TRUMP VS CLINTON | 11 Ottobre 2016

Le facce tristi dell'America

La sfida elettorale a cui stiamo assistendo in queste settimane tra Donald Trump e Hillary Clinton mette chiaramente in luce il declino dell'America. Non è più né sogno, né incubo: semplicemente si è ridotta alla marginalità

di ROSSANO SALINI

Lasciando da parte per una volta le innate simpatie o antipatie per un fenomeno sociale e culturale unico nella storia, vale a dire la capacità di una nazione – l'America – di entrare nell'immaginario collettivo a livello planetario con le categorie uguali e contrarie sogno/incubo, quel che è certo è che ognuno di noi, soprattutto (ma non solo) i cresciuti negli anni Ottanta, a prescindere dal fatto che abbia deciso di propendere per l'idolatria o per l'odio incondizionato nei confronti di quella nazione, ne ha comunque anche inconsapevolmente decretato la centralità. Volenti o nolenti, l'America è stata per decenni un punto di riferimento talmente potente da essere addirittura un vero e proprio centro gravitazionale. Chi infatuato dal sogno americano, chi arrabbiato contro l'imperialismo e l'invadenza a stelle e strisce: tutti hanno contribuito ad affermare l'unicità di una terra di grandi libertà e grandi contraddizioni, in cui è stata e continua ad essere presente una parte di genuinità e immediatezza che non può non generare simpatia, frammista a una parte di oscura propensione alla dominazione e alla determinazione delle sorti mondiali che non può non generare diffidenza. Insomma: bella o brutta, l'America è sempre stata l'America.

Tutto questo, oggi, sembra essere svanito nel nulla, e relegato nei ricordi. La sfida elettorale a cui stiamo assistendo in queste settimane tra Donald Trump e Hillary Clinton, vale a dire tra un ignorante bulletto di quartiere e un'evanescente buona a nulla, non ha alcunché da spartire con quell'immagine dell'America che ci eravamo fatta, e che aveva solide e incontrovertibili radici reali.

L'attenzione a livello mondiale è scioccamente catalizzata intorno al fenomeno Trump. Incredibile la scena di chi si sgola in maniera scomposta per mettere in luce quello che è assolutamente visibile e che con un minimo di intelligenza basterebbe lasciare di fronte all'opinione pubblica nella sua limpida auto-evidenza. La scena miserabile – solo per fare un esempio tra un milione di esempi simili – di un Robert De Niro (non esattamente uno stinco di santo) che si abbassa al livello di registrare un filmato di improperi contro il «maiale» Donald non ottiene altro effetto che far dimenticare ciò che Donald Trump è, e far concentrare l'attenzione sull'odio dell'establishment nei confronti del parvenu. Più lo si insulta, più lo si innalza a idolo del politicamente scorretto. Cosa che Trump non è affatto, dal momento che il politicamente scorretto implica una notevole dose di arguzia e sottile intelligenza che al tycoon difettano.

Dall'altra parte, però, abbiamo Hillary Clinton, che – al di là del suo contesto familiare difficilmente spendibile come alternativa morale a Trump, cui si aggiunge un'innata e considerevole propensione all'assenza di trasparenza – è semplicemente la prima responsabile della decadenza totale in cui è sprofondata l'America a livello mondiale, colei che senza avere la minima capacità politica è stata al centro di tutte quelle scelte e decisioni che hanno generato il disastro della politica estera dell'era obamiana, non solo rendendo gli Stati Uniti d'America del tutto ininfluenti, se non addirittura subalterni, in quegli scenari in cui un tempo erano centrali e determinanti, ma generando anche un clima di instabilità politica mondiale, soprattutto nell'area mediterranea e mediorientale, che ha gettato l'occidente nel caos. Ecco: lei dovrebbe essere l'alternativa credibile alla rozza volgarità di Trump.

Un panorama sconfortante, con un Partito democratico che negli anni della presidenza Obama è divenuto sempre di più il portabandiera di battaglie fatte di teoria, di sogni, di immagini senza alcuna consistenza reale, e un Partito repubblicano che ha perso completamente la bussola e – un po' come tutte le destre in occidente – ricorda poco o nulla della propria base autenticamente liberale, che affonda le radici niente meno che in un testo quanto mai dimenticato come la Dichiarazione d'Indipendenza americana.

La volgarità di un singolo, la stupidità di un establishment che si affanna a dare del volgare a quel singolo, l'inconsistenza di una politica fatta di idee iperuraniche e di retorica spicciola politicamente corretta. Ecco la tristezza dell'America di oggi, che in questa campagna elettorale da trivio, per responsabilità egualmente estendibili a una parte e all'altra, sta trasmettendo in maniera inequivocabile al mondo intero la certezza del suo definitivo declino, relegandosi al ruolo di nazione secondaria e trascurabile.  


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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