STAMPANTI 3D | 17 Novembre 2014

La nuova rivoluzione industriale

Manifattura digitale. Così la stampa 3D cambierà il volto dell'industria. Il caso italiano e l’esperienza dell’imprenditore Daniele Nava

di LUCA PIACENTINI

L’Economist l’ha ribattezzata “terza rivoluzione industriale”. Dopo la nascita della fabbrica con l’industria tessile nel XVIII secolo e la catena di montaggio fordista nel XX, secondo il settimanale britannico, la diffusione delle stampanti tridimensionali cambierà nuovamente e radicalmente il modo di costruire gli oggetti. 

Si tratta di una tecnologia che, partendo dai disegni digitali, consente di realizzare manufatti mediante la sovrapposizione di diversi strati, plasmati tra loro grazie al laser. La manodopera dell’uomo non serve più: l’addetto spinge il bottone e il gioco è fatto. Dall’immagine alla realtà. 

E’ un cambiamento radicale che, prevede l’Economist, impatterà sulla struttura dell’industria e sulle regole del gioco. Rivoluzionerà il modo stesso di stare in azienda, in quanto l’uomo sarà sempre più negli uffici a progettare e sempre meno in fabbrica ad ‘avvitare viti e bulloni’; potenzialmente, questa tecnologia è in grado di influire sugli equilibri economici globali, visto che in teoria consente alle imprese occidentali di riportare nei Paesi di origine, ad esempio dalla Cina, catene produttive trasferite all’estero per i costi della manodopera, non più necessaria. 

Comunque lo si racconti, l'avvento delle stampanti 3D rappresenta la frontiera della manifattura ed è l’orizzonte cui guardano anche le imprese italiane. Dal fai-da-te casalingo (ormai si vendono stampanti 3D da assemblare in casa) alla produzione in serie su scala industriale.

I colossi stranieri che vendono queste nuove stampanti vedono schizzare il fatturato con tassi a doppia cifra. Davanti alle piccole e medie imprese che si avventurano nell’acquisto di una stampante 3D si apre un universo di possibilità: il prototipo da mostrare al cliente prima di avviare la produzione con metodi tradizionali, il pezzo di ricambio meccanico ‘fatto in casa’ o, ancora, gioielli con strati mobili di metalli preziosi separati tra loro da pochi micron, impensabili per gli orafi tradizionali. 

L’elenco delle lavorazioni è infinito, essendo senza limiti la personalizzazione del prodotto. “Un ingegnere che lavora nel bel mezzo di un deserto al quale manca un certo attrezzo - scrive il settimanale inglese - non deve più attendere la consegna dalla città più vicina. Può semplicemente scaricare il disegno e stamparlo".

Tra le aziende italiane che sperimentano la nuova tecnologia c’è la Mario Nava, specializzata nello stampaggio a freddo di lamiere. Base operativa a Bosisio Parini, in provincia di Lecco, la Nava spa serve in particolare l’industria automobilistica. “E’ una realtà piccola ma consolidata - spiega l'imprenditore Daniele Nava - Esiste dal 1956 e ha quasi sessant’anni”. Oggi è arrivata ad impiegare 75 addetti, ha un fatturato che raggiunge i 25 milioni di euro. 

Ex presidente della Provincia di Lecco e sottosegretario in Regione Lombardia con delega alle Riforme, Daniele Nava guida l'azienda di famiglia. Durante la visita allo stabilimento lecchese, è lui a mostrarci come funziona una stampante 3D. L’apparecchio occupa poco spazio, due o tre metri quadrati al massimo. Lo governa un computer. E’ tutto qui: tastiera, monitor e gabbia per la lavorazione al laser, osservabile passo passo attraverso il vetro. Nava mostra un prototipo, un elemento tubolare stampato in metallo. “Ha le stesse proprietà meccaniche, magnetiche e metallografiche del pezzo realizzato con la macchina tradizionale - spiega - Le caratteristiche sono pressoché identiche. Si parte dalla polvere, che viene stratificata, mentre il laser costruisce il pezzo tramite fusione del materiale”.

Come si inserisce nel processo produttivo? “Al momento stiamo realizzando prototipi e parti di ricambio di stampi ad uso interno. E’ chiaro: una volta raccolte le commesse, potremo e dovremo vendere anche all’esterno prototipi e parti di ricambio di qualunque tipo. Da un disegno in 3D si ricavano pezzi in metalli diversi, di qualsiasi sagoma, forma e dimensione”.  

Certo la stampa 3D presenta ancora numerosi problemi e ha bisogno di tempo per affermarsi. Inoltre servono investimenti e, probabilmente, anche una 'rivoluzione culturale' da parte di chi governa, come suggerisce l'Economist, che devo decidere quali settori e quali tecnologie industriali sostenere attraverso gli investimenti pubblici. Ma il cammino è iniziato. E, ancora una volta, alla testa del cambiamento ci sono gli imprenditori.

“Si tratta di una tecnologia ancora agli albori - conclude Nava - Ma ne possiamo già trarre grandi benefici. Nel nostro caso consente di evitare lavorazioni meccaniche che normalmente necessitano di interventi manuali o di macchine utensili, parecchio tempo a disposizione e successivi passaggi, uno diverso dall’altro. Con le stampanti 3D si evita tutto questo e si mettono insieme più lavorazioni in un’unica soluzione. In questo senso credo che queste macchine avranno un grande futuro”.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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