CONTRO L’ONU | 13 Ottobre 2017

Lo schiaffo meritato all’Unesco

Unesco da rifare: Usa e Israele lasciano l’agenzia. La farsa di una costola dell’Onu che dovrebbe promuovere «cultura ed educazione» e che invece diffonde falsi storici e pregiudizi anti-israeliani

di LUCA PIACENTINI

Ancora una volta è la più antica e importate democrazia del pianeta a grattare dietro la scorza superficiale della correttezza formale e dei toni felpati della diplomazia per portare alla ribalta i disastri compiuti a Palazzo di vetro. 

Gli StatI Uniti hanno deciso di uscire dall’Unesco, l’agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. Il dipartimento di stato di Washington ha diffuso una nota stringata in cui evidenzia la deriva «anti-israeliana» degli ultimi anni e la necessità di riformare l’organo internazionale. Poche ore dopo Israele ha seguito lo storico alleato d’oltreoceano, con il plauso del premier Netanyahu: decisione coraggiosa, quella degli Usa, l’Unesco ormai è il teatro dell’assurdo. 

Un giudizio condivisibile per molte ragioni. Basti ricordare alcuni dei recenti pronunciamenti oggettivamente inaccettabili sul piano politico e storico: l’ingresso nell’organizzazione dell’autorità palestinese (che nel 2011 fece scattare lo stop ai finanziamenti americani), la risoluzione che azzera e nega il passato ebraico del Monte del Tempio, la definizione di Israele come «potenza occupante». 

La decisione Usa diventerà operativa tra poco più di un anno. La Casa bianca ritirerà la propria rappresentanza mentre lascerà un pool di osservatori per vigilare. 

Prevedibili le reazioni che, oltre alla retorica, tradiscono l’ipocrisia di chi sembra non volere ammettere l’evidenza. Com’è possibile infatti parlare di «perdita per il multilateralismo», quando a spiccare nei pronunciamenti dell’agenzia è l’unilateralismo filo palestinese, o rammaricarsi per la scelta americana, quando evidentemente gli stati occidentali, Usa a parte, hanno mancato gravemente di far sentire la propria voce con i toni dovuti?

Questa indulgenza, come sottolinea giustamente Paolo Mieli sul Corriere, riguarda anche l’Italia. Il nostro paese è sembrato un po’ troppo distratto di fronte al terremoto che ha colpito l’Unesco alla vigilia della nomina del nuovo direttore generale. 

«Un esponente politico del Qatar ha ottenuto il maggior numero di suffragi», scrive Mieli in prima pagina sul quotidiano di via Solferino, ricordando che il paese arabo è tra gli stati più inclini a finanziare il fondamentalismo islamico. 

«In Italia questo problema è poco avvertito - aggiunge lo storico - ed è ipotizzabile che all’origine della nostra distrazione sia la generosità con la quale l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani si è sempre mostrato disponibile a investire nel nostro paese».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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