LA FRUSTA DI VILFREDO | 03 Marzo 2018

La visione dell’Europa nei programmi elettorali

Gli Stati Uniti d’Europa oppure l’Europa degli Stati Sovrani? Il nodo centrale del rapporto tra Italia ed Europa in un’analisi dettagliata dei programmi elettorali, in vista delle elezioni di domenica 4 marzo

di VILFREDO PARETO

Negli ultimi decenni gli elettori hanno preso coscienza del graduale spostamento dei centri decisionali a livello intergovernativo. Per i cittadini europei è stato senza dubbio molto più veloce al resto del mondo. Quanto avvenuto ha fatto percepire un indebolimento del potere nazionale (o meglio la sovranità nazionale), la cui azione a livello più alto è stata demandata a “gruppi” di politici e negoziatori.

In Europa questa trasformazione ha condizionato tutti i programmi elettorali dei Paesi dell’Unione. Benché se ne sia parlato in modo marginale e soprattutto in termini di vincoli di bilancio e di finanza pubblica, anche in Italia è interessante analizzare la parte “Europa” dei programmi elettorali dei tre maggiori schieramenti. Per facilitare la lettura dell’elettore è stata costruita la matrice riportata di seguito, che posiziona i programmi sulla base di due importanti driver: i vincoli di bilancio imposti dall’UE ed il grado di integrazione/cessione di sovranità a livello europeo.

Il Movimento 5 Stelle ha strutturato un programma articolato, che, dopo un’introduzione di contesto normativo, sposta il focus su obiettivi e proposte. Il Movimento punta da subito alla riforma dell’Europa: modifica radicale del Fiscal Compact, riduzione del budget europeo, redistribuzione automatica dei migranti, un esercito europeo solo per missioni di peecekeeping, più potere al parlamento europeo ed ai parlamenti nazionali con aumento della trasparenza nei processi decisionali. Grande attenzione è posta al risparmio ed al sistema finanziario, dove si richiama la garanzia di ultima istanza illimitata per la tutela dei depositi ed “un moderno Glass-Steagall Act basato sulla separazione delle attività di credito tradizionali da attività finanziarie speculative”. Dal punto di vista della governance l’M5S punta ad una maggior trasparenza ed all’utilizzo di strumenti moderni di consultazione, uniti ad un rafforzamento del parlamento europeo ed all’eliminazione del diritto di veto. Dal lato imprese si evidenzia la volontà di tutela dell’italianità e della forte attenuazione delle politiche di dumping commerciale. Secondo la matrice il Movimento si posiziona su di una politica di finanza pubblica espansiva unita ad un livello basso di integrazione; infatti la maggiore attenzione è concentrata sul trasferimento di maggiori poteri al parlamento UE senza alcun accenno a cessioni di sovranità. A tal proposito l’M5S propone l’individuazione di un meccanismo automatico di uscita dall’Euro.

Lo schieramento di Centrodestra si posiziona pienamente nel quadrante della matrice in basso a sinistra: bassa integrazione e riduzione dei vincoli di bilancio. Il programma di Forza Italia riassume in sintesi quanto scritto in modo più dettagliato da altri partiti dello schieramento: revisione dei trattati europei, no alle politiche di austerità, no alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo, riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio UE, prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario (sul modello tedesco – recupero di sovranità), più politica e meno burocrazia in Europa e tutela in ogni sede degli interessi italiani a partire dalla sicurezza del risparmio e della tutela del Made in Italy, con particolare riguardo alle tipicità delle produzioni agricole e dell’agroalimentare. L’intero schieramento propone la revisione integrale del Fiscal Compact. Da segnalare il programma della Lega, che si prefigge il ritorno alla Comunità Economica Europea, in quanto l’Euro è stato valutato come la causa della crisi del nostro Paese. Insieme a Fratelli d’Italia, il movimento di Alberto da Giussano propone una revisione integrale di Schengen. Lato imprese, si percepisce una volontà protezionistica delle caratteristiche peculiari della realtà italiana (ad esempio l’abolizione della direttiva Bolkenstein). Per ultimo, non per importanza, la Lega propone di continuare a ricercare partner europei per studiare un percorso di uscita concordata dall’Europa.

