PENSIERO UNICO | 11 Marzo 2015

Le non più ''libere'' professioni

Crescono i casi in cui psicologi vengono minacciati di essere cancellati dall'albo professionale perché non si adeguano all'opinione dominante sul tema dell'omosessualità. È questa la libertà di pensiero che il mondo moderno dice di aver conquistato?

di GIUSEPPE ZOLA

Posso rilanciare (non sono il primo) un allarme? Il “pensiero unico” sta diventando un pensiero totalitario, nel senso che si stanno restringendo sempre più gli spazi di libero dibattito: chi non la pensa secondo certi canoni, eretti a dogmi indiscutibili, viene immediatamente calunniato ed emarginato. In pratica, gli viene intimato di tacere. E ciò avviene in paesi “democratici”, nei quali assistiamo alla terribile contraddizione per la quale molti che si definiscono o si sono definiti “Charlie”, pochi giorni dopo vietano ad altri di esprimere liberamente la propria meditata opinione.

Stiamo vivendo, da questo punto di vista, una situazione drammatica, che dovrebbe preoccupare di più (molto di più) sia i portatori della cultura cattolica (fino a quando la Chiesa potrà insegnare il proprio pensiero?), sia i sostenitori di una cultura liberale, che tutto può fare tranne che appiattirsi su di un “pensiero unico”. Sto esagerando? Non credo.

Penso, ad esempio, che le libere professioni non sono più libere. Mi riferisco ad alcuni episodi che non possono non preoccuparci. In almeno due casi, professionisti iscritti all’albo degli psicologi sono stati sottoposti a procedimento disciplinare perché accusati di avere in qualche modo influenzato il passaggio di un paziente dall’area omosessuale a quella eterosessuale: uno è stato “assolto” per il rotto della cuffia, l’altro è stato sospeso dalla professione per alcuni mesi. In un altro caso, uno psicanalista è stato duramente attaccato dai suoi colleghi (anche con motivazioni basate su fatti assolutamente falsi) per avere pubblicamente sollevato dubbi circa l’opportunità di introdurre legislativamente il matrimonio tra persone omosessuali.

Che questo stop alla libertà di pensiero e di azione sia avvenuto in campo psicoanalitico è ancora più grave, perché è da qui che la modernità fa nascere le nuove tendenze socio-culturali: che queste tendenze pongano un limite alla libera espressione del pensiero è un male per tutti e tutti ci dobbiamo preoccupare.

Tutti dobbiamo inorridirci non solo per le barbarie umane e culturali dell’Isis in oriente, ma anche per l’attacco alla libertà in occidente. Ricordiamoci che se gli islamici fondamentalisti hanno brutalmente sgozzato dei prigionieri e poi distrutto le statue assire, prima di loro gli alfieri del “pensiero unico” hanno distrutto le statue cristiane nelle chiese francesi. Non vorrei che tornassero anche le ghigliottine.

Vogliamo parlarne liberamente, sì o no?


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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