PENSIERO UNICO | 30 Novembre 2017

Lo scandalo delle bufale: pura ipocrisia

Molti si sono scatenati nell’attaccare il fenomeno delle cosiddette “bufale”, come se fosse una grande novità. E c’è chi, come Matteo Renzi, ipocritamente se ne scandalizza, pur producendone in continuazione

di GIUSEPPE ZOLA

Ogni tanto l’uomo di oggi, che si sente tanto “avanzato” e potente nella sua impotenza, scopre che nel mondo c’è qualche cosa che non va. I moralisti, ignoranti della storia e incompetenti in fatto di umanità, si scandalizzano a fasi alterne per settori diversi della vita, spesso contraddicendosi. Così, dopo avere predicato, oramai da qualche secolo, che ogni uomo e donna devono essere assolutamente liberi di fare quello che vogliono, essi di tanto in tanto si accorgono che non tutto può essere fatto in vista del bene comune: ed in questo caso si scatenano  battaglie mediatiche molto rumorose, come se quello individuato fosse il problema più importante del mondo.

Un esempio lo possiamo trarre dalle polemiche di questi giorni relative alle c.d. “bufale” (non uso il solito termine inglese, peraltro incomprensibile all’italiano medio).

Molti si sono scatenati nell’attaccare questo fenomeno, come se fosse una grande novità. In realtà, penso che la creazione di bufale sia il più antico mestiere di questo mondo (e non quello a cui si solito ci si riferisce). Infatti, la prima bufala assoluta la si trova addirittura nel libro della Genesi. Fu all’inizio del mondo che il serpente, detto anche diavolo, creò la prima grande bugia, altrimenti detta bufala. Il serpente infatti raccontò una grande balla ad Eva e Adamo dicendo loro che, mangiando quel certo frutto, sarebbero diventati come Dio. Dato che questa è la principale e insana aspirazione dell’uomo, i due sventurati ci credettero e gettarono nella sventura (la Chiesa lo chiama “peccato originale”) tutta l’umanità. La prima grande “bufala” provocò, come si può tuttora constatare, il più grande disastro che ci potesse capitare.

Dico questo per chiarire che le bufale ci sono da quando mondo è mondo e non sono nate e prolificate in occasione dei moderni strumenti di comunicazione veloce. In tempo di guerra, le parti in causa combattono non solo con le armi, ma, da sempre, anche con la propagazione di false notizie, facendole passare per cose vere. I giornali di tutte le parti ci propinano molto spesso notizie non vere, sia scrivendo vere e proprie bufale, sia omettendo fatti e notizie non gradite. Quasi ogni giorno, per giustificare errori o assenze, molti inventano impedimenti o difficoltà che non ci sono mai stati: spesso addebitiamo al traffico ritardi, anche quando le strade sono libere.

Quello che più da’ fastidio, in questi giorni, è che troviamo tra i grandi indignati per le bufale che girano proprio i “professionisti” creativi di falsità clamorose. Faccio un esempio per tutti: è quello che riguarda il nostro ineffabile Renzi. Aveva detto a più riprese che, in caso di sconfitta nel referendum, si sarebbe ritirato dalla politica andando finalmente a lavorare. Lo abbiamo sentito tutti. E tutti abbiamo visto che ha fatto esattamente il contrario e tutti i giorni lo vediamo nelle prime notizie dei TG della RAI, altri grandi fabbricanti di bufale non solo politiche. Renzi continua a dire che ora l’Italia è rispettata nel mondo grazie al suo partito, mentre constatiamo che non riusciamo neppure ad ottenere la sede dell’Agenzia del Farmaco. Continua a dire che ora il Paese va meglio, mentre noi, semplici uomini della strada, sappiamo che ciò non è vero. Continua a dire che le imposte sono diminuite, mentre ogni analisi terza dice che ciò non è vero. Con tutto questo, Renzi ha osato lanciare la campagna contro le bufale. Pura ipocrisia.

Il modo migliore di combattere le bufale sarebbe quello di non crearne.

Spero che si apprezzi il fatto che non ho usato alcun termine inglese. Pensate: si può anche parlare in italiano.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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