SALVINI PREMIER | 26 Marzo 2018

La via del governo, dura ma non impossibile

Dopo l'accordo sulle presidenze di Camera e Senato si rinsalda l'accordo tra Salvini e Di Maio. Un esecutivo di centrodestra che apra ai grillini e al reddito di cittadinanza. Altrimenti si tornerà al voto

di ROBERTO BETTINELLI

Il centrodestra ha tenuto davanti alla prima scossa. Il no opposto a Paolo Romani non ha impedito a Salvini di continuare la trattativa con i 5 Stelle. L’esito è noto e positivo: il grillino Roberto Fico ha ottenuto lo scranno più prestigioso di Montecitorio mentre l’azzurra Maria Alberti Casellati è diventata la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del Senato.

Ma superato l’ostacolo ci si avvicina inesorabilmente all’istante in cui il presidente Mattarella dovrà conferire l’incarico di costituire il nuovo esecutivo. Una chance che spetta, naturalmente, a Matteo Salvini. Il segretario della Lega dovrà guidare, stando ai patti pre-elettorali siglati con Berlusconi, la formazione del governo in rappresentanza di tutto il centrodestra. Questo, in virtù del 37% dei consensi maturati nella prova delle urne, rappresenta la coalizione più votata. A seguire i 5 Stelle e, ultimo classificato, il Pd di Matteo Renzi.

Il centrodestra non può illudersi di governare in autonomia. Mancano i numeri in entrambe le camere. Una situazione che complica molto l’evoluzione di una legislatura in cui nessuna forza politica possiede, di fatto, la maggioranza. Un contesto di questo tipo rende inevitabili le alleanze. Sulla carta il tripolarismo italiano è costituito da attori inconciliabili. Ma ora che c’è la possibilità di prendere in mano le sorti del Paese, le cose cambiano radicalmente. Anche per chi, come Salvini e Di Maio, è stato abituato ad esercitare il ruolo dell'oppositore. L’intesa trovata sulle presidenze di Camera e Senato è stata una verifica importante. La volontà di andare fino in fondo c’è. E c’è, da parte di entrambi, la consapevolezza che ridursi a gestire un governo insicuro e traballante non avrebbe alcun senso. Pochi mesi alla guida di un esecutivo amorfo, dopo le grandi attese suscitate nell’elettorato, possono dilapidare anni di duro lavoro. L’esempio negativo dei mille giorni di Renzi a Palazzo Chigi sono lì da vedere.  

Ed è questo il motivo per cui Salvini fa bene a puntare sul programma invece che sulla possibilità di ampliare la coalizione. Una tattica che fin da ora appare simile ad un vicolo cieco. I dem non sono disponibili e sperano nel logorio degli avversari che può essere agevolato proprio non offrendo alcun tipo di aiuto in questa fase. I 5 Stelle, come rivelano gli elogi di Beppe Grillo, preferiscono trattare in esclusiva con Matteo Salvini mentre respingono il dialogo diretto con Berlusconi. Ma il segretario della Lega, che pure sta manifestando una grande capacità di iniziativa rivendicando indipendenza di giudizio e di azione, non si trasformerà nella causa di disgregazione del centrodestra. Il governo delle regioni cruciali del Nord, a partire dalla Lombardia dove si è appena insediato il leghista Fontana, non può essere messo a riaschio. La strategia dell'unità va tutelata. Ed è soprattutto alla luce di questa considerazione che appare poco praticabile un esecutivo basato sull’alleanza secca fra Salvini e Di Maio.

Il copione potrebbe essere dunque il seguente: un programma composto da alcuni punti irrinunciabili quali la riforma fiscale, l’abolizione dei vitalizi e della legge Fornero, un diverso atteggiamento in Europa per modificare i parametri di Maastricht, la sicurezza dei confini e un reddito di cittadinanza geneticamente modificato per soddisfare Di Maio senza esporsi alle accuse di assistenzialismo.

Potrebbe sembrare un mero vivere alla giornata, di corto respiro, ma non è così. E in ogni caso non ci sono alternative. I grillini daranno il loro appoggio. Non vogliono tornare alle urne dopo aver fatto il pieno lo scorso 4 marzo. Riuscire a progredire ancora senza aver realizzato nulla di sostanzioso è davvero improbabile. Di Maio vuole un governo tanto quanto lo vuole Salvini. E l’ha dimostrato. L’accordo sulle presidenze è tutto tranne che un fatto isolato. Contestualmente Pd e a Forza Italia temono con forza il ritorno alle urne essendo alle prese con una crisi di consenso che appare strutturale e tutt'altro che passeggera. Non è detto che l’accordo tra i leader della Lega e del Movimento 5 Stelle terrà per tutta la legislatura. Ma certamente terrà fino al punto in cui Salvini e Di Maio potranno andare alle urne con qualcosa di convincente e, ovviamente, con una nuova legge elettorale.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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