PONTIDA | 02 Luglio 2018

La Superlega, partito unico ed europeo

A Pontida nasce la 'Superlega': un partito unico, nazionale ed europeo anche se antieuropeista. I tre fronti sono Bruxelles, governo con i 5 Stelle e centrodestra. Salvini cresce mentre le controparti sono sempre più fragili

di ROBERTO BETTINELLI

A Pontida Matteo Salvini ha lanciato la ‘Superlega’, la Lega delle Leghe, una sorta di federazione che dovrebbe unire tutte le forze politiche populiste e sovraniste in Europa. Salvini ha indicato l’orizzonte temporale e l’obbiettivo della nuova entità: vincere le elezioni per il parlamento di Strasburgo previste per il maggio 2019. Contestualmente ha tagliato corto rispetto a qualsiasi ipotesi di aggregazione al Ppe, negandola in modo deciso, e anzi ha auspicato l’addio del suo principale interlocutore, il premier ungherese Orban, al partito guidato dal sindacalista francese Joseph Daul.

Salvini è convinto, a ragione, di proseguire nella sua battaglia anti-Bruxelles. Un fronte dal quale sta ricavando soddisfazioni e successi come dimostra la sua ascesa rilevata dalle indagini demoscopiche in merito ai gradimenti dell’opinione pubblica italiana. Un sentimento che mette in rilievo il ventre molle di un’Europa che non lesina nell’egoismo e nell’indifferenza verso gli italiani come è risultato dall’ultimo Consiglio europeo: il presidente del Consiglio Conte ha subito un vero e proprio accerchiamento sui migranti e sulle politiche da adottare da parte delle istituzioni comunitarie.

Ma i fronti di Salvini aperti a Pontida interessano anche la politica nazionale e precisamente i due ambiti di azione in cui il segretario della ‘Superlega’ si sta muovendo con abilità ed efficacia: il governo gialloverde nato dall’alleanza con il Movimento 5 Stelle ed il centrodestra.

La chiusura dei porti alle navi Ong e la strategia del muro contro muro in merito agli sbarchi, ha detto Salvini, competono alla Lega. Un messaggio di inossidabilità contro i 5 Stelle che, accanto al conciliante Di Maio, offrono posizioni decisamente più aspre verso l’alleato come sono quelle che in questi giorni hanno espresso il presidente della Camera Fico, a capo della corrente di sinistra grillina, ed il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli. Reazioni attese anche alla luce del duro dimagrimento dei consensi che sta scontando il movimento di Grillo da quando governa insieme alla Lega: dopo aver raggiunto il 32% nelle elezioni del 4 marzo è poco a poco sceso al di sotto del 30% e, nel frattempo, ha ottenuto risultati deludenti nelle regionali mentre nelle amministrative ha strappato un sostanziale pareggio conquistando Avellino e Imola ma perdendo Ragusa ed i municipi romani a testimonianza della scarsa popolarità della Raggi. In una situazione di questo tipo, con Salvini che cresce a ritmi travolgenti grazie anche all’azzeramento dell’opposizione a causa della debacle del Pd renziano, i 5 Stelle stanno iniziando a costruire gli argini di contenimento che nel tempo sono destinati ad aumentare i punti di frizione nell’esecutivo. Una partita decisamente instabile.

Nel mondo del centrodestra i giochi, invece, sono ormai fatti. Il 31% della Lega, se paragonato all’8% di Forza Italia e al 2% di Fratelli d’Italia o allo zero virgola di Noi con l’Italia, è il segnale di un centrodestra che si sta trasformando in un  partito unico. Forza Italia arranca inesorabilmente e senza prospettive, vista l’assenza di una leadership nazionale forte e la permanenza di un ceto dirigenziale poco abituato a misurarsi con le dinamiche locali del consenso; il partito di Giorgia Meloni non riesce a sottolineare produttivamente le divergenze rispetto alla Lega di Salvini; quanto ai centristi, la loro sopravvivenza sta tutta negli accordi pre-elezioni e non in una presenza reale all’interno del Paese.

Un’Europa priva dei principi e dei meccanismi che hanno il compito di garantire la solidarietà e la coesione fra gli stati; un Movimento 5 Stelle che sta perdendo terreno; un centrodestra con gli alleati che non riescono a tenere il passo della Lega. Ecco i tre fronti sui quali si sta misurando con successo il ‘capitano’ della ‘Superlega’ mentre le controparti appaiono minate da debolezze profonde, strutturali e difficilmente sanabili.  


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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