IUS SOLI | 09 Ottobre 2017

Lo sciopero della confusione

I parlamentari del Pd fanno un bislacco sciopero della fame ‘a staffetta’ per lo ‘ius soli’, azione vuota e puramente d’immagine. Uno dei segni della confusione e dell’assenza di argomentazione con cui il tema viene affrontato

di ROSSANO SALINI

Uno sciopero della fame a staffetta è già di per sé una notizia assai confacente alla confusione dei nostri tempi. Quella che è per eccellenza un’azione dimostrativa estrema eminentemente individuale, legata al grado di determinazione di un singolo, e caratterizzata da un elevato grado di rischio commisurato appunto al livello di convinzione con cui viene perseguita, nel momento in cui diventa una staffetta che passa da persona a persona perde completamente di significato, e svanisce nell’aleatorietà di una banale trovata comunicativa. Gli storici rappresentanti dello sciopero della fame - per così dire - “estremo” avrebbero di che rabbrividire di fronte al concetto di staffetta.

Fatto sta che i parlamentari del Partito democratico, e qualche ministro con loro, hanno deciso di dare vita a questa stramba forma di azione mediatica, a sostegno del progetto di legge per l’introduzione dello “ius soli”. Accanto a questa iniziativa politica, anche l’azione di un gruppo di insegnanti, appartenenti alla rete “Insegnanti per la cittadinanza”, anch’essi con sciopero della fame ‘comunitario’, esposizioni di coccarde tricolori e manifestazione il 13 ottobre davanti a Montecitorio.

A riprova dello stato di confusione generale, alcuni degli insegnanti aderenti a questa iniziativa, hanno esposto alcuni cartelli di fronte alle rispettive scuole di appartenenza. Di fronte alla scuola Carlo Pisacane di Roma, ad esempio, si leggevano frasi del tipo “Il diritto di cittadinanza per ius soli non è più procrastinabile nemmeno di un giorno!”, o “Lo ius soli è un diritto!”. Al di là della ben nota comodità dei punti esclamativi qui molto ben rappresentata, è per giunta incredibile vedere insegnanti, che dovrebbero fare dell’uso corretto del linguaggio la loro arma primaria, cadere in banalità del genere. Che significa dire che lo ius soli è un diritto? La parola ‘ius’ già di per sé vuole dire diritto: qualcuno l’ha spiegato agli insegnanti della Pisacane? E allora lo ‘ius sanguinis’ non è un diritto, mentre lo ‘ius soli’ lo è? Una confusione unica, insomma, e un livello di approssimazione e di incapacità argomentativa da far spavento in un contesto primariamente culturale come quello scolastico.

La discussione pubblica intorno allo ‘ius soli’ rappresenta al massimo grado l’attuale livello di assenza di un dibattito culturale intorno a punti specifici. Fatte salve le considerazioni più prettamente politiche legate al grado di reale opportunità o urgenza, che pertengono a fattori contingenti che sono oggetto di attenzione per chi agisce nella prassi come, appunto, i politici, quel che più rileva dal punto di vista culturale è che nessuno ha visto svilupparsi un confronto serio e degnamente argomentato intorno al tema in questione. Si contrappongono come al solito opposte tifoserie; e i sostenitori dello ‘ius soli’, a cui piacerebbe dipingere i detrattori come rozzi ignoranti e razzisti, dimostrano con l’uso di farsi concettualmente assurde come “lo ius soli è un diritto” di avere essi stessi un grado di approfondimento culturale vicino allo zero.

Si capisce allora, in un siffatto contesto di totale confusione, come possa emergere un’iniziativa bislacca come quello dello sciopero della fame a staffetta. Puro fumo negli occhi per non far vedere che di serietà argomentativa intorno al tema dello ‘ius soli’ non se ne vede nemmeno l’ombra, e che si utilizza lo specchietto di principio umano e culturale confusamente sventolato per coprire un’azione puramente politica, per non dire anzi partitica.

Se sia giusto o meno approvare lo ‘ius soli’, non è questo il luogo per affermarlo con assoluta certezza; di certo la storia del diritto vede come ugualmente praticabili, e ugualmente rispettose delle leggi, sia l’opzione desiderata dagli attuali parlamentari in parziale sciopero della fame, sia quella dello ‘ius sanguinis’ in vigore in diversi stati, tra cui il nostro. Nessuna delle due può essere tacciata come ‘assenza di diritto’. Basterebbe anche solo partire da semplici argomentazioni come questa per svolgere un dibattito più serio e meno sbracato, come quello a cui purtroppo stiamo assistendo in questi giorni.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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