FARE SQUADRA | 03 Novembre 2017

La vera forza del centrodestra

A differenza della soffocante monocrazia di Renzi e Grillo il centrodestra garantisce la diversità nell'unità. Berlusconi, Salvini e Meloni offrono un messaggio chiaro di governo evitando gli autoritarismi

di ROBERTO BETTINELLI

La forza attuale del centrodestra è ben rappresentata dalla cena catanese che ha visto i tre leader fermamente schierati a sostegno del candidato governatore Nello Musumeci. Berlusconi, Meloni e Salvini stanno garantendo, nelle elezioni regionali siciliane ormai giunte alla fase finale, quello che il Pd di Matteo Renzi o il Movimento 5 Stelle di Grillo non sono minimamente in grado di fare. In sintesi: la diversità nell’unità.

Una formulazione che deriva dall’estetica neoclassica più che dalla politica, ma che in fondo restituisce la capacità di tenuta del modello coalizionale rispetto alla monocrazia che domina il Nazareno o il partito grillino.

C’è più democrazia e condivisione oggi nel centrodestra che nel contenitore pigliatutto renziano dove, tra risse e scissioni, la catena del comando si è assottigliata fino ad avere come unico terminale il segretario nazionale. Una situazione del tutto simile a quella del Movimento 5 Stelle dove Grillo fa il bello e cattivo tempo, procedendo con purghe ed espulsioni ogni volta che viene messo alla prova da una schiera di seguaci fin troppo aggressiva quando c’è da attaccare il nemico esterno ma allenatissima ad obbedire acriticamente agli ordini del grande capo.

Nel centrodestra le cose, per fortuna, vanno diversamente. Ed è forse questo il motivo per cui, come testimoniano i sondaggi sulla competizione siciliana, sembrano andare meglio.

E’ evidente che Meloni non ha lo stesso peso di Berlusconi o Salvini: Fratelli d’Italia vale un terzo della Lega Nord e di Forza Italia. E’ altrettanto evidente che il segretario del Carroccio, nonostante l'ambizione del premierato, non ha la medesima capacità di traino elettorale di un leader moderato e autenticamente nazionale come Silvio Berlusconi. Ma i tre, a differenza di un tirannico Grillo o di un Renzi che per riconquistare la verginità dopo lo scandalo Etruria non esita a sacrificare il governatore della Banca d’Italia mandando in frantumi il Pd, si concepiscono dentro un quadro di azione organico e coordinato. Ammettono, in definitiva, i propri limiti e collaborano in vista della vittoria finale dando prova di umiltà ed equilibrio. Ingredienti che in politica stanno diventando moneta tanto preziosa quanto rara.

Il centrodestra dimostra, a differenza del Pd e del Movimento 5 Stelle, di poter agire come una squadra dove ogni attore ha il proprio ruolo da interpretare nella consapevolezza che agli alleati va concessa la medesima opportunità. Forza Italia si colloca al centro della coalizione ed è impegnata a tutelare la rappresentanza dei moderati. La Lega Nord svolge con toni più accesi e radicali la funzione di sindacato per le regioni settentrionali anche se Salvini seguita a insistere nel piano di costruire un partito lepenista in tutta la penisola. Fratelli d’Italia rispecchia il sentimento di un patriottismo di marca romantica e prevalentemente sudista.

Il contesto nel quale agiscono le forze del centrodestra è mobile e variabile, a differenza del monolitico immobilismo del Pd e dei 5 Stelle dove tutto fa riferimento a Renzi e Grillo, ma ogni mossa è ricondotta dentro una strategia unitaria come ha ben dimostrato Berlusconi inizialmente poco incline ad accogliere la candidatura di Musumeci sollecitata dagli altri leader della coalizione.

Quando la diversità non è talmente accentuata da compromettere l’unità ma diventa una fonte di ricchezza di stimoli e di idee, ed è questo molto semplicemente ciò che sta avvenendo con il centrodestra in Sicilia, la politica riesce nella difficile impresa di mettere ordine senza sforare nel personalismo estremo che è l'anticamera dell’autoritarismo. Un risultato che né Renzi né Grillo, in questo momento, possono fornire agli elettori. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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