IL CASO | 28 Gennaio 2016

Le chiappe di Venere uniscono l'occidente

Mai nessuno dei pensatori progressisti si è schierato con orgoglio a difesa della nostra cultura come nel caso dei nudi capitolini coperti per non offendere il leader iraniano Rouhani. Uno strano rigurgito identitario, che non può non stupire

di ROSSANO SALINI

Bastava poco per far convertire anche i più strenui difensori dell'alterità culturale, i paladini dell'apertura agli altri mondi, i nemici dichiarati di ogni retrograda e oscurantista battaglia identitaria a difesa della cultura occidentale. Bastava poco. Inutile affannarsi per anni e anni a parlare di fondamenti della nostra cultura, cercare di far capire che gli elementi essenziali del nostro modo di concepire noi stessi affondano le radici in un lungo percorso che da Atene e Gerusalemme porta a Roma, la Roma prima classica e poi cristiana, con tutto il portato culturale, artistico e filosofico che ciò comporta. E inutile affannarsi nel ricordare che anche l'arte cristiana, nelle sue forme più elevate come in quelle più semplici – che so, un presepe, una madonna o un crocifisso – dice qualcosa di noi stessi, e che c'è del marcio nel tentativo di cancellare tutto questo in virtù di una malsana idea di rispetto.

Tutto inutile, lo ripetiamo. Perché in realtà bastava poco. Bastava coprire le nudità delle statue capitoline per far tornare a tutti, anche ai più progressisti e difensori del dialogo estremo, la voglia di un colpo di reni, di un rigurgito di orgoglio identitario.

Sia chiaro: anche chi scrive è fermamente convinto che l'idea di coprire i nudi del Campidoglio con quegli orrendi parallelepipedi in cartongesso, o non so quale altro materiale, per non offendere il senso estremo del pudore del leader iraniano sia stata una trovata a dir poco balzana. Anzi, di più: è, proprio nella plastica bruttezza del suo esito finale, l'esempio più chiaro di cosa non sia e non debba essere il dialogo. Perché se per dialogare devo non per forza rinnegare, ma anche solo coprire me stesso o parte di me stesso (quelle statue, ricordiamolo, non erano in nulla offensive), significa che quello non è dialogo ma è cedimento, è debolezza, è inconsistenza culturale. Il dialogo si fonda su due posizioni forti che si incontrano e, proprio sulla base della propria convinzione, cercano di capirsi l'un l'altra. Cedere, negare o coprire significa rinunciare al dialogo, non certo rafforzarlo.

Ma quel che veramente stupisce è il fatto di sapere e ricordare bene che le idee appena espresse, così ragionevolmente fondate, sono sempre state avversate in maniera radicale dai vari Gramellini, Saviano e consimili (persino Crozza!) che oggi si scagliano contro la copertura dei nudi capitolini. Per tutti questi rappresentanti dell'opinionismo collettivo di matrice progressista è sempre stato scontato – e immagino tornerà ad esserlo da domani – che la battaglia per difendere con convinzione e anche magari un pizzico di orgoglio ciò che fa parte della propria cultura (propria nel senso che è nostra, di noi, noi europei, noi occidentali, noi greci e romani, noi giudei e cristiani) fosse una battaglia di retroguardia, tipica – per usare certo loro linguaggio – di chi vive con i paraocchi, di chi non si apre alle diverse culture, di chi non vive nell'accoglienza, nella condivisione e nel dialogo, di chi si chiude nei propri steccati culturali, di chi se ne sta ancora rincantucciato nel suo oscuro Medioevo.

Bene, allora c'è solo da brindare. Altro che presepi, crocifissi e madonne: le chiappe di Venere hanno riunito l'occidente, e ora possiamo tutti con rinnovato spirito unitario dire che rinunciare alla nostra cultura, o anche solo a pezzi di essa, in nome di una malsana idea di dialogo e di rispetto è una cosa che non funziona, che ci svilisce in maniera inaccettabile. Viva l'unità nella difesa della nostra cultura!

 

Post scriptum: quanto durerà?


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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