EDUCAZIONE | 03 Marzo 2015

Libertà scolastica: il triste caso Italia

Un convegno a Milano per discutere di parità scolastica. Gli esempi positivi di Olanda, Inghilterra, Francia e Usa. Ma nel nostro paese non cambia nulla

di ROSSANO SALINI

Una coincidenza significativa, dopo tutto: mentre a Milano, in un convegno organizzato dall'Associazione TreeLLLE presso Regione Lombardia, si discuteva con dati e analisi approfondite sullo stato di inferiorità dell'Italia rispetto agli altri paesi europei in tema di libertà educativa e diversificazione delle offerte formative, a Roma si consumava l'ennesima giornata tragicomica intorno alle decisioni del governo Renzi sulla tanto sbandierata «buona scuola». A Milano ci si interrogava sulla possibilità o meno che la proposta di detrazione fiscale per i genitori che iscrivono i figli alle scuole paritarie potesse entrare nel decreto; a Roma si scopriva in serata che... puf! Non c'era più nemmeno il decreto. Solo un disegno di legge, dai contorni ancora incerti, e soprattutto dai tempi che si possono facilmente immaginare. Tutto per coinvolgere anche le opposizioni, dicono; e intanto nell'entourage del premier già trapela l'alibi: «Vedremo se Brunetta si assumerà la responsabilità di non far assumere i precari». Insomma: la commedia, o tragedia, va avanti, e la giostra dei rinvii continua ad ondeggiare.

 

Il convegno sulla parità scolastica

Ma veniamo alla giornata milanese, dove in Regione Lombardia è andato in scena uno spettacolo ben più serio e interessante di quello tenutosi a Roma, nelle file del governo, tra un premier che dice una cosa alle 18 e la smentisce alle 20.30, e un ministro dell'Istruzione che si dice «basita» di ciò che il governo – di cui lei fa parte – sta facendo.

A Milano si è discusso di parità scolastica. Lo ha fatto uno dei più importanti centri studi italiani sui sistemi scolastici, l'Associazione TreeLLLe (dove le tre 'elle' stanno ad indicare l'importanza nel mondo di oggi della formazione permanente, il cosiddetto life long learning), in un convegno dedicato alla presentazione del Quaderno redatto nel 2014 dall'Associazione e dedicato al tema: «Scuole pubbliche o solo statali? Per il pluralismo dell'offerta formativa». Una dettagliatissima indagine sulla situazione del rapporto tra istruzione statale e non statale in Francia, Olanda, Inghilterra, Usa e Italia.

Dopo l'introduzione dell'assessore regionale all'Istruzione Valentina Aprea, il presidente dell'Associazione TreeLLLe Attilio Oliva ha aperto i lavori, dando il via alle presentazioni dei diversi casi internazionali in tema di libertà di scelta educativa.

Ad Antonino Petrolino, già dirigente scolastico e presidente della ESHA (European School Heads Association) il compito di esporre il sistema scolastico statunitense, con il rapporto tra le scuole dei districts e le charter schools, scuole a ''contratto'' e completamente finanziate pubblicamente. Nate nel 1991 per dare una svolta al sistema scolastico statunitense e migliorare la condizione delle scuole pubbliche (quasi sempre si tratta di scuole pubbliche trasformate in scuole private a contratto), le charter schools hanno dato un notevole impulso al miglioramento del sistema, e soprattutto hanno garantito maggiori opportunità proprio per la fasce meno avvantaggiate dal punto di vista dell'inclusione sociale. E, quel che più stupisce, sono state ugualmente portate avanti da governi repubblicani (che le hanno istituite) e da governi democratici, i primi per garantire il diritto di libera scelta, i secondi per far sì che la libera scelta non fosse solo appannaggio di pochi.

