DIFESA DELLA RAZZA | 25 Luglio 2017

Le strabilianti gaffe del Pd renziano

Il Pd renziano accumula gaffe su gaffe. La responsabile del dipartimento mamme Patrizia Prestipino riesuma addirittura il concetto di razza. Sintomo di un partito alle prese con una perenne crisi di identità

di ROBERTO BETTINELLI

Una gaffe dietro l’altra. Dopo il consigliere comunale di Ancona espulso per aver detto che contro Carlo Giuliani bisognava «prendere bene la mira e sparare», ora tocca alla responsabile del neoistituito dipartimento mamme della segreteria di Renzi gettare nell’imbarazzo il Pd.

«Dobbiamo dare un sostegno alla nostra razza» ha detto candidamente Patrizia Prestipino. Udite udite. Razza? Nessun errore di trascrizione. Razza: così ha detto. E così è stato riportato. Smarrimento generale. Forse che la contaminazione predicata dal guru americano Jim Messina, ingaggiato da Renzi per la campagna referendaria, ha impregnato le pareti del Nazareno al punto da sdoganare un concetto caro alla destra più becera? Sta di fato che appena la frase è rimbalzata su agenzie, giornali e social l’incauta Prestipino è stata presa di mira da compagni di partito e giustizieri del mondo della sinistra. «La razza è una sola» è intervenuto perentoriamente Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana. E giù un coro unanime di critiche contro la dirigente che, in tempi rapidi, ha presentato pubbliche e umili scuse.

Andiamoci piano. Il concetto di razza è certamente sinistro e rievoca miti molto pericolosi. Ma solo i folli, oggi, sono disposti a credere nella favola di un’etnia superiore. E non solo perché la globalizzazione ha stabilito una promiscuità imperante tra i popoli. La Prestipino, onestamente, può essere accusata di tutto tranne che di neoarianesino. Ciò che voleva dire è molto semplice: se vogliamo che le famiglie italiane mettano al mondo dei figli invertendo un tasso di natalità ormai sotto lo zero, bisogna fornire risorse adeguate. Punto. Non c’è altro da intuire. Una verità sacrosanta. Questione di buon senso. E se qualcuno vuole vederci a tutti i costi uno scampolo di darwinismo e niccianesimo è perché davanti agli occhi ha le fette di salame del pregiudizio.

L’impiego di un termine infelice come razza può essere il sintomo di un lapsus o di una scarsa padronanza linguistica. Ma non è poi così assurdo riconoscere che i popoli abbiano prerogative modellate se non dall’eredità del sangue da altri fattori quali il clima, le leggi, la storia. La pensava così, d’altronde, il padre del liberalismo politico: Charles-Louis de Secondat barone di Montesquieu. Gli italiani, per esempio, sono equamente noti per la straordinaria creatività e per la strutturale difficoltà a sopportare ordine e disciplina. Nel nostro caso fantasia e anarchia vanno di pari passo. Il che ci rende estremamente abili quando ad agire è il singolo, inabili e impacciati quando a muoversi è l'intero gruppo. O peggio ancora la nazione. 

Resta il fatto che se una esponente dem riesuma innocentemente il concetto di razza e se un collega di partito dichiara a cuor leggero che contro il martire del G8 si poteva fare addirittura meglio, forse all’interno del Pd un problema c’è. E come stupirsi se è lo stesso segretario del Pd a sostenere che i migranti vanno sì aiutati ma «a casa loro»? La gerarchia, nell’unico partito di massa sopravvissuto alla prima repubblica, esiste ancora. E dove c’è gerarchia i sottoposti emulano i capi. E se il modello è l’incontinente e il pirotecnico Renzi anche le categoria secolari della sinistra non sono più al sicuro. E di gaffe dobbiamo aspettarcene parecchie. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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