PENSIERO UNICO | 22 Aprile 2015

La vera libertà accetta l'esistenza di un 'limite'

Il pensiero unico contemporaneo ha un punto di origine positivo: la nostalgia della libertà. Ma questo punto, poggiando su basi sbagliate e non riconoscendo l'esistenza di un limite, diventa ben presto una «verità impazzita»

di GIUSEPPE ZOLA

In queste settimane, abbiamo aspramente attaccato e criticato, da diversi punti di vista, quello che abbiamo definito “pensiero unico”, che consideriamo tendenzialmente collettivo e totalitario. È proprio tutto sbagliato in tale pensiero, visto che il grande Chesterton scriveva che l’errore (l’eresia) è una verità impazzita? No, un principio di “verità” c’è, anche se sta progressivamente impazzendo. E tale principio è quello della libertà.

L’uomo che definiamo moderno e postmoderno ha una grande nostalgia della libertà e questo è l’aspetto di verità del suo pensiero. Ma il problema è che tale nostalgia poggia su basi sbagliate e fragili, perché poggia su sé stesso, dal momento che il pensiero moderno (e soprattutto quello contemporaneo) ha messo l’uomo al posto di Dio: oggi credere alla libertà significa, per gli “esperti”, credere alla onnipotenza della propria ragione e alla propria possibilità di manipolare a piacimento la realtà. Invece, per essere veramente liberi e per godere di tale stato di libertà occorre, paradossalmente, accettare che vi sia un “limite”: la realtà reale pone un limite, che noi vogliamo distruggere e qui la verità diventa pazzia.

Concludendo il suo libretto, genialmente intitolato “La superstizione del divorzio” (ed. San Paolo), G.K. Chesterton scrive che l’errore del pensiero moderno è «un errore di universalità», perché i suoi fautori «non vogliono la luna, che è un oggetto definito e quindi giustificabile. Vogliono il mondo e, quando l’avranno, ne vorranno un altro. In definitiva vorrebbero fare esperienza di tutte le situazioni non con la fantasia ma con i fatti: tuttavia, non potendo rifiutarne nessuna non riescono nemmeno a decidersi per una. […] Ciò che è davvero indispensabile […] è l’atto di scegliere. […] Senza quest’autolimitazione, nulla di vivente vedrà mai la luce».

Ecco la pazzia: il pensiero unico, per bramosia insensata di libertà, non si autolimita più e induce l’uomo a credere che tutto gli sia possibile. È la grande bestemmia dei nostri tempi ed anche la cultura liberale dovrebbe capirlo, se non vuole auto epurarsi da sé stessa.

Ma tutto ciò ha conseguenze gravissime per tutti noi e non solo per gli adepti della “religione” del pensiero unico. Quest’ultimo, per poter non morire, deve impossessarsi di “tutto”, deve assolutizzare i propri desideri rendendoli leggi obbligatorie per tutti (pena la ghigliottina). Così, il “pensiero unico” partito dal tema della libertà, ora vuole imporre a tutti le proprie leggi. Dalla libertà alla dittatura, visto che è stato rotto il sacro “limite”, quello già indicato all’inizio da Dio ad Adamo ed Eva.

Oggi, questa dittatura vuole limitare la nostra libertà di pensiero con la legge contro la c.d. “omofobia” (che vuol dire?), vuole distruggere la famiglia con le unioni civili, vuole distruggere la dignità delle persone con “l’utero in affitto” e la compravendita di bambini.

Ecco come finisce la libertà impazzita.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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