ITALICUM | 22 Aprile 2015

Le purghe di Renzi e le cariatidi del Pd

Italicum: Renzi umilia le cariatidi del Pd e dice addio al partito ‘assembleare’. Si va verso la fiducia. Opposizioni sull’Aventino. E Draghi bacchetta l’Italia sulle riforme inesistenti

di ROBERTO BETTINELLI

L’Italicum rappresenta per Renzi la prova cruciale della legislatura. La mossa di epurare i membri del Pd che fanno parte della Commissione Affari costituzionali e che appartengono alla minoranza del partito, è il segnale inequivocabile di quali siano le sue priorità. Il tema delle riforme che gli è valso i complimenti di Obama durante il viaggio a Washington, ma non quelli di Dragi, è indubbiamente in cima alle sue preoccupazioni. Ma se il presidente americano si è dimostrato poco informato in merito al reale stato di avanzamento delle riforme nel nostro Paese, non è così per il governatore della Bce che ha bacchettato duramente l’Italia auspicando «un’azione risoluta» che finora non c’è stata e giudicando «piuttosto deludente» le iniziative prese dal governo nel corso del 2014. 

Riforme, riforme e ancora riforme. E’ il mantra renziano. A parole. La realtà è ben diversa. In 14 mesi di governo Renzi non è cambiato granché. Da qui l’importanza strategica dell’Italicum. D’altronde non c’è un’altra partita dove il governo Renzi possa dire di aver fatto qualcosa di sostanziale e innovativo. L’economia, nonostante gli annunci della ripresa imminente, seguita a non dare buone notizie. Il Jobs Act, in alcuni settori fortemente esposti alla precarizzazione come quello dei call center, sta producendo addirittura delocalozzazioni fratricide. Le aziende si spostano da una regione all’altra per sfruttare il minor costo dei contratti. Si creano opportunità dove prima non ne esistevano, ma nel contempo se ne perdono dove prima ce n’erano. Intanto itasso di disoccupazione rimane fra in più alti in Europa. 

Renzi non può rinunciare ai cavalli di battaglia che l’hanno portato al potere: la rottamazione e il rinnovamento. In poche parole: le riforme. L’Italicum è la chiave di volta dal momento che riscrive le regole del voto. Peraltro in un modo che è a tutto vantaggio del Pd renziano. Grazie al bonus di maggioranza, a una soglia di sbarramento ridicola e alle candidature bloccate che premiano le segreterie dei partito, Renzi sta preparando il terreno per il secondo turno a Palazzo Chigi. 

La purga che ha portato alla sostituzione plateale dei dieci membri della Commissione in quota al Pd, compresi big come Bersani, Cuperlo e Bindi, ha un aspetto positivo. I parlamentari messi alla porta, a ben guardare, sono delle cariatidi:  anagrafiche ma anche ideologiche. 

Renzi sta trasformando il Pd non tanto in un contenitore ‘pigliatutto’ come l’ha definito negativamente D’Alema, ma in un vero e proprio partito personale, geneticamente diversificato, disinvolto rispetto ai valori storici della sinistra, schiavo dei media e disponibile fino alla ruffianeria. 

Questo è il motivo per cui il premier non può rinunciare alla fiducia per votare l’Italicum che ha trasformato nel simbolo nella battaglia delle riforme. Nell’ultima assemblea dei deputati del partito un centinaio di parlamentari hanno espresso la loro contrarietà con un no fermo e irriducibile. Fra i dissidenti c’erano i dieci epurati della Commissione che hanno pagato a caro prezzo la loro opposizione al volere del capo. 

La fiducia è sempre più probabile. Renzi ha bisogno di blindare il testo, vincolando tutti i parlamentari al senso di responsabilità e alla fedeltà verso l’esecutivo. Chi sgarra avrebbe sulle sue spalle il peso di aver determinato la caduta del governo. Una colpa che vale l’accusa di tradimento e, conseguentemente, l’espulsione. 

La fiducia è l’unica garanzia che Renzi ha fra le mani. Non c’è solo l’opposizione interna da fronteggiare. Forza Italia, la Lega Nord, il Movimento 5 Stelle e Sel hanno ordinato ai propri rappresentanti di lasciare la Commissione. «Il Pd vuole eliminare qualsiasi dibattito» ha dichiarato il capogruppo di FI Brunetta. «No alla palude. Le sostituzioni? E’ democrazia» ha risposto il presidente del Consiglio pur sapendo che potrebbe anche non farcela. 

Il blocco dell’Italicum sarebbe una deligittimazione personale alla quale non potrebbe che seguire la salita al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Renzi non vuole arrivate a tanto e confida nella debolezza degli avversari, soprattutto quelli che militano nel suo partito e che hanno dimostrato più volte di non godere di grande stima presso l’opinione pubblica. 

Resta però da considerare che una forzatura così violenta non appartiene alle liturgie di un partito come il Pd che è sempre andato fiero dei propri meccanismi di partecipazione al punto da considerare Forza Italia come una formazione immatura, troppo schiacciata sul volere del leader, priva di democrazia interna. Ma bisogna anche non sottovalutare il fatto che la legge elettorale non è una legge come tutte le altre. E’ una regola di sistema. Necessita, cioè, di condivisione e apprezzamenti da parte di tutte le forze politiche. Che allo stato attuale non c'è. 

Bollato come autoritario, Renzi prova finalmente sulla sua pelle ciò che deve aver provato Silvio Berlusconi in tutti questi anni in cui è stato trattato come il vulnus della democrazia, additato come la peste, eletto a nemico pubblico numero uno dagli epigoni del Pci che hanno fatto di tutto per estirparne la presenza dalla scena politica. Fa specie vedere che ora, al suo posto, c’è il segretario del Pd: il più grande partito della sinistra italiana ed europea. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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