POLITICA E COMUNICAZIONE | 19 Maggio 2016

La stampa di destra e l'incantesimo Renzi

Anche la stampa di area centrodestra sembra imbambolata di fronte al fenomeno Renzi. Tutto si decide intorno a linea dura o linea morbida verso il premier. Lo stesso atteggiamento della sinistra di qualche anno fa, in balia di Berlusconi

di ROSSANO SALINI

Diceva sarcastico Leopardi, nella parodistica ritrattazione del proprio pessimismo mediata dalla voce di Tristano, che i giornali «sono maestri e luce dell'età presente». E per quanto l'autore intendesse esprimere un giudizio esattamente contrario a quello che traspare dall'apparente positività di quelle parole, va da sé che l'idea della stampa come specchio dei tempi, positivi o negativi che siano, rimane.

Dire che i nostri tempi sono negativi è cosa fin troppo facile, e già troppe volte sentita. Di certo però possiamo affermare che i nostri sono tempi piatti, dove la propensione all'omologazione intorno a un unico modo di pensare è più che mai diffusa, molto di più di quanto già non lamentasse Leopardi nei tempi suoi.

Oltre che in una seria sconfinata di settori e argomenti, lo si vede in questi giorni anche nell'ambito della cosiddetta stampa che un tempo era di destra, o di centrodestra, e ora non si sa più cosa sia (né il centrodestra, né la stampa di centrodestra). Se fino a poco tempo fa parlavamo di Giornale e Libero come stampa arrembante di destra; a lato Il Foglio di Ferrara più intellettuale e meditativo, anche se per nulla paludato; senza poi dimenticare il romano Il Tempo, in crisi nera da anni ma comunque collocato in area centrodestra e con un recente periodo di qualità sotto la direzione di Mario Sechi: ebbene, ora questo scenario sembra del tutto sfaldato, e in preda, così come tutta la politica italiana, a un globale incantamento di fronte al fenomeno Renzi. Dopo la potente virata renziana del Foglio sotto la direzione di Cerasa, il recente episodio dell'avvicendamento tra Belpietro e Feltri alla guida di Libero, voluta dall'editore ''verdiniano'' Angelucci per punire la linea totalmente anti-renziana di Belpietro, ha definitivamente cambiato lo scenario. Se si pensa poi all'acquisizione del Tempo da parte dello stesso Angelucci, la quadra si chiude. La stampa odierna di oggi è ormai quasi totalmente o schierata o accondiscendente nei confronti di Renzi.

Altolà. Lungi da noi l'intenzione di lanciare lo sciocco allarme in stile Fatto Quotidiano su una presunta occupazione dei media da parte di Renzi. Queste, che erano sciocchezze belle e buone ai tempi di Berlusconi, restano tali anche al tempo del premier fiorentino. Chi decide che ora come ora sia meglio appoggiare o quanto meno assecondare il riformismo renziano piuttosto che seguire l'ondivago e confuso Berlusconi, e la sua scalcagnata alleanza con Salvini e Meloni, lo fa probabilmente per convinzione, e non perché ingranaggio di chissà quale macchinazione per controllare la stampa italiana.

Il problema, ancora una volta, è di carattere culturale. Qualche anno fa la sinistra non sapeva più cos'era, aveva perso completamente la propria identità e pertanto la bussola che la guidasse verso nuovi porti. Non sapendo più nulla di sé, non faceva altro che parlare di Berlusconi, imbambolata di fronte al nuovo astro che aveva sconvolto lo scenario politico italiano. Da quel travaglio identitario venne poi fuori la stella renziana, che sconvolse la sinistra per farne qualcosa di nuovo. Non che quel travaglio sia finito, e tutto a sinistra sia risolto. Tutt'altro. Ma di certo il cambiamento c'è stato, e una nuova direzione, brutta o bella che sia, ora c'è.

Il centrodestra oggi è nella stessa condizione della sinistra di pochi anni fa. Le giravolte nei giornali di area altro non sono che il fenomeno esteriore di un problema di fondo: non avendo più un'idea chiara sulla propria identità, il centrodestra passa il tempo a dividersi tra chi fa opposizione dura e pura contro Renzi e chi invece propende per un atteggiamento accondiscendente, ''nazarenico''. Bisognerebbe fare come Renzi giustamente fece qualche anno addietro: sculacciò la sinistra tutta – intenta nel farsi intellettualmente bella col solo pensare e parlar male di Berlusconi, nonché appoggiare ogni tentativo di abbatterlo, soprattutto per via giudiziaria – ed escluse quasi completamente il Cav. dai propri discorsi, per concentrarsi interamente sulla ricostruzione della sinistra. E invece no: nel centrodestra è tutto un brulichio di «Renzi di qui», e «Renzi di là», senza che nessuno sappia per quale motivo un elettore oggi dovrebbe convintamente sposare un'opzione politica così priva di identità da rimanere vittima dell'incantesimo dell'avversario politico, lui sì capace di attrarre su di sé ogni pensiero e attenzione anche nel campo opposto.

Non c'è da stracciarsi le vesti. C'è solo da capire che c'è un problema, e grosso, da risolvere. E non sarà stabilire una linea comune su Renzi che permetterà al centrodestra di uscire dalle attuali secche. O rientra in sé e trova, riscopre o rigenera la propria identità, o rimane destinato per altri anni all'irrilevanza. E con lui la cosiddetta stampa di area, «maestra e luce» nell'illuminare e rendere ancora più manifesta una crisi profondissima.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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