PENSIERO UNICO | 02 Dicembre 2015

Lo strano desiderio di distruggere noi stessi

Le scelte folli di chi vuole annullare i festeggiamenti del Natale per una strana idea di rispetto mettono in luce alcuni punti essenziali del pensiero dominante: debolezza culturale, mancanza di vera libertà, odio nei confronti della Chiesa

di GIUSEPPE ZOLA

L’incredibile episodio accaduto in una scuola di Rozzano, in cui uno zelante direttore ha vietato che si facesse un innocente presepe e si eseguisse un concerto di canti natalizi, merita una ripresa di giudizio, anche se questo giornale ha già dedicato ad esso ampi e qualificati servizi. Non bisogna lasciarlo cadere nel dimenticatoio, perché costituisce l’emblema delle conseguenze assurde a cui può arrivare chi si lascia determinare in modo assolutamente acritico a quello che abbiamo battezzato come “pensiero unico”, ormai assurto a pensiero collettivo, con connotazioni sempre più dittatoriali. Sottolineiamo, allora, alcuni aspetti.

1) E’ pazzesca la motivazione del preside, che ha fatto riferimento alla strage di Parigi, a seguito della quale è opportuno non compire gesti che possano suonare come provocazioni. Cioè, i terroristi islamici compiono, in un mese, una serie di orrende stragi (non solo a Parigi) e noi, per non farli arrabbiare, rinunciamo al tenero gesto del presepe e a cantare i nostri universali e popolari canti dedicati ad un evento che ha cambiato il mondo? Ma allora, vogliamo far trionfare gli assassini, come, in fondo, su più ampia scala, hanno fatto in Belgio bloccando per una settimana la città di Bruxelles? Nel nostro caso, poi, colpisce l’enorme divario tra i due fatti: no ad un piccolo presepe di fronte ad immani stragi. Il pensiero unico ha perso la testa.

2) La decisione del preside è molto molto vecchia, perché non tiene conto che nel frattempo è entrata in vigore una Costituzione che prevede la più ampia libertà di pensiero e di espressione dello stesso pensiero. Siamo oramai in una società multietnica ed allora permettiamo a tutti di esprimere la propria posizione culturale e religiosa. Nel caso di specie, poi, la considerazione si aggrava nel senso che il presepe costituisce una espressione approvata dalla stragrande maggioranza del popolo italiano e quindi è stata censurata addirittura la maggioranza, contro ogni regola democratica e costituzionale. Vorrei qui aggiungere un pensiero che forse non è gradito a qualcuno, ma che mi sembra coerente con quanto appena scritto in tema di costituzione. Invece di vietare gesti cari ai cattolici, occorrerebbe autorizzare gesti graditi ai cristiani, ma anche gesti graditi ad altre minoranze presenti nelle nostre scuole, proprio perché la libertà è prevista per tutti e non solo per i cattolici. Vietare gesti cristiani perché gli islamici si offenderebbero (il che è tutto da vedere) è una via facile e stupida. Più difficile, ma più interessante ed anche affascinante, la strada della vera democrazia, a patto che tutti stiano alle regole che il nostro Paese prevede.

3) Dietro le incredibili motivazioni del preside e non solo di lui (in Sardegna hanno vietato ad un vescovo cattolico di entrare in una scuola), in realtà c’è un odio, più o meno cosciente, contro la presenza della Chiesa nel nostro Paese. Odio che arriva, sotto sotto, a preferire il rigetto della libertà da parte di molta parte dei musulmani alla possente offerta di libertà che l’esperienza cristiana offre a tutti. E questo è, per me, un mistero sempre più incomprensibile. A meno che non sia la paura a farla da padrona. Per paura della violenza islamica, allora, cancelliamo ogni nostra espressione. E, quindi, che facciamo? Togliamo le croci da tutte le nostre chiese? O meglio, abbattiamo le nostre chiese, così gli islamici non si “offendono”?

Capite che, se ci lasciamo guidare dal pensiero unico, dobbiamo distruggere tutto di noi. E’ questo che vogliamo?


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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