PENSIERO UNICO | 09 Marzo 2016

Le ambigue adozioni di mamma-Rai

Il sentimentalismo nazional-popolare della Rai è diventato uno dei veicoli preferiti del pensiero unico in tema di matrimoni omosessuali. Tanti gli esempi: da Sanremo, a ''Che tempo che fa'' fino a un recente servizio del programma Tv7

di GIUSEPPE ZOLA

La Rai, la “mamma” di tutti gli italiani, è oramai invasa, a volte indecentemente, dal “pensiero unico”. Sono moltissimi gli esempi, che riguardano tutti i Tg, con particolare riferimento al Tg3, ma anche altri servizi di informazione e momenti di “spettacolo”: basti pensare a ciò che è successo al Festival di Sanremo, a “Che tempo che fa” e così via.

Alcune sere fa mi è capitato di vedere parte del programma Tv7, trasmesso su Rai 1: tra i titoli dei servizi vi era anche il tema delle adozioni, non meglio specificate. Poiché l’argomento mi interessa, mi sono fermato ad ascoltare e vedere il servizio e ho potuto constatare che esso, in realtà, riguardava l’adozione da parte dei coppie composte da persone omosessuali. La gran parte del servizio, infatti, riguardava la storia di due uomini che si sono sposati all’estero e che hanno tre figli, provenienti due da uno di loro e uno dall’altro. Naturalmente la Rai, in un clima di grande sentimentalismo nazional-popolare, ha sottolineato lo sdegno dei due “padri” per il fatto che il Senato italiano non ha approvato la possibilità dell’adozione del figlio del partner omosessuale con il quale si convive, con la solita coda che commenta l’arretratezza dell’Italia e che dimentica che in Europa solo la metà degli Stati aderenti all’Ue prevede tali norme e che nel mondo solo 20 Stati su 200 prevedono il matrimonio gay, con conseguenti adozioni.

Ciò che più mi ha colpito è stata l’ipocrisia con la quale uno dei due “padri” ha motivato il proprio sdegno e che sta in questa affermazione: «Occorre prevedere l’adozione per figli che ci sono già». Frase apparentemente coinvolgente, ma in realtà falsa, perché essa dovrebbe essere così corretta: «Vogliamo la possibilità dell’adozione per figli che siamo andati a comprare». Il recente caso Vendola può ben essere sintetizzato in una frase del genere. In altre parole, non esiste una situazione di fatto che deve essere sanata. Gli interessati precostituiscono, spesso illegalmente, una tale situazione, con un vero e proprio contratto di compravendita, e poi pretendono che tale situazione venga forzatamente sanata da una legge. E il pensiero comune spinge, senza ritegno e in totale spregio della dignità di tante donne rese di fatto e di diritto schiave, in questa direzione, facendo passare per atto di solidarietà un comportamento quasi sempre dettato da puro egoismo, a cui possono attingere soprattutto i più ricchi. Alla faccia della cultura di sinistra.

In una sua recente intervista, John Waters, coraggioso paladino a difesa della famiglia e contro il matrimonio gay in Irlanda, ha così affermato: «Se si eliminano tutti i diritti dei genitori biologici sui bambini è più semplice far passare le adozioni per i gay», perché «il loro obiettivo infatti è rompere ogni legame naturale tra genitore e figlio». In queste parole, mi pare vengano sintetizzati sia lo scopo, che la strategia e la tattica dei dittatori del pensiero unico e di ciò che viene definito “politicamente corretto”.

Così procede il pensiero unico, anche se il popolo pare pensarla in modo diverso: non a caso, in Francia, ha perso Hollande, che ha voluto a tutti i costi introdurre il matrimonio gay, e in Irlanda è stato elettoralmente sconfitto il partito che ha sponsorizzato il recente referendum pro matrimonio gay. Il popolo vero sembra essere il vero alleato contro l’invasione del pensiero unico.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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