PREMIERATO | 18 Settembre 2017

Le destre conciliabili di Fiuggi e Pontida

Fiuggi e Pontida, le due destre che si candidano a governare il Paese con Salvini e Berlusconi. Ma i moderati vogliono Tajani premier

di ROBERTO BETTINELLI

Pontida e Fiuggi. Salvini e Berlusconi. Il lessico del centrodestra ripropone leader e certezze nel fine settimana in cui il segretario del Carroccio ha detto di sentirsi pronto per la candidatura a premier mentre Silvio Berlusconi rispondeva a distanza dicendo di fare sul serio con le politiche del 2018 e sciorinando battute sull’estate condotta all’insegna di diete dimagranti e spa.

Entrambi i protagonisti del centrodestra hanno i numeri per sopravvivere dignitosamente in un mercato politico che sarà caratterizzato con ogni probabilità da una legge elettorale proporzionale in cui, voti alla mano, ognuno può sentirsi autorizzato a fare un percorso autonomo puntando a strappare il miglior risultato possibile nelle urne in vista dei successivi negoziati parlamentari.

Ma la maggiore flessibilità del proporzionale non deve trarre in inganno. In assenza di un listone unico l’ordine del ‘liberi tutti’ non può che penalizzare l’arma dell’aggregazione che ha sempre rappresentato un punto di forza per i partiti del centrodestra fin dal lontano ’94 quando la triade Berlusconi-Bossi-Fini sotterrò la repubblica monocratica della Dc e del Pci.

Le destre, infatti, riescono a competere con il Pd pigliatutto di Renzi e con la vulgata nichilista del Movimento 5 Stelle solo convergendo all’interno di un cartello elettorale. Un perimetro unitario che viene fatalmente agevolato da una legge maggioritaria ma che ora come ora non è dato nell’agone politico. Da qui la soluzione che potrebbe non buttare al vento vent’anni di successi contraddistinti da stabili alleanze di stampo conservatore e che in fondo sta prendendo forma al punto da essere dichiarata pubblicamente.

Il premier, in definitiva, sarà colui che prenderà più voti. Certo, prima è indispensabile battere il populista Di Maio e un equilibrista di razza come Renzi. Missione tutt’altro che facile ma in ogni caso alla portata di un centrodestra che proprio in virtù della sua variegata estensione è in grado di gratificare le molteplici sensibilità di un elettorato sempre più volatile.

Berlusconi, sulla carta, è avvantaggiato. Salvini ha tentato vanamente di spiegare a Bossi che la nuova Lega deve spingersi fino al Sud per fare incetta di consenso e diventare un partito nazionale se non addirittura nazionalista. Ma l’operazione, come peraltro ha sempre pensato il ‘senatùr’, presenta un alto grado di insicurezza.

Da parte sua il fondatore di Forza Italia deve vedersela con la Corte europea per superare il veto sulla candidabilità decretato dalla legge Severino. Le motivazioni giuridiche, incentrate sulla non retroattività della norma, sono pienamente fondate e legittime. Ma le cose potrebbero non andare nel verso giusto. Insomma, anche qui gli interrogativi si sprecano.

Ma se Berlusconi non fosse in grado di correre in prima persona i moderati della coalizione di centrodestra potrebbero in ogni caso puntare su una risorsa competitiva: Il presidente del parlamento europeo e cofondatore del movimento politico di Forza Italia Antonio Tajani.

Romano di nascita, europeista convinto, liberale e cattolico. Tajani non ha indubbiamente tutti i requisiti che possono soddisfare Matteo Salvini ma ne ha molti che possono rassicurare gli elettori davanti ad una proposta politica, quella del centrodestra, che ha saputo imporsi contro gli avversari a livello nazionale solo in presenza di una leadership centrista per quanto eterodossa come è sempre stata quella di Silvio Berlusconi.

Una leadership nel solco della quale Tajani non ha mai fatto mistero di volersi muovere. Se c’è un fedelissimo nelle fila del partito azzurro è proprio il presidente del parlamento di Strasburgo. E se c’è un interprete autorevole della cultura politica liberale e popolare in Italia questo risponde, per giudizio unanime, al nome di Antonio Tajani.

La prova delle urne non sarà semplice. Di Maio e Renzi sono ossi duri, durissimi, ma il centrodestra non è tagliato fuori dai giochi. Resta da vedere se fra i decisori finali a prevalere sarà il buon senso oppure gli istinti egoistici che, nell’ambito specifico, equivarrebbero ad un suicidio. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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