SCENARIO | 15 Luglio 2018

Le due velocità del governo Conte

Mentre sul fronte dei migranti Salvini ottiene risultati importanti sul fronte del lavoro il decreto dignità di Di Maio spaventa le imprese e riduce l'occupazione. Le contraddizioni dell'esecutivo gialloverde

di ROBERTO BETTINELLI

Il governo Conte è una macchina che procede sempre più a due velocità. Un’intensità di passo differente che sembra caratterizzare l’esecutivo gialloverde fondato sulla ‘strana alleanza’ tra Lega e 5 Stelle. Da un lato i successi, innegabili, sul fronte dei migranti e degli sbarchi. Dall’altro l’esito prevedibile ma dichiaratamente deficitario, almeno sul fronte del consenso, in merito alle politiche del lavoro.

Salvini, infatti, ha posto finalmente l’emergenza migratoria al centro del dibattito europeo arrivando a chiudere i porti italiani e ottenendo una più celere ridistribuzione fra i Paesi partner delle persone soccorse in mare. Un percorso che ha preso avvio con il caso della nave Aquarius e che è continuato con le due imbarcazioni militari che hanno accolto i 450 migranti diretti in Sicilia. Di questi, grazie anche alla lettera del premier Conte redatta sotto la regia del capo della Farnesina Moavero Milanesi, un centinaio di migranti raggiungerà Francia e Malta. Ma nel frattempo altri Paesi europei, per esempio Spagna e Portogallo, si stanno facendo avanti. Salvini, simultaneamente, sta lavorando per strappare a Bruxelles una modifica degli obbiettivi della missione internazionale Sophia che si occupa dei pattugliamenti militari nel Mediterraneo e che, nella nuova versione, non dovrebbe avere fra le regole d’ingaggio le azioni di soccorso.

Di fatto gli sbarchi stano diminuendo mentre sta crescendo, ed è questo il punto essenziale, il protagonismo dell’Italia in Europa a testimonianza che il nostro governo, quando vuole, non è destinato a subire passivamente le decisioni ma può ritagliarsi ampi spazi di iniziativa. Che Salvini, d’altronde, stia ben operando agli occhi degli italiani lo certificano i sondaggi che danno ormai la Lega come il primo partito.

Ma sul fronte del lavoro, che ha visto il tumultuoso varo del decreto dignità a firma del vice premier Di Maio, l’esecutivo arranca pericolosamente. La stretta sui contratti a termine e sulla somministrazione ha aperto un brusco contenzioso con le associazioni di categoria delle imprese. Di Maio, inoltre, è stato messo in ulteriore difficoltà dalla relazione tecnica che accompagna il decreto prossimo ad essere discusso in parlamento ed in base alla quale, a causa delle misure contenute, ci sarà una perdita di 8mila posti di lavoro all’anno. Che in un decennio fanno 80mila. Una stima elaborata dai dati dell’Insp, del Ministero del Lavoro e della Ragioneria dello Stato.

L’imbarazzo è tangibile: Camera e Senato stanno per approvare un decreto che invece di ridare dignità al lavoro, secondo il documento che lo illustra nei dettagli, comprime le possibilità di occupazione. Un suicidio politico oltre che una presa in giro ai danni dei cittadini.

Di Maio ha reagito violentemente, come era prevedibile, dicendo che della relazione non sapeva nulla. Ha attribuito le responsabilità ai tecnici del Ministero di economia e finanza guidato dal collega Tria, ma da via XX Settembre è arrivato un chiarimento immediato e perentorio. E’ stato il Ministero del Lavoro a inviare il testo del decreto con la relazione comprendente il taglio dei posti di lavoro. Di Maio ha rilanciato accusando le lobby che si annidano nei piani alti dei dicasteri e che hanno sabotato il decreto dignità per indebolire l’esecutivo.

Che molto spesso i ministri siano sostituiti dai supertecnici nella stesura dei decreti, è cosa assolutamente nota. Ma le motivazioni di Di Maio non convincono: aumentare i lacci sui contratti a termine come ha fatto il governo significa colpire le imprese con maggiori carichi economici. A ciò si aggiunge che minori assunzioni a tempo determinato non producono necessariamente maggiori assunzioni a tempo indeterminato. Anzi, ad essere penalizzate sono proprio le opportunità di stabilizzazione. Una cosa, questa, che dovrebbe essere nota al titolare del ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico.

Di Maio, invece di fare autocritica sull’utilità di un provvedimento che ha una giustificazione primariamente politica nello spostare a sinistra l’asse del governo e tagliare fuori il Pd da un eventuale ricongiungimento con il proprio elettorato, insiste con alibi e complotti. Forse è per questo che, al contrario di Salvini, le sue quotazioni allo stato attuale sono tutto tranne che in crescita. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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