Infine, si giunge allo schieramento di Centrosinistra, che si posiziona a cavallo tra il quadrante in alto a destra e quello in basso a destra. Sulla linea del Governo Gentiloni i programmi sono orientati dalla prosecuzione dei processi di integrazione europei, con un grado di dettaglio impegnativo. Il PD punta agli Stati Uniti d’Europa, attraverso un superamento della logica intergovernativa. Il primo punto di partenza è rappresentato dai collegi del Regno Unito (oggi liberi), per i quali si propone la costituzione del primo collegio europeo votato da tutti i cittadini. Sono proposte inoltre una serie di provvedimenti che puntano a rafforzare istituzioni centralizzate attraverso meccanismi di nomina più democratici (unificazione delle cariche di Presidente della Commissione e Presidente del Consiglio Europeo, Ministro della Finanze dell’Eurozona, Esercito europeo, completamento dell’unione bancaria, aumento delle risorse destinate all’Europa). Anche il PD propone la revisione del Fiscal Compact, al fine di creare maggiore flessibilità e non comprendere le spese per investimento nel conosciuto rapporto deficit/pil. La disciplina di bilancio si porrà l’obiettivo di ridurre il rapporto debito/Pil a quota 100% in 10 anni. Il Partito Democratico amplia la prospettiva lanciando in tema Eurobond e interventi sociali a livello europeo. Insieme al PD, +Europa si pone l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa come federazione leggera, ovvero con una struttura snella, i cui costi siano sostenuti da equipollenti risparmi dovuti alla cessazione delle medesime attività in capo agli Stati nazionali. Il movimento della Bonino mette al centro del proprio programma alcuni temi sui quali costruire politiche europee, che si sostituiscano a quelle dei singoli membri UE: redistribuzione sociale e regionale, ricerca scientifica, reti trans-europee, controllo delle frontiere, diplomazia (inclusi aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari) e difesa. L’insieme dei due programmi è correlato da un programma chiaro di integrazione, che pone l’Europa in trasformazione da area geografica ad area geopolitica con un unico coordinamento. +Europa risulta più in linea con i vincoli di bilancio europei e più orientata a non costituire piccole basi di un futuro welfare. Nel Centrosinistra è forte la volontà di costituire un Fondo Monetario Europeo. In tema di politica estera al centro dell’attività è posto il rapporto con il Mediterraneo e con l’Africa.

L’analisi rapida della visione europea degli schieramenti, unita alla matrice, porta alla seguente oggettiva valutazione. Da un lato, il Centrosinistra conferma la volontà di lavorare per gli Stati Uniti d’Europa attraverso un percorso graduale, che unisca integrazione, cessione di sovranità e politiche di finanza pubblica condivise. Dall’altro, il Centrodestra si pone agli antipodi; infatti il programma evidenzia la volontà di negoziare una strada in cui l’Europa sia un’area geografica ed economica, dove si compongano comuni obiettivi non obiettivo comune. Sulla stessa posizione è l’M5S, che però struttura una proposta articolata in modo differente, più tesa alla democrazia diretta e con qualche contraddizione. Da questa lettura si deduce che nel nostro Paese si sono formate essenzialmente, come nel resto d’Europa, due visioni. La prima è pienamente europeista (Stati Uniti d’Europa) con due varianti: una con più intervento dell’UE (PD) e l’altra con una federazione leggera pensata con criteri più liberali (+Europa). La seconda, invece, potrebbe essere denominata l’Europa degli Stati Sovrani: l’integrazione sarebbe molto limitata e la cessione di sovranità quasi nulla. Tutto ciò sarebbe unito ad una visione di Europa come entità geografica ed economica. Domenica 4 marzo i cittadini italiani sceglieranno anche questo.

Probabilmente gli elettori saranno influenzati principalmente da temi quali la sicurezza, l’immigrazione ed il lavoro. Tuttavia, la visione dell’Europa di domani è il punto più importante dei programmi elettorali; infatti ogni proposta organica dovrebbe essere correlata al punto in cui è arrivata l’Unione e ad una seria valutazione dei pro e contro di ogni azione. Resti la consapevolezza che oggi è più importante comprendere come il Paese si posizionerà in Europa, in quanto da questa scelta dipendono i destini dell’Italia.


VILFREDO PARETO

Semplice omonimo del grande ingegnere, economista e sociologo. Dopo una non ben compresa laurea in economia, nel tempo in cui tutti scrivono di impulso, lui si limita a pensare ed analizzare le proposte e gli avvenimenti con l’approccio di Einaudi: “conoscere, discutere, deliberare”. Auspica che il complesso pensiero, che sovente esprime, sia di stimolo agli attori della politica e ai grandi manager. Si ritaglia questo piccolo spazio perché certo della sua incompetenza nel fare e della sua voglia di vivere la libertà del pensiero in ottica ultraterrena.

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