PENSIERO UNICO | 22 Agosto 2017

Libertà sotto attacco, da Google al Parlamento italiano

Google licenzia un dipendente, colpevole di aver affermato la semplice differenza tra uomo e donna; un disegno di legge in Italia vuole insegnare ai genitori l'educazione. Il pensiero unico continua a espandere le sue trame

di GIUSEPPE ZOLA

Il pensiero unico non va in vacanza: va avanti, imperterrito, ad espandere le trame della sua presenza. Faccio due esempi venuti alla luce della cronaca in quest’ultimo mese.

Il primo riguarda l’inquietante licenziamento in tronco di un importante dipendente di Google. Perché è stato licenziato da questo colosso dei social? Incredibile, ma vero! Per aver scritto un documento nel quale ha sottolineato la differenza, guarda un po’, tra uomo e donna. Una affermazione, così ovvia, è considerata una bestemmia laica da parte del pensiero unico, per il quale, in materia, tutto deve essere omogeneizzato, anche di fronte alle evidenze della realtà biologica. Ma la cosa grave dell’episodio sta nel fatto che è stata perpetrata, di fronte a tutto il mondo, una grave violazione della libertà di pensiero e di opinione, proprio in un Paese che si pone nel mondo come difensore e tutore di ogni libertà e da parte di una azienda di dimensioni mondiali che si erge, spesso, a moralizzatrice dell’universo intero. Invece, questa azienda ha violato uno dei principi fondamentali delle democrazie moderne, dando così ragione a chi parla oramai di tirannia del pensiero unico. Forse è il caso di parlare, oramai, di totalitarismo del pensiero unico, come ci ha insegnato Hannah Arendt. E, comunque, tutti i grandi “social” sono soliti censurare, quando vedono scritto qualcosa che non combacia con quanto il “pensiero unico” li obbliga a sostenere. Si sta realizzando quanto previsto da Orwell nel suo famosissimo romanzo “1984”.

La seconda notizia di queste settimane estive è che giace in entrambi i rami del Parlamento un progetto di legge, sottoscritto da una serie di parlamentari DP tra cui la famosa Sen. Josefa Idem, che prevede la “formazione alla genitorialità”. Ciò significa che questi politici chiedono che lo Stato italiano non si limiti ad educare il “pupo”, ma anche i loro genitori, come hanno sempre fatto le dittature moderne. La nostra Costituzione riconosce il diritto ad educare solo ai genitori. Malgrado questo, ora si vorrebbero educare anche i genitori, contro ogni buon senso ed anche contro quanto stabilito dalla nostra legge fondamentale. Questo conferma che, anche dopo la morte del comunismo e delle dittature europee, continua a vivere in ottima salute lo “statalismo”, che pretende di infilarsi in ogni aspetto della vita delle persone. Lo Stato deve sapere che i genitori sanno come educare i propri figli, perché la natura stessa li rende competenti in materia. Questa competenza si chiama amore. Semmai, lo Stato deve fornire, per il principio di sussidiarietà, alle famiglie gli strumenti affinché esse possano svolgere anche il proprio compito educativo, compito che rimane loro e di nessun altro.

La verità è che si sta affermando sempre più pesantemente la tendenza a sottrarre alle persone ed alle famiglie la libertà che spetta a loro per natura. Malgrado i suoi continui fallimenti, lo Stato pensa di essere indispensabile in tutto e per tutto. Invece, tenga giù le mani dai genitori e dai loro figli, che hanno bisogno di libertà e non campi di rieducazione.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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