia di lungo periodo. Questo è quello che avviene, ad esempio, nella politica estera degli Stati, più spesso indicata e definita come geopolitica, che ha come fine ultimo l’interesse nazionale. Allo stesso modo anche le metropoli, i grandi conglomerati e molte regioni (o province) disegnano una strategia da perseguire che guida lo sviluppo futuro dei cittadini, dell’economia e della sostenibilità latu sensu.

Nel lavoro serrato di molti territori, in Italia, spesso assistiamo a scenari regionali, provinciali o sovracomunali dove la mancanza di una strategia è la conseguenza della mancata definizione ex ante di una visione. Quando la politica è assente, spesso lo sforzo congiunto di associazioni e gruppi di cittadini, anche uniti alle istituzioni, permette la realizzazione di idee visionarie e indirizzate nel solo interesse delle generazioni future, in una sorta di “interesse territoriale” e di “geopolitica territoriale”.

Per suscitare maggiore attenzione nel lettore si porta l’esempio concreto di quanto sta avvenendo nel Cremasco, uno dei tre importanti territori (popolato da circa 130.000 abitanti) della provincia di Cremona, che raggruppa una quarantina di comuni intorno alla città di Crema. Nelle ultime settimane la politica locale, scandalizzata, si è mossa per scongiurare la chiusura (già decisa) del locale Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano.

Lontani dall’analisi dei motivi per i quali l’Ateneo abbia scelto di chiudere il dipartimento, oggi si vede nel territorio uno smarrimento, soprattutto nella politica, che si barcamena tra accuse e richieste non perseguibili. Tuttavia, sarebbe forse il caso di comprendere quale sia l’esigenza formativa più impellente del territorio; infatti il Cremasco è caratterizzato da un’industria manifatturiera con punte di eccellenza soprattutto nel settore della cosmesi (https://www.polocosmesi.com/) e della meccanica/meccatronica, con punte di eccellenza nazionale ed europea. Le imprese e le associazioni di categoria lamentano spesso la difficoltà di avere giovani preparati e con competenze specifiche nel settore oppure nel comparto di riferimento. Questo gap potrebbe essere colmato attraverso l’utilizzo di uno di questi strumenti oppure di entrambi: ITS (Istruzione Tecnica Superiore) e IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore).

Da un lato l’Istruzione Tecnica Superiore (ITS) offre corsi di specializzazione tecnologica, riferiti alle aree considerate prioritarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese (Efficienza energetica, Mobilità sostenibile, Nuove tecnologie della vita, Nuove tecnologie per il Made in Italy, Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali –Turismo, Tecnologie della informazione e della comunicazione). Il modello organizzativo di riferimento è la Fondazione di partecipazione costituita da imprese, università/centri di ricerca scientifica e tecnologica, enti locali, sistema scolastico e formativo. Dall’altro il sistema di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS), istituito dall’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, è invece articolato in “percorsi” che hanno lo scopo di corrispondere alla richiesta di competenze tecnico-professionali provenienti dal mondo del lavoro pubblico e privato, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese ed ai settori interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati.

In un processo “dal basso verso l’alto”, quindi dalle esigenze delle imprese e dei giovani, si potrebbe pensare di costruire una serie di percorsi di istruzione tecnica superiore, riconosciuti a livello europeo. Per un verso ci sarebbe un vero collegamento tra istruzione di alto livello ed esigenze delle imprese del territorio, in una specie di liaison tra scuola superiore e mondo del lavoro. Se le istituzioni locali (lo Stato) non vi provvedono, intervengano associazioni ed imprese: dimostri il privato di poter sostenere un interesse territoriale. Tra l’altro i risultati diretti e indiretti non sarebbero pochi: avvicinamento tra scuola e mondo del lavoro, know how professionale generato e trasferito su più generazioni, incremento del valore del capitale umano delle imprese e del territorio, aumento dell’occupazione, opportunità di creazione di nuove imprese, aumento dell’attrattività internazionale del territorio, incremento delle economie collaterali (alloggi, servizi e altro), attrazione di finanziamenti regionali, nazionali ed europei. L’idea potrebbe partire da una Fondazione dedicata, dalla quale potrebbero nascere ulteriori ed importanti iniziative, purché sostenibili.

Benché oggi studiosi e scrittori di fama parlino della “fine del potere” e della “vetocrazia” (“La fine del potere” Moisés Naìm, ed. Mondadori), se prendiamo il lato positivo della riduzione dei poteri tradizionali del ‘900, i privati possono essere attori globali pur nella loro dimensione locale: appunto glocali. Le forze positive del Cremasco (imprese e lavoratori, associazioni di categoria e sindacali, comuni virtuosi, scuole e centri di eccellenza) potrebbero essere il giusto esempio.


VILFREDO PARETO

Semplice omonimo del grande ingegnere, economista e sociologo. Dopo una non ben compresa laurea in economia, nel tempo in cui tutti scrivono di impulso, lui si limita a pensare ed analizzare le proposte e gli avvenimenti con l’approccio di Einaudi: “conoscere, discutere, deliberare”. Auspica che il complesso pensiero, che sovente esprime, sia di stimolo agli attori della politica e ai grandi manager. Si ritaglia questo piccolo spazio perché certo della sua incompetenza nel fare e della sua voglia di vivere la libertà del pensiero in ottica ultraterrena.

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