STATI UNITI | 25 Novembre 2014

La superpotenza “zoppa”

L’amministrazione Obama perde i pezzi. Il numero uno alla Difesa Hagel lascia il Pentagono. Ma per il Nyt il vero problema è l’incoerenza nella politica estera del presidente

di LUCA PIACENTINI

Manca la strategia. Non c'è visione. Un'idea di mondo nella quale collocare la storica leadership americana. Che, volente o nolente, da una secolo a questa parte e dopo due guerre mondiali, orienta gli equilibri geopolitici globali. 

Come scrive il New York Times, è alla totale incertezza della politica estera di Barack Obama che occorre guardare per andare oltre la scossa che ha colpito il Pentagono. Il numero uno Chuck Hagel si è dimesso. Nel febbraio del 2013 aveva preso il posto di Leon Panetta come segretario alla Difesa. Contrario all’intervento militare in Iraq, Hagel era l’unico repubblicano nel consiglio di sicurezza. Obama lo aveva scelto per gestire il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e governare il dipartimento nella delicata fase dei tagli alla spesa militare. 

Il problema, però, secondo l’editoriale del Nyt non è Hagel, pure malvisto da democratici e repubblicani. Il nodo è l’incoerenza del presidente sui dossier che contano: Siria, Iraq, Afghanistan e Isis. 

La verità, aggiungiamo noi, è che il “nobel per la pace” non ha una visione organica del ruolo degli Stati Uniti nel mondo. All’unilateralismo di Bush, criticabile finché si vuole ma con il pregio della coerenza e una chiara idea di ordine globale, da tutelare esportando la democrazia così da diffondere pace e sicurezza, è seguita una politica estera indefinibile. 

Il disimpegno iniziale sulle questioni europee ha lasciato campo libero alla Russia di Putin. Alla rinuncia dell’esercizio di una leadership globale sono seguite l’improvvisazione sulle crisi nord africane, le oscillazioni tra esternazioni pacifiste e bombardamenti “mirati” con i droni, lo stallo sul nucleare iraniano e la crisi siriana. L’elenco potrebbe continuare, una lista di sorprendenti cambi di rotta e scelte dettate da realpolitik, imposte cioè più dalla contingenza che da una dottrina univoca. 

Già il precedessore di Hagel, Leon Panetta, tentando di spiegare alla Cbs le ragioni della rapida crescita dei tagliagole dell’Isis, aveva puntato il dito sugli errori del presidente. In quel caso lo sbaglio, secondo Panetta, era di non aver fornito armi ai ribelli siriani contro Assad.

L’editoriale Nyt cita le differenze di vedute sull’approccio alla crisi siriana contenute in una nota inviata da Hagel alla Casa Bianca. La scelta di concentrare le decisioni di sicurezza nelle mani di un ristretto gruppo di collaboratori del presidente, inoltre, non aveva agevolato il lavoro del segretario alla Difesa, aveva dato segnali «contraddittori» sull’agenda di politica estera e le strategie militari con cui attuarla.

Il presidente aveva escluso «boots on the ground» in Siria, salvo poi aumentare il personale militare di addestramento a 3mila unità; in Afghanistan, sottolinea il Ny Times, ha fatto «marcia indietro» autorizzando la presenza di truppe americane oltre dicembre, limite fissato per il ritiro. 

Insomma, un segretario alla difesa più aggressivo e con la piena fiducia del presidente, conclude il quotidiano americano, potrebbe forse gestire meglio questo caos, «ma alla fine, spetterà ad Obama impostare una strategia  più coerente». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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