ELEZIONI | 08 Marzo 2018

La svolta che serve in Forza Italia

Ripartire dai territori, premiare il merito e mettersi in sintonia con il Paese. Il capovolgimento dei rapporti di potere nel centrodestra è un segnale di allarme che Forza Italia non può sottovalutare

di LUCA PIACENTINI

È vero che Silvio Berlusconi non era candidabile. E che Forza Italia, plasmata a sua immagine e somiglianza, alle elezioni del 4 marzo ne ha fatto inevitabilmente le spese. È anche vero che in questa fase storica di riflusso anti immigrazione e di impoverimento della classe media, i partiti ‘nuovi’, non figli della tradizione filo europeista del dopoguerra ma sbocciati e cresciuti sull’onda del disagio anti globale degli ultimi anni, trovano con maggiore facilità la lunghezza d’onda per mettersi in sintonia col malessere delle categorie sociali più esposte. E’ anche vero che questa legge elettorale dall’impronta marcatamente proporzionale accentua ancora di più i problemi, evidenziando il nodo italiano dell’ingovernabilità. 

Di fronte però ad una performance elettorale deludente, che ha visto l’area moderata clamorosamente scavalcata dalla Lega, un vero capovolgimento dei rapporti di forza nella coalizione, nel partito azzurro gli alibi non servono a nulla. 

Se il centrodestra si è piazzato al 37% affermandosi come prima coalizione del Paese è stato grazie al dinamismo e all’efficacia della Lega di Matteo Salvini, che ha azzeccato campagna elettorale, strategie e contenuti, e alla battaglia condotta generosamente da un combattente senza pari come Silvio Berlusconi, che è riuscito a tenere insieme gli alleati. 

Ora è il momento dell’autocritica. Guai a consolarsi con un 37% che è stato sì il risultato nazionale migliore tra le forze in campo, ma insufficiente ad assegnare al centrodestra la maggioranza assoluta. Guai anche a crogiolarsi nel successo regionale di Attilio Fontana in Lombardia, visto che mediamente Forza Italia si ferma al 14%, viene surclassata dalla Lega, che l’ha più che doppiata, ed è stata tenuta a galla solo dalla discesa in campo di alcuni amministratori capaci e stimati. 

Il magro bottino generale di Forza Italia è un segnale di allarme che va preso sul serio, di fronte al quale non è sufficiente nascondersi dietro al leader, dicendo che con Berlusconi nuovamente eleggibile tutto tornerà come prima. Come sottolineato dal governatore della Liguria Giovanni Toti sul Corriere, per imprimere la svolta non occorre guardare in alto, ma ripartire dal basso. 

E la priorità è una: mettere al centro le persone. Dentro e fuori: all’interno scommettendo sul merito e sulle figure migliori che hanno dato prova di saperci fare, anzitutto gli amministratori più bravi; all’esterno trovando nuova e autorevole linfa per la membership e rilanciando messaggi in grado di fare presa tra la gente perché in armonia con i bisogni reali e profondi del Paese. Tutto questo è possibile solo stando alla larga dalle faide interne, dalla politica dei palazzi e delle segrete stanze, mettendo davvero in moto la macchina sui territori, battendoli strada per strada, incontrando e ascoltando le persone.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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