VERGOGNA PUBBLICA | 28 Maggio 2015

Lo Stato non paga i fornitori (e le imprese chiudono)

Lo Stato non rispetta la direttiva europea, 60 miliardi di forniture non pagate alle imprese. La Cgia di Mestre: «Nonostante le promesse lo stock di debito rimane ancora molto elevato». La Pa salda le fatture in 144 giorni, contro i 34 della media Ue

di LUCA PIACENTINI

Sono finiti i tempi in cui per dimostrare che il governo faceva il proprio lavoro bastava snocciolare i numeri delle forze in campo o annunciare il varo dell'ennesimo decreto urgente in Consiglio dei ministri. Era la vecchia politica, autoreferenziale e cieca, fondata su una visione della cosa pubblica, tipicamente italiana, limitata alla costruzione di un partito e alla raccolta del consenso per conquistare il potere. Lo schema d'azione, una volta al governo, era quello di inventarsi una legge e distribuire risorse, senza curarsi dell'efficacia dell'intervento. 

Oggi gli elettori vogliono vedere i risultati. Anzi i cittadini pretendono i fatti e vincolano la partecipazione al voto alla certezza che le cose cambino davvero. E se in Italia l’astensione rimane altissima forse è anche perché restiamo nel guado: le famiglie temono il futuro, la disoccupazione dei giovani preoccupa e lo Stato rimane oppressivo. Soprattutto iniquo, come prova l'ennesima tegola caduta sul governo Renzi sotto forma di dato monstre del mancato pagamento della Pubblica amministrazione. 

La Relazione annuale 2014 della Banca d’Italia inchioda la macchina statale alle proprie responsabilità: il debito commerciale verso i fornitori privati è enorme, al 31 dicembre 2014, come riporta la Cgia di Mestre citando Palazzo Koch, ammonterebbe a 70 miliardi di euro.

«Depurando da questo importo i 10 miliardi circa che i creditori hanno ceduto pro soluto alle banche – sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – si evince che la nostra Pubblica amministrazione deve saldare ancora 60 miliardi di euro ai propri fornitori. Nonostante gli annunci, le promesse e i 56 miliardi di euro messi a disposizione dai Governi che si sono succeduti in questi ultimi anni per il biennio 2013-2014 – conclude Bortolussi senza fare sconti – lo stock di debito rimane ancora molto elevato, poiché la nostra Pa continua a pagare con forte ritardo rispetto a quanto previsto dalla Direttiva europea introdotta nel 2013, che impone di pagare entro 30-60 giorni». 
 
Il centro studi cita il report di Intrum Justitia, che assegna all’Italia la maglia nera di «peggiore pagatrice d’Europa», nonostante i 21 giorni recuperati negli ultimi dodici mesi, «visto che salda mediamente i propri fornitori dopo 144 giorni, contro i 34 giorni medi che si registrano in Ue. Rispetto ai nostri principali partner economici, la Francia salda le proprie fatture dopo 62 giorni, i Paesi Bassi in 32 giorni, la Gran Bretagna in 24 giorni e la Germania dopo 19 giorni».

I numeri attestano che in Italia siamo ancora fermi ad una politica centrata sulla conservazione e lo status quo, mentre siamo lontani anni luce da un’impostazione basata sull’identificazione e soluzione del problema collettivo, tipica della Public Policy di matrice anglosassone, dove al momento fondamentale dell’aggregazione della domanda e della competizione elettorale, oltre all’enforcement delle leggi da parte dell’amministrazione e alla verifica del loro rispetto che compete ai magistrati, seguono implementazione e valutazione. Non è più sufficiente che lo Stato dichiari, spenda e facciaqualcosa; è necessario che le politiche attivate siano efficaci.  

E sì che nel salotto di Bruno Vespa il premier Renzi aveva assicurato che la situazione scandalosa dei pagamenti dalla Pa, una delle ragioni per cui molte imprese chiudono, sarebbe cambiata. 

Ma se come dice Bankitalia nell'ultima relazione e come stigmatizza la CGIA di Mestre nel commentarne i dati, l'ammontare del buco nei versamenti dovuti alle aziende è ancora così grande, allora qualcosa nell'azione del governo è andato storto. 

Di certo la mancata applicazione della direttiva europea che impone allo Stato tempi certi nel saldare i debiti, è il sintomo che in Italia il campo della implementazione e della valutazione delle politiche non è adeguatamente presidiato, se non totalmente inesplorato. Non siamo gufi: i numeri non sono né buoni né cattivi, solo fotografano la realtà. Che in questo caso è lì a dirci una cosa: Renzi non ha mantenuto la parola. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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