QUIRINALE | 31 Gennaio 2015

Le trame di Renzi e il presidente di sinistra

Renzi subisce il diktat della sinistra Pd e rompe il patto con Alfano e Berlusconi. Il 'magistrato prodiano' Sergio Mattarella al Quirinale

di ROBERTO BETTINELLI

Nella partita del Quirinale Matteo Renzi si è trovato davanti a un bivio: o eleggere un uomo gradito alla sinistra o perdere la guida del Pd e del governo. Da pragmatico quale è, il presidente del consiglio ha fatto di tutto per restare in sella. Il nome di Sergio Mattarella, un perfetto sconosciuto destinato ad occupare la carica più alto dello stato, gli ha consentito di raggiungere l’obbiettivo. 

Renzi è stato tanto remissivo con la sinistra quanto è stato duro con gli interlocutori ai quali aveva assicurato un nuovo presidente della Repubblica superpartes. Il premier ha dimostrato di non temere il ‘muro contro muro’ né con Silvio Berlusconi né con il suo ministro dell’Interno Angelino Alfano, evidentemente delusi dall’indicazione di un uomo che gran parte del centrodestra non può che accogliere come una figura ostile.  

«Con Mattarella Renzi ha chiuso il congresso del Pd» ha commentato un vecchio esponente della Dc. Parole che non possono essere smentite dai fatti. Il premier, sottoposto negli ultimi tempi ad attacchi sempre più forti che hanno visto in prima fila elementi di spicco del suo stesso partito, non poteva smarcarsi in un appuntamento così importante. La scissione, paventata più volte, è diventata sempre più un pericolo reale. Renzi ha preso atto che la situazione stava per sfuggirgli di mano e ha agito di conseguenza. Ha dato alla sinistra del suo partito il candidato ideale: l’uomo che si è dimesso da ministro della Pubblica istruzione nel governo Andreotti per protestare contro la legge Mammì che legittimava l'esistenza di Mediaset, autorizzando un sistema televisivo dove alla Rai non fosse concessa l’esclusiva delle trasmissioni nazionali. A ciò si deve aggiungere che Sergio Mattarella è un magistrato, categoria che a sinistra piace molto. Un po meno, invece, al centrodestra. E non potrebbe essere diversamente con il trattamento che alcune procure hanno riservato al fondatore di Forza Italia da quando ha deciso di ‘scendere in campo’ nel lontano ’94. Insomma, se c’era un nome che non poteva essere digerito da Berlusconi, questo era proprio Mattarella.  

Il politico siciliano, fin dall’inizio dell’intricata vicenda della successione di Giorgio Napolitano, non rappresentava la prima scelta. Con l'ex capo dello Stato le affinità non sono poche. Entrambi sono state seconde linee di rango. L’ex capo dello Stato nel Pci, Mattarella nella Dc. Tre volte ministro, giudice della corte costituzionale, uomo di punta della sinistra democristiana e fondatore dell’Ulivo di Romano Prodi, Mattarella non ha mai nascosto la sua ostilità verso Silvio Berslusconi al punto da opporsi all’ingresso di Forza Italia nel Partito popolare europeo. 

Alla fine, però, grazie all’impulso dei dissidenti del Pd e all’appoggio di Sel, Mattarella ha strappato il sì di Renzi che, nella consapevolezza di non poter più 'tenere i suoi' nemmeno di fronte a candidature ben più autorevoli come quella di Giuliano Amato, si è rimangiato tutte le promesse fatte in precedenza. Alfano e Berlusconi sono stati messi così davanti al fatto compiuto. 

La debolezza del centrodestra oggi è tale che non è stato possibile predisporre alcuna reazione. Nè Berlusconi né Alfano sono in grado di opporsi e l'hanno dimostrato chiaramente. Il Nuovo centrodestra avrebbe dovuto ricorrere all'arma disperata delle dimissioni dei tre ministri mettendo fine all'esecutivo guidato da Matteo Renzi. Ma Alfano non se l’è sentita e non si può dargli torto. Il progetto che ha unito Ncd e Ucd dando vita ad Area Popolare è ancora troppo fragile. Non è per nulla certo che sopravviva alla caduta del governo. Il risultato è che il premier è caduto sotto il ricatto della sinistra del suo partito che nelle occasioni più decisive riesce a dettare la linea. Renzi, ancora una volta, non ha potuto che cambiare rotta approfittando della frammentazione e della scarsità di mezzi che proibiscono agli avversari del Pd ogni rivalsa. Il centrodestra ormai è solo l'ombra di sè stesso e l’Italia, ancora una volta, si trova ad avere un presidente della Repubblica voluto e imposto dalla sinistra.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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