UNIONE EUROPEA | 30 Agosto 2017

Lo strapotere tedesco e il vuoto lasciato dalla Brexit

L’insoddisfazione UE sul dossier britannico della Brexit. Ma prima di mostrare i muscoli con Londra, Bruxelles farebbe bene ad occuparsi del vuoto lasciato da Londra e della mancanza contrappesi politici allo strapotere tedesco

di LUCA PIACENTINI

Chi prenderà il posto di Londra dopo la Brexit? E’ questa la domanda fondamentale per gli equilibri futuri dell’Unione Europea. Oltre all’analisi sulle modalità concrete dell’uscita del Regno Unito dall’UE, che riguardano, tra le altre cose, la circolazione di merci e persone, i diritti di soggiorno, gli ostacoli alle imprese, la somma che il governo britannico dovrà versare alle casse di Bruxelles per completare l’exit - tutti aspetti assolutamente rilevanti - importa il vuoto politico che si creerà nell’edificio europeo. 

Chi sarà in grado di colmarlo? La Francia di Macron? Gli stati del Mediterraneo? Oppure vivremo una stagione di rinnovata egemonia tedesca sulle politiche continentali?

Lo scetticismo di Londra fa da contrappeso all’europeismo di Berlino. Una cautela che si è fatta sentire in momenti e ambiti diversi del processo di integrazione. 

Gli atteggiamenti dei governi inglesi degli ultimi decenni sono stati diversi, ma con un denominatore comune legato alla cultura politica dell’isola. 

Si è passati dalla netta chiusura dei conservatori nel ventennio 1979-1997, che privilegiarono un approccio intergovernativo e pragmatico ai temi europei sbarrando la strada ad ogni cessione di sovranità (è entrato nella storia il triplo «no» della Thatcher all’euro nel discorso al Parlamento del 1990), all’apertura dei laburisti di Blair a fine anni Novanta, sotto forma di incorporazione delle procedure sovranazionali e di cooperazione sul piano della difesa comune. 

In un caso e nell’altro, però, i gabinetti inglesi hanno sempre riservato uno sguardo sospettoso ad ogni tentativo di integrazione spinta dell’Unione Europea. La cartina tornasole è il rifiuto di entrare nella moneta unica, introducendo in economia un fattore posto fuori dal controllo diretto della sovranità britannica. 

Si discute di hard o soft Brexit, cioè sull'eventualità che il Regno Unito lasci l'Europa senza accordi particolari, collocandosi tout court fuori dall'UE, il che implicherebbe, ad esempio sul piano commerciale, un trattamento alla stregua di qualsiasi altro stato secondo le regole del Wto (hard), oppure mantenga una qualche forma di membership in capitoli specifici (versione soft). Al momento il presidente della Commissione Juncker ha espresso insoddisfazione verso il dossier presentato dal Regno Unito.

E’ legittimo che entrambe le parti, UE da un lato e Londra dall’altro, siano soddisfatte e trovino un accordo pieno sulle modalità con cui avverrà il passaggio all’Europa a 27. Ma prima di mostrare i muscoli cedendo a tentazioni punitive, Bruxelles farebbe bene ad occuparsi dei propri equilibri interni, per evitare che il vuoto lasciato da Londra diventi una voragine che minacci di compromettere la stabilità dell’edificio europeo. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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