PENSIERO UNICO | 17 Novembre 2017

La tentazione demoniaca di non discutere

Rileggendo “Le Lettere di Berlicche” di C.S. Lewis, scritto nel 1941, emerge chiaramente come al demonio piaccia «il gergo corrente, non la discussione». La stessa cosa che accade oggi col pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

E’ sempre utile e piacevole rileggere “Le Lettere di Berlicche” di C.S. Lewis, scritto nel 1941, perché, citando Tommaso Moro, l’autore pensava che “il diavolo…quello spirito orgoglioso…non può tollerare di venir canzonato”. Una delle pecche maggiori della nostra epoca è che mancano umoristi, vignettisti, registi e comici che sappiano “canzonare” quel silenzioso protagonista della storia che chiamiamo demonio e che alcuni, anche tra i preti, pensano che non esista. Invece agisce e come! Anche se un confessore mi ha detto di non disperare, perché anche Dio, essendo risorto, è all’opera.

La prima magistrale lettera di Berlicche descrive in modo molto efficace la differenza tra l’agire di Dio e l’agire del demonio. Quest’ultimo ritiene che “il gergo corrente, non la discussione” sia il migliore alleato per tenere la gente “lontano dalla Chiesa”. Cioè, ciò che è male fa in modo che la gente non ragioni (non discuta), ma si adegui pedissequamente a ciò che conformisticamente il potere desidera ottenere. Il “Nemico” del demonio, cioè il pensiero naturale di Dio creatore, invece vuole un uomo libero, capace di “discutere”, capace, cioè, di impossessarsi delle ragioni della verità e della realtà. Infatti, icasticamente, Lewis fa scrivere al demonio che “il male della discussione è che essa convoglia tutta la lotta sul terreno del Nemico”, cioè di Dio, della verità. Ed infatti il demonio così scrive, preoccupato: “Il fatto stesso di discutere sveglia la ragione del tuo paziente (l’uomo tentato dal diavolo,ndr), e una volta che sia sveglio, chi può prevedere i risultati che potrebbero seguire?” Cioè, il demonio ha paura che l’uomo ragioni.

Ecco, mi sembra che i profeti del “pensiero unico” stiano cercando di creare le condizioni perché la gente sottoposta al potere dominante non possa più ragionare e, quindi, discutere. Per questo, essi stanno cercando di imporre anche con leggi coercitive il loro pensiero, affinché nessuno abbia più a contestare o anche solo a testimoniare punti di vista diversi da quelli collettivi.

In effetti, il “pensiero unico” ha in sé qualcosa di demoniaco, tanto è vero che ne segue la strada, negando l’esistenza della realtà così come voluta dalla natura, cioè dal creatore. Per potere andare avanti, il pensiero unico deve letteralmente inventarsi una realtà diversa da quella esistente. Il distacco tra fede e ragione porta a capovolgere la realtà, creando solo confusione e disperazione. Il pensiero unico è costretto, per sopravvivere, ad affermare che il sesso non è più quello reso evidente dalla biologia; che la religione, pur essendo praticata dal 90% della popolazione mondiale, non può avere una rilevanza pubblica; che gli animali, in fondo, sono uguali agli uomini; che tutto è relativo, tranne le proprie idee; insomma, deve capovolgere la realtà.

Tutto ciò potrebbe essere democraticamente accettabile se fosse salvata la libertà di opinione. Ma così non è. Come il demonio di Lewis, anche il “pensiero unico” non ammette alcuna discussione.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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