PENSIERO UNICO | 01 Luglio 2015

Lo strano ritorno della censura

La dittatura del pensiero unico si esprime attraverso una modalità particolare: chi non la pensa secondo i dettami vigenti è un fomentatore di odio, e pertanto va denunciato. Così l'occidente rinnega la libertà, e la propria storia

di GIUSEPPE ZOLA

Il mio amico Robi Ronza recentemente ha scritto una osservazione molto interessante, sottolineando come, di questi tempi, molti (o, meglio, alcuni) ritengono che se io penso e dico una cosa diversa da te, vuol dire che io ti odio. Purtroppo, è vero che si stia allargando questa mentalità, il che è molto grave, perché essa è l’inizio della fine della democrazia, il cui tessuto di base è costituito dal fatto che dovrebbe vigere la libertà di pensiero e la libertà di espressione di tale pensiero.

Un esempio molto attuale è costituito da chi vorrebbe punire per legge la cosiddetta e fantomatica “omofobia”, per cui se io dico, come dico, che la famiglia prevista dalla nostra Costituzione (art. 29) è quella che nasce dal matrimonio tra un uomo e una donna, per ciò stesso significa che io odio gli omosessuali. Giuro che non ho questo odio, anche se penso, serenamente e senza far male a nessuno, che per famiglia intendo quella tra uomo e donna. Gli omosessuali possono amarsi come e quando vogliono, sono liberissimi di farlo, ma non possono, per forza di cose e non di odio, accedere all’istituto della famiglia che da millenni è stato pensato per assicurare la procreazione. Posso pensarla in modo diverso da Scalfarotto, ma non per questo odiarlo: è il sale della democrazia.

Ebbene, questa concezione propagata dal pensiero unico sta dilagando, come sta dimostrando, con una serie di magistrali articoli, l’ottimo Giulio Meotti sul Foglio. E’ oramai molto frequente che ci sia una qualche organizzazione internazionale, solitamente molto bene equipaggiata di mezzi e di intellettuali faziosi, che, quando legge una qualche opinione diversa da quella da essa professata, si rivolga addirittura alla magistratura, in quanto quell’opinione diversa è, secondo i denuncianti, un “incitamento all’odio”. Scrive Meotti: «Il Mrap ha denunciato per razzismo il quotidiano France Soir per ‘islamofobia’. Poi è riuscito a far processare Oriana Fallaci per il libro La rabbia e l’orgoglio (fu assolta), definendolo un libro abietto dove calunnie e volgarità si mescolano al disprezzo. Quasi fosse un potere degli antirazzisti militanti concedere libertà di circolazione solo a idee o a parole che si ritengono giuste e tollerabili. Anche Alain Finkielkraut è stato denunciato per istigazione all’odio....Il Mrap cerca di far vietare ai prefetti le conferenze di Farida Belghoul, animatrice della campagna anti gender nelle scuole. Fu sempre il Mrap ad imbastire il processo contro lo scrittore Michel Houellbecq (assolto)». Si potrebbero fare tanti altri esempi concreti che, per ragioni di spazio, non possiamo fare il questa sede, ma che ci riserviamo di fare.

La verità tristissima e dal futuro torbido è che l’occidente, a poco a poco, sta uccidendo la libertà di pensiero e di opinione, cioè sta rinnegando se stesso. E lo sta facendo in tutti i campi sensibili del pensiero umano. In tema di amore, sesso, famiglia, educazione, libertà, rapporti tra i popoli oramai si possono dire liberamente e senza pericolo di essere perseguitati solo alcune cose ben precise e determinate dal ''grande vecchio'' che governa il pensiero unico collettivo: per tutti gli altri c’è solo la gogna mediatica (che vergogna la stampa padronale e tutte le TV!). Per chi non si adegua c’è l’esclusione dai grandi circuiti del pensiero, in attesa, a presto, della galera e, ahimè, della morte feroce, come è avvenuto nella “civilissima” Olanda. Riflettiamoci, amici: e ad alta voce fin che siamo in tempo. Stanno preparando un grande Gulag universale.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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