MILANO E L'ITALIA | 18 Giugno 2015

La sfida 'tutta nazionale' di Corrado Passera

Corrado Passera pronto a correre per diventare sindaco di Milano. I suoi avversari sono il 'renzismo' e il 'salvinismo'. Il ritratto di un indipendente che può rappresentare un'occasione di riscatto per i moderati

di ROBERTO BETTINELLI

«Da Milano si può cambiare l’Italia». Le parole sono di Corrado Passera. E c’è da credergli. Davanti alla sua candidatura per le elezioni comunali di Milano bisogna domandarsi se la decisione sia dettata dalla volontà di fare davvero il sindaco del capoluogo lombardo oppure sia l’occasione per lanciare una leadership nazionale. 

Milanese di nascita, bocconiano con un Mba ottenuto negli Stati Uniti, finanziere di livello internazionale, Passera è un uomo che possiede il giusto grado di abitudine al comando e di ambizione per puntare a qualcosa di più dell’amministrazione di una città sia pure strategica come Milano. Non c’è dubbio che il geniale artefice della fusione fra Banca Intesa e Sanpaolo Imi abbia tutte le carte in regola per scippare lo scranno di presidente del Consiglio a Matteo Renzi. 

Ed è questa, molto probabilmente, la sua vera intenzione. Ma per riuscirci serve il battesimo del fuoco. Elettoralmente parlando. Milano è lo scenario ideale. I cinque anni di Pisapia hanno lasciato una città profondamente delusa verso il governo della sinistra. L’obbiettivo è arduo ma non impossibile. Il centrodestra è debole e frantumato. Per ora nessun calibro da novanta è uscito allo scoperto. I centristi di Area Popolare e gli azzurri di Forza Italia stanno dialogando ma il negoziato non è sfociato in nulla di concreto. Quanto alla Lega, Salvini non vuole perdere una chance che potrebbe essere cruciale per la sua definitiva consacrazione come erede di Umberto Bossi. Ma finora, dichiarazioni a parte, non c’è stata alcuna formalizzazione da parte del segretario del Carroccio in merito alla possibilità di correre per Palazzo Marino. 

«Contro questo Pd renziano, contro una destra che ha perso identità, contro il salvinismo» ha detto Passera nell’intervista al Corriere della Sera. Ma Renzi e Salvini sono leader che competono nell’arena nazionale. Ed è questa la categoria alla quale Corrado Passera aspira. Ma se il fine è guidare il Paese, lui sa perfettamente che il mezzo per raggiungerlo è una prova ‘intermedia’. Qualcosa che sia sostanzialmente alla portata delle sue forze e del movimento d'opinione che ha fondato: Italia Unica. Per tentare l’arrembaggio al governo nazionale servirebbe un partito strutturato e radicato in tutte le regioni italiane. Il Pd di Matteo Renzi, tanto per intenderci. Che al momento non è nelle disponibilità di Passera come non lo è di tutto il centrodestra. 

La piazza di Milano è avvincente al punto da richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Certo, è una meta difficile. Ma l’ex ad di Banca Intesa ha tutti gli strumenti necessari per sfondare: intelligenza, allenamento al potere, sangue freddo, autostima e soldi. 

Passera è in grado di coprire tutte le voci. Solo una non dovrebbe lasciarlo tranquillo. Il carisma televisivo. Il suo atteggiamento è troppo mite e composto. Rischia di risultare inefficace davanti alla rabbia di un Salvini o alle battute di Renzi. Ma non è un ostacolo insuperabile: la fermezza può disinnescare la violenza e la serietà può battere l’ironia da quattro soldi quando si vive in un Paese con 10 milioni di disoccupati. 

Passera è un moderato, nipote di un medico condotto e figlio di un piccolo imprenditore, espressione di una classe media che ha bene innervata nelle fibre del suo corpo oltre che del suo messaggio politico. Il repertorio è tutto rivolto a contenere il pubblico per liberare le forze della società civile. 

Certo ha 60 anni, non è giovane come Renzi e Salvini, e sopratutto è un banchiere. Una categoria che non va per la maggiore nel sentimento popolare. La partecipazione all'odiatissimo governo Monti come minsitro dello Sviluppo economico non aiuta. Ma non è nato ricco. Ha studiato e ha lavorato sodo. Si è fatto da solo. Cosa che non guasta affatto. Come non guasta l’amore per la famiglia e i figli che tornano spesso nei suoi discorsi pubblici. Un tradizionalismo che l’ha spinto a difendere senza esitazione Papa Francesco quando è finito nel vortice degli attacchi di Salvini per l’emergenza immigrati. Insomma, un liberale che dopo una vita professionale all’insegna del successo ha deciso di cimentarsi con la sfida politica riconoscendo che chi l’ha fatto prima di lui, Silvio Berlusconi, «ha incarnato per oltre vent’anni un sogno che non è stato realizzato». 

Il momento è propizio. Le elezioni regionali e amministrative non possono essere interpretate in altro modo. Renzi ha perso il dono dell’invincibilità, il Pd è lacerato da faide assassine e inesauribili, Venezia è stata una sconfitta epocale e il Comune di Roma vive una straziante agonia. «Pensavo fosse una risorsa, in realtà è pericoloso. Molte parole, poca sostanza e nessuna meritocrazia» ha detto Passera del premier. Un giudizio inappellabile. Come la decisione di diventare sindaco di Milano. 

Per i suoi concittadini moderati potrebbe essere un’occasione di riscatto. Lui ce la metterà tutta. E, qualora fosse eletto, non potrà deluderli. Non sarà il Marino di turno, arrivato alla guida della capitale senza alcuna esperienza e sull’onda di un’antipolitica che ammorba le viscere del Pd. Chi lo conosce bene e lo apprezza sa che Corrado Passera vuole dimostrare di poter essere un buon primo cittadino. Se non lo sarà dovrà rinunciare alla sua vera sfida. Che è e resta tutta nazionale. Ma che ha un punto di avvio imprescindibile: la vittoria nelle comunali di Milano. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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