RENZI KAPUTT | 07 Novembre 2017

La vera sfida è Berlusconi contro Grillo

Dopo il voto siciliano. Berlusconi e Grillo, la vera sfida per le politiche del 2018. Renzi è fuori. Il Pd individui in fretta un'alternativa se non vuole condannarsi fin da subito alla sconfitta

di ROBERTO BETTINELLI

La vera sfida è tra Berlusconi e Grillo. Il bilancio delle elezioni siciliane con la straordinaria vittoria di Nello Musumeci non può che essere questo. Un rilancio della leadership del Cavaliere e l'insindacabile affermazione del fondatore del Movimento 5 Stelle nel ruolo dello sfidante.

Un esito, quello dell’Assemblea regionale siciliana, che taglia fuori drammaticamente Matteo Renzi. Nonostante rimanga allo stato attuale il padrone indiscusso della direzione nazionale del Pd, ormai è diffusamente considerato un pericolo ambulante per il partito e per tutta la sinistra. I fuoriusciti di Mdp, raccogliendo un parere favorevole in un ampio spettro che comprende anche Pisapia e Civati, hanno annunciato che il prossimo candidato premier non potrà essere lui. Al titolare del Nazareno si preferisce nettamente il presidente del Senato Pietro Grasso che, poco prima del voto siciliano, ha visto bene di andarsene dal Pd proprio in polemica con Renzi. In alternativa viene fatto un altro nome illustre: Paolo Gentiloni. Il presidente del Consiglio risulta molto gradito per il basso profilo e la capacità aggregante. Qualità che lo descrivono come l'anti Renzi per eccellenza. 

Ma che sia Grasso o Gentiloni il predestinato non ha importanza. Di certo il segnale per Matteo Renzi è molto chiaro. Il segretario del Pd non è più considerato una certezza nella prova decisiva delle urne. Che gli elettori della sinistra lo respingano è ormai un dato di fatto. Le regionali in Sicilia seguono una fitta e umiliante serie di sconfitte.

La strategia e la prassi di Renzi sono sottoposte ad una continua e integrale contestazione. L'elenco degli errori è noto. L’odiata alleanza con Alfano, il braccio di ferro con la Cgil, il riformismo populista e neocentralista che è sfociato nel referendum del 4 dicembre, il Jobs Act con l’attacco quasi mortale all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, lo stile lideristico e oligarchico nella gestione del potere. Sono tutti elementi che potevano essere sopportati solamente in presenza di ottime prestazioni alle urne. Ma ormai lo scenario è radicalmente mutato. Il segretario del Pd è stato ripetutamente battuto su tutti i fronti elettorali: referendum, comunali, regionali. E ora si teme, a ragione, per le politiche.

Da qui la tesi che in fondo per lui si avvicini il capolinea. Difficile crederlo. Renzi, al di là delle false dichiarazioni di essere pronto ad allontanarsi con rapidità dalle luci della ribalta, è già venuto meno in passato alla promessa di lasciare la politica. E difatti, davanti alle critiche, ha già lanciato violenti messaggi di guerra a chi lo vorrebbe privare della candidatura a premier. Ma la sua credibilità presso l’opinione pubblica è in caduta libera.

Al contrario di Berlusconi e Grillo che invece hanno il vento in poppa: il primo ha trionfato in Sicilia dando prova di grande generosità nel sostenere Musumeci e imponendo Forza Italia come il perno dell’alleanza di centrodestra; il secondo trascinando ancora una volta il Movimento 5 Stelle fino a trasformarlo nel partito più votato e mancando di un soffio la vittoria finale.

Berlusconi e Grillo, questa è la vera sfida per le politiche del 2018. Renzi è fuori. Il Pd individui velocemente un'altra scelta se non vuole essere condannato fin da subito alla sconfitta.

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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