TSUNAMI LE PEN | 07 Dicembre 2015

Le due destre inconciliabili e la resa di Hollande

Elezioni regionali francesi, stravince Le Pen. Un colpo per Sarkozy che punta sul secondo turno e sulla ‘familiarità’ della destra moderata. Ma chi va a ko è Hollande, incapace di rassicurare la nazione dopo lo choc degli attentati

di ROBERTO BETTINELLI

La vittoria del Front National di Marine e Marion Le Pen nelle elezioni regionali era nell’ordine delle cose. Se c’è una forza politica che ha fatto della lotta all'immigrazione e all’Islam radicale la sua bandiera è proprio il FN che ha beneficiato del trauma provocato nel Paese dai massacri perpetrati a Parigi dalla cellula dell’Isis. E’ diventando il primo partito con il 28% dei consensi, seguito a quasi il 27% dai Repubblicani guidati dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, infine dai socialisti di Hollande con poco più del 23%. 

L’ultradestra vince in sei regioni su tredici. L’esito del voto non è definitivo. Ora ci saranno i ballottaggi. Tempo una settimana e si saprà se la «magnifica» prestazione del primo turno si consoliderà in un successo duraturo. I contendenti, centrodestra e socialisti, devono decidere le strategie da adottare. Sarkozy, deludendo alcuni dei dirigenti del suo partito a partire dal vice Raffarin, ha già dichiarato che non farà sconti e che non intende né stabilire alleanze con la sinistra né ritirarsi nei collegi dove il suo partito si è classificato terzo. Scelta che invece i socialisti, pur di non far trionfare il FN, hanno già annunciato di voler prendere. La sconfitta di Hollande è tale da obbligarlo a fare un passo indietro rinunciando a correre nelle circoscrizioni dove non è matematicamente possibile conquistare la maggioranza dei seggi. 

«Una rivolta del popolo contro le élites», così Marine Le Pen ha commentato lo straordinario risultato. Un messaggio che suona come una sfida aperta al rilancio della leadership presidenziale di Nicolas Sarkozy, a lungo artefice dei destini della Francia e, insieme ad Angela Merkel, dell’Unione Europea. Un tema, quello di Bruxelles, che la Le Pen ha cavalcato forsennatamente in chiave negativa e polemica al punto da stabilire un fossato invalicabile rispetto alle posizioni filoeuropeiste di Sarkozy. 

Un braccio di ferro, quello fra i leader delle due destre, che viene accentuato dal fatto che la Le Pen, all’indomani della vittoria, ha aggiunto alla triade «libertà, fraternità, uguaglianza» il quarto pilastro della «laicità», respingendo l’impostazione gollista e conservatrice della destra dei Repubblicani francesi. 

I sondaggi sembrando dare in vantaggio i Repubblicani rispetto al Fn nei ballottaggi che vedranno competere direttamente i due partiti. E’ innegabile che i primi rappresentano una forza più moderata nei toni e nei contenuti, capace di esercitare un richiamo a più ampio raggio rispetto all’ultradestra di Marie Le Pen. Una carta che Sarkozy sa di poter giocare e che reputa decisiva per arginare l’entità della sconfitta.

Ma è da considerare che l’ascesa del FN è stata inarrestabile. E non può che essere il segno della credibilità che la Le Pen ha saputo conquistarsi oltre che la prova che l’ex presidente della Repubblica Sarkozy non è stato altrettanto convincente. E non lo è stato in un momento, la ‘Francia sotto attacco’, che fa parte delle corde del suo programma politico. A poco valgono i commenti rilasciati ai giornali sui «cittadini esasperati» davanti a un «Paese che arretra». La narrazione di Sarkozy non ha retto.

Le due destre, quella di Le Pen e di Sarkozy, appaiono inconciliabili. La relazione che le caratterizza è all'insegna dello scontro invece che del dialogo. I rispettivi leader si concepiscono come alternativi e non come collaboratori contro la sinistra di Hollande.

Domenica prossima si vedrà chi dei due è destinato a spuntarla. Marine Le Pen sta vivendo una luna di miele con una nazione ferita e sotto choc. Sarkozy punta tutto sul doppio turno che è solito premiare le forze in grado di intercettare le sensibilità del maggior numero di elettori. Quello che, come dicono gli scienziati politici, risulta più ‘familiare’ nello spettro del consenso. 

Ma il vero e grande sconfitto delle elezioni regionali rimane il presidente in carica Francois Hollande che, pur avendo fatto ricorso a una reazione muscolare con i bombardamenti in Siria, non viene considerato in grado di salvaguardare il popolo francese dagli attacchi del terrorismo islamico né dagli effetti di una situazione economica difficile né da un declassamento del ruolo di potenza che Parigi non riesce ad accettare nonostante i segnali continui, chiari e inequivocabili. 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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