LO SCENARIO | 02 Febbraio 2018

Lombardia al voto, Fontana batte Gori

Un Fontana 'monolitico' guida il centrodestra compatto; Gori è dietro, 'bifronte' e ambiguo nel messaggio, costretto a seminare tra modereati e sinistra. I 5 Stelle fuori dai giochi

di ROBERTO BETTINELLI

In politica si vince uniti. Una legge ben nota al centrodestra che, anche in un periodo in cui l’ascesa di Salvini crea problemi alla leadership berlusconiana, non si azzarda ad affrontare una elezione di peso senza prima aver trovato una quadra fra gli alleati. Una legge che, nel campo avverso, il Prodi ‘pigliatutto’ dell’Ulivo ha dimostrato di conoscere meglio del Renzi ‘rompitutto’ alla guida di un Pd indebolito dal mito della vocazione maggioritaria e dallo stile di un timoniere che ‘spacca’ invece di aggregare.

Applicata alla contesa lombarda, la legge in questione è stata confermata da Attilio Fontana che ha saldamente alle spalle i partiti del centrodestra mentre il rivale Giorgio Gori non è riuscito nell’impresa perdendo i pezzi dopo la scelta di Liberi e Uguali di rivendicare la candidatura di Onorio Rosati.

Centrodestra rispettoso della legge dell’unità, dunque, ma non il centrosinistra che si trova in chiaro affanno al punto che in soccorso di Gori si è precipitato Giuliano Pisapia. La sua lista, Lombardia Progressista, affiancherà il sindaco di Bergamo nella corsa verso il Pirellone. Gori, dal canto suo, ha criticato pubblicamente Renzi per il modo in cui ha gestito la formazione delle le liste per le elezioni politiche. Un’uscita che deroga alla legge dell’unità ma che, in fondo, ha lo scopo di catalizzare i voti persi a sinistra dai dem. 

Il punto è cruciale ed è ben sintetizzato dallo slogan ‘Fare Meglio’ scelto da Gori per la sua campagna elettorale, a testimonianza di una strategia che non punta sulla conflittualità ma su una sorta di equivoca continuità rispetto al quinquennio di Maroni. Il primo cittadino bergamasco ed ex manager berlusconiano, se vuole davvero impensierire Fontana, sa che deve fare proprie le simpatie degli indecisi e dei moderati compattando però nel contempo il mondo della sinistra dove cresce la disaffezione verso il Pd.

Il suo dire ‘nì’ al referendum per l’autonomia può essere compreso solo alla luce di questo obbiettivo come, peraltro, il suo dire ‘no’ alla revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini richiesta dall’Anpi. Gori deve tenere insieme gli opposti: moderati di centrodestra, indecisi anche questi prevalentemente di centrodestra, elettori della sinistra delusi da Renzi e dalle sue politiche non sufficientemente identitarie quali il Jobs Act o gli 80 euro. La missione non è facile dal momento che il tentativo di coniugare due ‘anime’ così divergenti può generare sospetto e incredulità. L’equilibrio è molto fragile e delicato ma, paradossalmente, rappresenta la principale ragione di interesse della candidatura di Gori visto che il sindaco di Bergamo, al di là della telegenia e della notorietà, difetta di una personalità forte e prorompente sul piano politico.

Fontana ha una missione diversa: mantenere unito lo schieramento che lo appoggia, cosa che gli riesce senza difficoltà, e farsi conoscere dal grande pubblico. Cosa, questa, che deve essere affidata ad una campagna elettorale dove il presidio delle periferie sarà fondamentale. In Lombardia infatti, il voto è più territoriale che metropolitano ed è questo il motivo per cui i partiti ‘conservatori’ hanno sempre avuto la meglio. Un dato che è stato confermato anche in tempi recentissimi quando la citazione del termine ‘razza’ da parte del candidato del centrodestra non ha determinato il crollo nei sondaggi predetto dagli avversari ma ha provocato, invece, la conquista di una maggiore visibilità e tutt’altro che negativa.

Un Fontana semplice, ‘monolitico’ e avanti nei sondaggi; un Gori ‘bifronte’ con tutto ciò che ne consegue in termini di ambiguità del messaggio che viene trasmesso agli elettori; i 5 Stelle come forza residuale e mai veramente competitiva. E’ questo lo scenario delle elezioni regionali lombarde a poco più di un mese dal voto. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.