IL PARTITO SENZ'ANIMA | 04 Febbraio 2016

Le due piazze che il Pd non può domare

Le due piazze del Family Day e di Svegliaitalia. Deludente per la sinistra, carente per il centro, il Pd di Renzi vuole unire gli opposti con l'obbiettivo di instaurare un potere personale che nega il valore delle identità culturali

di ROBERTO BETTINELLI

La lucida analisi di Angelo Panebianco in merito agli effetti della battaglia delle unioni civili sul piano renziano di occupare il centro politico e di realizzare il Partito della Nazione, evidenzia, a ragione, l’inedita difficoltà in cui oggi si trova il premier. 

L’esplosione dei movimenti e delle piazze, che hanno rubato la scena al palazzo e alle scorribande mediatiche del capo dell'esecutivo, hanno fatto riemergere secondo l’editorialista del Corriere della Sera la duplice natura del Pd che Renzi, grazie ad un’accorta strategia di premi e punizioni, finora era riuscito a sopire. 

Per quanto il segretario nazionale abbia tentato di soddisfare le rivendicazioni della base sociale ed elettorale del partito, attraverso misure che hanno trovato nella mancia  degli 80 euro il primo atto ufficiale e che si sono via via sbilanciate a favore del pubblico con l’assunzione di massa degli insegnanti, l’unità d’azione e di pensiero è andata perduta.

Il Pd si è drammaticamente spaccato sulle unioni civili, sottolinea Panebianco, facendo affiorare una frattura che nemmeno le furbe strategie del premier hanno avuto la capacità di prevenire. Verissimo. Il politologo parla di ‘piazze rivali’ che convivono dentro il partito di maggioranza relativa. Da un lato Roma col Family Day e dall’altro le cento manifestazioni dello spirito arcobaleno che hanno animato la protesta di ‘Svegliaitalia’.

Panebianco si ferma qui, ma lo spunto va raccolto per capire se siamo in presenza di una ‘cristallizzazione’ del conflitto. Se, cioè, abbiamo a che fare con un incidente di percorso che può essere superato tramite l’avvento di un nuovo equilibrio da parte della maggioranza renziana o se la frattura non possa essere riassorbita dalla prassi di un governo che ha saputo rimanere in sella grazie ad una sapiente turnazione di bonus e sanzioni. 

La risposta va ricercata nella reazione del Paese. L'ondata di partecipazione scatenata dal Family Day non può essere derubricata a tappa comodamente gestibile di un percorso politico che ha il suo obbiettivo, come ricorda spesso Renzi, nel traguardo fisiologico della legislatura. Di fronte ad una potente affermazione della società civile, così estesa e così radicale, è difficile immaginare un sostegno duraturo al Pd qualora il provvedimento delle unioni civili, con tutto ciò che ne consegue sul fronte delle adozioni alle coppie gay e dell’equiparazione con il matrimonio, venisse approvato dal parlamento. 

Il tentativo in atto da parte del fedelissimo Alfano di sganciare le sorti del governo dall’esito del voto sulla legge Cirinnà, ricorrendo al trito argomento della libertà di coscienza, è poco credibile ed è destinato a fallire. Nel caso di una conferma Renzi ed il suo esecutivo risulterebbero come i responsabili che hanno azzerato l’unicità fattuale e di principio della famiglia naturale. 

Una macchia indelebile che priverebbe la coalizione di una qualsiasi patente di moderatismo, confinandola nel ghetto dell’ideologia laicista. 

L’eventuale soccorso dei 5 Stelle, sempre più probabile e per di più fornito sotto la minaccia di non modificare di una sola virgola la Cirinnà, non farebbe che peggiorare la situazione. E non tanto in vista della tenuta dell’esecutivo, considerata la sperimentata riluttanza degli alleati di Ncd a non ridiscutere per nessun motivo l’accordo che sta alla base della sopravvivenza del governo, ma della capacità del Pd di rappresentare un'autentica proposta di sinistra. 

Accusa, questa, che sarebbe peraltro automatica qualora la legge incontrasse la bocciatura delle Camere.

Il centrismo calcolatore di Renzi, davanti a sfide così rilevanti, non può che essere recepito come uno sterile e bugiardo esercizio di equilibrismo. Investito della missione di unire due piazze inconciliabili, il Pd è costretto a ratificare l’assenza di identità del Partito della Nazione. La reazione dei sostenitori nel lungo periodo non può che coincidere con il rifiuto. 

Deludente per la sinistra, carente per il centro, l'ampio contenitore renziano rischia di soccombere nel tentativo di unire gli opposti con l'obbiettivo di instaurare un potere esclusivamente personale, populistico, facendo esplodere vecchie e nuove contraddizioni. Il risultato, quasi insospettabile fino a poco tempo fa, è che il Pd non sopravviva alle spoglie del suo leader. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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