Più interessante ancora il caso Olanda, presentato sempre da Petrolino. Un sistema scolastico in cui lo Stato funge solo da regolatore e valutatore, ma dove la stragrande maggioranza dell'offerta formativa – il 71% degli istituti – è di iniziativa privata. Vige la piena autonomia da parte degli istituti, sia dal punto di vista dell'organizzazione interna, sia dal punto di vista della scelta del personale docente, naturalmente all'interno del personale pubblicamente abilitato. Nessun problema ideologico a sostenere economicamente e a mandare i propri figli in scuole confessionali, in un paese dove il 60% della popolazione dice di non seguire nessuna religione. Risultato: l'Olanda è costantemente davanti al resto dell'Europa nei rilevamenti internazionali della qualità dell'istruzione, appena dietro le ''tigri asiatiche''.

Molto interessanti anche il caso Francia, presentato da Claude Thelot, già Presidente della Commissione per il “débat national sur le futur de l’éducation en France” e del “Haut Conseil de l’évaluation de l’école”, e il caso Inghilterra, descritto da Peter Matthews, Visiting Professor all'Institute of Education, University of London. In Francia, come noto, lo Stato paga interamente gli stipendi dei docenti nelle scuole ''sotto contratto di associazione''; mentre in Inghilterra le Academies, anch'esse sostenute da finanziamenti pubblici, hanno il grande vantaggio di creare un sistema ci cooperazione tra scuole, andando in aiuto degli istituti più in difficoltà con l'intento di migliorarne le performance.

 

Il triste caso Italia

Al termine di questa carrellata internazionale, Rosario Drago, già Ispettore tecnico dell’istruzione e Consigliere MIUR, ha avuto l'ingrato compito di descrivere la triste situazione di arretratezza italiana su questo versante. In Italia le scuole paritarie – così definite dalla legge sulla parità del 2000 voluta dal ministro Luigi Berlinguer – ottengono finanziamenti per l'1% di quello che è il budget totale della spesa sulla scuola, mentre accolgono al loro interno il 12% dell'utenza. Ne consegue che il nostro sistema è totalmente centralistico, statalizzato, e non c'è alcuna possibilità di reale competizione (e nemmeno di collaborazione) tra istituti statali e non statali. La scuola paritaria in Italia è vista come una presenza marginale, la cui esistenza grava quasi interamente, dal punto di vista economico, sulle spalle delle famiglie che pagano le rette. I finanziamento pubblici sono scarsi, incerti e mal concepiti, fondati sul criterio della spesa storica; qualche pezza viene messa da alcune regioni (Lombardia, Toscana, Emilia Romagna) con diversi sistemi di voucher a sostegno delle famiglie che iscrivono i figli in scuole paritarie, come descritto dall'assessore regionale Valentina Aprea per il caso Lombardia.

Ed è proprio sull'arretratezza culturale e sistemica dell'Italia che hanno focalizzato i loro interventi conclusivi Attilio Oliva, presidente di TreeLLLe, Maria Grazia Colombo, presidente di Agesc (l'associazione dei genitori delle scuole cattoliche), e l'ex ministro Luigi Berlinguer, padre della tanto disattesa legge sulla parità scolastica. Particolarmente sentito (ed applaudito) l'intervento di Berlinguer, che non ha avuto timore nell'additare le menzogne della sinistra estrema su questo argomento, con tutto il portato ideologico di obiezioni, nonché di mistificazioni nel momento in cui si scende in piazza per protestare contro un sistema che sottrarrebbe – a detta di alcuni – risorse alla scuola pubblica per darli alla privata, in un contesto che invece è totalmente all'opposto. Sulla stessa linea d'onda anche l'intervento dell'onorevole del Pd Simona Malpezzi, tra i 44 firmatari di un recente documento a sostengo delle scuole paritarie.

L'impressione a fine convegno è dunque che non manchino affatto in Italia le teste pensanti in grado di dare una svolta a un sistema bloccato e arretrato, che non garantisce libertà ed equità (e nemmeno qualità). Quello che manca, come emerso dai diversi interventi, è la volontà ed il coraggio politico di dare sostanza a queste analisi e proposte. Nella pratica quotidiana, lo strapotere della macchina statale e delle organizzazioni sindacali continua a fare il bello e il cattivo tempo. E il balletto intorno alle decisioni del governo Renzi sulla scuola sono solo l'ultimo capitolo di questa triste storia.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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