LEGA-5STELLE | 11 Luglio 2018

La fragile tregua del governo giallo verde

Per il governo Conte è sempre più difficile garantire l'unità sulla partita dei migranti. Anche il decreto dignità sta minando alleanza innaturale tra una forza di destra come la Lega e la sinistra giustizialista dei 5 Stelle

di ROBERTO BETTINELLI

Tiene la tregua nel governo giallo verde. Ma resta una tregua. Conquistata a fatica. Nulla che abbia a che vedere con una pace destinata a durare nel tempo.

La categoria della durata non appartiene al campo della politica. E soprattutto ne risulta priva la politica al tempo dei social network come dimostra il caso Renzi, il talento del Pd che nello spazio di mille giorni ha bruciato la propria credibilità davanti agli italiani lasciando un partito in macerie. Ma soprattutto ne risulta privo il governo del giurista Giuseppe Conte, fondato sull’alleanza innaturale tra una forza di destra come la Lega nazionale di Salvini e la sinistra populista e giustizialista dei grillini.

Eppure, nonostante le vistose contraddizioni che caratterizzano la squadra giallo-verde, finora l'accordo non ha ceduto. Certo le tensioni non mancano: Salvini che chiude i porti e Toninelli che li riapre, Salvini che punta sulle piccole e medie imprese e Di Maio che inasprisce i vincoli per i contratti a termine, Salvini che sdogana i voucher e Di Maio che d'accordo con la Camusso oppone un rifiuto inossidabile.  

Ma si tratta di tensioni che non sono mai state alimentate fino al punto di rottura. Anzi quando la situazione si è fatta davvero difficile, come è accaduto alla Lega con la vicenda dei 49 milioni sequestrati dalla Cassazione o ai 5 Stelle con l’ondata di proteste sollevate dai rappresentanti delle imprese contro lo statalismo del decreto dignità, i protagonisti hanno abbassato i toni rinsaldando il rapporto di collaborazione.

Non sfugge a nessuno, però, che più si va avanti e più si moltiplicano i punti di attrito. Emerge la diversa sensibilità e l'opposto assetto valoriale in riferimento alle principali tematiche che il governo è chiamato ad affrontare. La partita cruciale è ovviamente quella dell’immigrazione, sulla quale Salvini sta ottenendo risultati insperati e che rappresenta un motivo di conflitto mai sopito. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in quota ai 5 Stelle, ha deliberatamente sfidato il vice premier ordinando alle navi militari di proseguire nelle operazioni di soccorso dei barconi e ha dichiarato che non intende rinunciare alla guida della missione internazionale Sophia. D'altronde se e l’imbarcazione della guardia costiera Diciotti ha prelevato i 67 migranti dalla Von Thalassa, che li aveva soccorsi in mare anticipando l’intervento delle motovedette libiche, è solo perché nell’esecutivo Trenta e Toninelli si sono messi traverso con il risultato che l’unità della marina italiana potrà attraccare a Trapani con il carico di migranti. E questo nonostante il divieto del segretario della Lega. 

La fragilità dell’alleanza è tangibile anche se entrambi i contraenti si stanno impegnando, e intensamente, per far proseguire l'esperienza del governo. Intanto, però, anche le altre forze politiche si stanno organizzando: all’interno del Pd cresce la fronda che intende strappare i pentastellati alla morsa della Lega mentre Forza Italia sta operando in modo analogo ma con un intento contrario. Il terreno di scontro prescelto è il decreto dignità che, quando approderà in parlamento, sarà con ogni probabilità sostenuto dal Pd e osteggiato dagli azzurri. Il partito di Martina punta a costruire un fronte delle sinistre che includa anche i 5 Stelle mentre Tajani, da poco nominato alla guida di Forza Italia, vuole rilanciare il progetto di uno schieramento conservatore.

E' in atto una polarizzazione anche se il ‘rassemblement pentaleghista', a più di 4 mesi dalle elezioni, continua il suo percorso. Nonostante la strana intesa fra Salvini e Di Maio. Per quanto, ancora, non è dato sapere.  


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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