LE BUGIE DELLA CAMUSSO | 28 Novembre 2014

Jobs Act, Sacconi: «Non si torna indietro»

Articolo 18, la riforma è tutta nei decreti attuativi. La bufala del ricorso Ue della Cgil

di ROBERTO BETTINELLI

Il Jobs Act è una certezza per il governo, ma non per il segretario della Cgil Susanna Camusso che dopo il flop della protesta della minoranza interna del Pd che non è riuscita a insabbiare il voto alla Camera, tenta la carta europea. Un ricorso alla Corte di giustizia contro le nuove misure sul lavoro del governo Renzi che violerebbero, stando alla Camusso, l’articolo 30 e 31 della Carta di Nizza. 

L’articolo 30 riguarda la «tutela in caso di licenziamento ingiustificato” e dice che «ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali». L’articolo 31 invece si riferisce alle «condizioni di lavoro giuste ed eque» e dichiara che «ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose» oltre a stabilire il «diritto a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite».

C’è apprensione sul passaggio decisivo del Jobs Act che per diventare finalmente legge deve superare una nuova prova in Senato. Sul governo, e sul ministro Poletti che ha il compito di occuparsi dei decreti attuativi, sono in atto forti pressioni da parte del sindacato e dei dissidenti del Pd che hanno bisogno di riscattare la pessima figura rimediata con l’inutile pagliacciata dell’uscita dall’aula al momento del voto. Il traumatico calo dell’affluenza nelle ultime elezioni regionali ha offerto l'inaspettato assist per accusare la dirigenza renziana di essere scollata dal Paese. Rosi Bindi, che appartiene all’area cattolica del Pd, ha dichiarato che «serve una forza politica nuova». Peccato però che l’ex ministro di Prodi ha citato come esempio di ‘nuovo’ l’esperienza dell’Ulivo, vecchia di 20 anni come ha immediatamente ribattuto il presidente della Regione Friuli Debora Serracchiani venendo in aiuto del premier. Insomma, il Partito Democratico è tutto tranne che coeso. 

A tranquillizzare gli animi ci pensa il capogruppo di Ncd al Senato, Maurizio Sacconi: «Già i primi decreti delegati che saranno consegnati alle Camere per il previsto parere entro l'anno dovranno offrire regole certe e utili ad incoraggiare nuove assunzioni con contratti a tempo indeterminato». 

Sacconi non ha dubbio che il Jobs Act, varato in un periodo cruciale che vede affidata all’Italia la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, non si tradurrà in una sconfitta: «Questi provvedimenti ci aiuteranno peraltro nel rapporto con la Commissione europea in quanto sono le riforme strutturali, a partire dal lavoro, a consentire l'interpretazione flessibile della disciplina di bilancio». Sacconi e tutto il Nuovo cetrodestra ritengono il Jobs Act il vero banco di prova per la tenuta della maggioranza: «Sono fiducioso che sarà quindi riforma vera in quanto il Presidente del consiglio per primo è consapevole del fatto che a nessuno dovrà essere consentito di dire ‘tanto rumore per nulla’». 

Ma i sindacati, Cgil in testa, non sono disposti a mollare la presa, sapendo di poter contare su un appoggio trasversale che interessa la minoranza Dem, ma anche il Movimento 5 Stelle, Forza Italia, la Lega Nord, Sinistra ecologia e libertà. Nel frattempo la segretaria della Cgil Susanna Camusso ha dichiarato di voler sollevare il caso davanti alla Corte di giustizia europea. Un tentativo che sembra più motivato dalla disperazione che non dalla possibilità di ottenere un risultato concreto. 

Luigi Zoboli, avvocato genovese, esperto di diritto del lavoro e coordinatore regionale del Nuovo centrodestra, entra nel merito della questione: «La Camera ha introdotto, immediatamente dopo il contratto a tutele crescenti, la delega a prevedere diverse conseguenze in caso di accertata illegittimità del licenziamento. La reintegra è esclusa, in ogni caso, per i licenziamenti economici, mentre permane per quelli discriminatori e per specifiche ipotesi di licenziamento disciplinare. E’ chiaro che i dettagli saranno individuati dai decreti delegati. Il richiamo all’asserita violazione della Carta dei diritti da parte del Segretario generale della Cgil Camusso pare francamente incomprensibile». 

«E’ chiaro che alla segretaria generale della Cgil sfugge che sebbene l’Ue abbia il potere di dettare agli Stati membri regole comuni in materia di licenziamento individuale ciò non è mai avvenuto e, con ogni probabilità, mai avverrà, posto che l’esercizio della potestà legislativa in materia è condizionato dalla regola dell’unanimità». 

Zoboli spiega anche come non ci siano motivi validi per il ricorso sulla base di una presunta violazione dell’articolo 31 della Carta di Nizza. Sulle condizioni di lavoro e dei periodi di riposo, la delega prevede «l’incentivazione di accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e dell’impiego di premi di produttività, al fine di favorire la conciliazione tra l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti e l’attività lavorativa» e «l’eventuale riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi settimanali ed alle ferie annuali retribuite, della possibilità di cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro di tutti o parte dei giorni di riposo aggiuntivi spettanti in base al contratto collettivo nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore che necessita di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute». 

Conclude il coordinatore regionale di Ncd: «Il legislatore, dunque, ha mostrato particolare attenzione alle esigenze genitoriali e alla famiglia». Insomma, il ricorso è destinato ad avere ben poche possibilità di essere accolto e pare più che altro una manovra politica messa in atto dalla Cgil per gettare cattiva luce sul governo durante il semestre italiano. L’immagine di Renzi, che in scia ad Hollande e Cameron critica la linea dell’austerità sostenuta dalla plenipotenziaria Merkel, può essere indebolita da un’azione che rivela un grande malcontento nel Paese, soprattutto se gli attacchi arrivano dalla parte politica che dovrebbe sostenere il premier. 

Con il Jobs Act, molto probabilmente, non saranno creati nuovi posti di lavoro. E per dirla tutta, l’articolo 18 era meglio abolirlo del tutto piuttosto che tergiversare in punta di diritto. Ma il Pd, evidentemente, e nonostante gli sforzi di Renzi, non è ancora pronto al grande salto nell’era della modernità. Quanto ai sindacati, lo sciopero generale fissato per il 12 dicembre è il segnale inequivocabile di un conservatorismo e di una irresponsabile e fanatica autotutela che sono all’origine del nostro declino. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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