PENSIERO UNICO | 06 Aprile 2016

Lo Stato, i giudici e la falsa neutralità

Una coppia di genitori separati sono divisi sulla scuola in cui mandare la figlia, se paritaria o statale. Il giudice decide per la statale, in quanto più «neutra». Ecco un esempio di come anche la magistratura sia veicolo del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Molti sono i fattori che spingono per l’affermazione di un pensiero unico e collettivo, anche contro il vero e genuino sentire della gente comune. Ultimamente, anche la magistratura è uno di questi fattori, con una giurisprudenza “creativa”, che a volte addirittura fa leggi che non ci sono e a volte motiva ideologicamente sentenze, contro ogni buon senso. Facciamo due esempi.

Come si sa, in Italia non esiste una legge che permetta l’adozione del figliastro in una coppia omosessuale (evito la terminologia inglese). Anche durante la discussione (che in realtà non c’è stata) sul ddl Cirinnà in Senato, tale possibilità è stata negata e la norma che la prevedeva è stata stralciata. Ebbene, malgrado tutto questo, un Tribunale ha riconosciuto come valido anche per il nostro ordinamento tale tipo di adozione, con una evidente forzatura legislativa, contraria a quanto stabilito dalla Costituzione, secondo la quale i giudici devono applicare le leggi esistenti e non inventarne abusivamente di nuove. Così facendo, comunque, la magistratura contribuisce ad imporre forzosamente un principio tanto caro, e non si capisce perché, al pensiero unico.

Proprio in questi giorni, si è verificato un altro caso clamoroso. In sede di separazione di una coppia sposata, i coniugi non erano d’accordo circa la scuola che la figlia dovesse frequentare. Attualmente frequenta una scuola pubblica paritaria (che il pensiero unico continua a chiamare privata): la madre chiedeva che la figlia continuasse a frequentare questa scuola; il padre chiedeva che frequentasse una scuola statale anche per motivi economici. Il giudice ha deciso per la scuola statale, ma ciò che impressiona sono le motivazioni date per tale decisione. La figlia deve frequentare la scuola statale, perché questa sarebbe più “neutra” rispetto ad una scuola pubblica paritaria e anche perché quest’ultima è segno di una vita di “lusso”. Sulla neutralità della scuola statale viene da ridere, essendo troppo numerosi gli esempi di faziosità messi in atto da molti professori. Del resto, ognuno, nel comunicare qualsiasi cosa, lo fa sulla base di propri convincimenti e della propria visione culturale, il che rende mitica una pretesa neutralità che è impossibile che ci sia. Piuttosto, il giudice ha applicato meccanicamente un principio statalista, per cui il pubblico sarebbe sempre migliore del cosiddetto privato, il che è palesemente irrealistico.

L’insistenza sulla neutralità ha un’origine fortemente ideologica, generata dalla Rivoluzione Francese, tanto è vero che oggi il liberticida Hollande, per imporre la neutralità, vieta nella scuola francese ogni espressione diversa da quella ufficiale della Repubblica. Per quanto riguarda l’accusa che la scuola pubblica paritaria sarebbe solo per i ricchi, si tratta di una considerazione che aggiunge al danno le beffe. Mi spiego: gli statalisti negano ogni aiuto alle scuole paritarie, in violazione degli articoli 30 e seguenti della costituzione, per poi accusare le stesse di essere scuole di lusso. Se fosse realmente applicato il principio della parità scolastica, questa considerazione cadrebbe inevitabilmente e anche il magistrato potrebbe ricordarsi che, nell’attuale sistema, anche le scuole paritarie sono “pubbliche”.

La mancanza di vera libertà di educazione rimane una delle più grosse contraddizioni del nostro Paese. E su questo problema la cultura cattolica e quella liberale dovrebbero essere assolutamente alleate. Basterebbe ricordare ciò che scrisse, in proposito, il liberale Einaudi.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.