MODENA PARK | 04 Luglio 2017

Lezioni di affluenza da Vasco Rossi

Una marea umana per il superconcerto di Vasco. Astensionismo dilagante nelle elezioni comunali che pure dovrebbero interessare da vicino i cittadini. Ma una politica senza passioni non genera partecipazione

di ROBERTO BETTINELLI

Il superconcerto di Vasco Rossi a Modena, con gli oltre 220mila spettatori, è stato un momento straordinario per la grande partecipazione che ha saputo innescare. Una marea umana che ha segnato una pietra militare nella storia della musica italiana e internazionale. Il più grande concerto di sempre che onora meravigliosamente la carriera di un artista tra i più popolari e originali al mondo. Il confronto può sembrare forzato e vanamente impietoso, ma viene spontaneo accostare lo stupore per il magnetismo inarginabile del Modena Park con la routine disperante del calo di affluenza che si è verificato l’11 e il 25 giugno in occasione delle elezioni comunali.

Le percentuali, con un misero 60% al primo turno e un frustrante 46% al ballottaggio, dichiarano il definitivo fallimento della politica sul fronte della mobilitazione. Una totale incapacità di attivare il protagonismo che caratterizza la natura umana quando è sollecitata dalla possibilità di dare libera espressione alle proprie facoltà e che risulta, purtroppo, ancora più avvilente per la tipologia di elezione.

Sul banco degli imputati, infatti, non c’è la competizione per il governo nazionale che sempre più spesso rischia di apparire astratta, debitrice di logiche di potere astruse, irrilevante ai fini di un cambiamento autentico e positivo nella vita quotidiana dei cittadini. Ma il disinteresse generale ha colpito l'elezione che più coinvolge direttamente le città o i comuni di residenza. Insomma i luoghi in cui concretamente le persone conducono le loro esistenze e che, a prescindere dal giudizio negativo verso la casta che non a torto va per la maggiore, hanno tutta la convenienza a plasmare secondo i loro desideri.

Le elezioni comunali e il Modena Park sono avvenimenti lontani anni luce nelle liturgie e nelle passioni che attivano ma è innegabile che c’è stato un tempo in cui la politica, sul versante del seguito e dell’entusiasmo, non aveva nulla da invidiare. Era il tempo in cui il dogma dell’ideologia condizionava eccessivamente ma la ciclicità del ricorso alle urne veniva riscattata dalla consapevolezza dell’unicità del voto, interpretato come il dono prezioso di una democrazia non sempre trionfante nel mondo.

Quei tempi sono svaniti e allora non deve stupire che il concerto dei record di Vasco diventi un motivo irresistibile di affermazione e di testimonianza, da non perdere a tutti i costi per lasciare un segno personale nella storia, mentre alle elezioni dilaga il nichilismo dell’astensione. Il voto non conta più nulla e se il cittadino-elettore si presenta o meno alle urne non fa alcuna differenza. Ignoranza di massa o colpa delle élite? Sta di fatto che quando si è bollati con il marchio dell’inutilità si tende a reagire nello stesso modo. Mostrando indifferenza.  


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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