GOVERNO | 24 Maggio 2018

M5S-Lega: larghe intese o alleanza?

Se guardiamo alle elezioni del 4 marzo, quello che nasce è un governo di “larghe intese”. Se invece nasce una nuova maggioranza politica diversa da quella che si è presentata alle urne, allora abbiamo un tradimento del mandato elettorale

di ROSSANO SALINI

Il nascente governo giallo-verde è di fatto, stante la situazione attuale, un esecutivo di larghe intese. Con una venatura da “governo tecnico”, vista la figura del presidente del Consiglio incaricato, sconosciuto alla politica ed esponente del mondo accademico, secondo un metodo simile a quello applicato nel caso del governo Monti.

Poco importa che parole come “larghe intese” non piacciano per nulla ai due capi-partito Di Maio e Salvini, in quanto rimando diretto ai governi a loro del tutto invisi e sempre tacciati come inciuci o cose simili. Il fatto che due partiti non alleati, che si sono presentati alle elezioni come alternativi e non di rado in aperta polemica fra di loro, ora di fronte a una prospettiva di non governabilità del paese decidano di mettersi insieme per garantire un esecutivo al paese, tutto questo si chiama, tecnicamente, formazione di un governo di larghe intese. Poi si può benissimo, in favore di elettori, rendere la cosa più accattivante parlando di “governo del cambiamento”. Ma sempre di larghe intese si tratta.

Questa, stante la situazione attuale, altro non è che una semplice constatazione. Di Maio e Salvini hanno fatto la stessa cosa che in Germania è stata fatta da Merkel e Schulz. Ora però bisogna capire che cosa accadrà in futuro. Le due forze intendono impostare un nuovo tipo di corso e diventare alleati? Il “governo del cambiamento” è una nuova formula politica che dovrebbe rappresentare, come sembra aver accennato recentemente Matteo Salvini, un’alleanza basata sull’idea di rappresentare il popolo contro le élite, superando le vecchie categorie di centrodestra e centrosinistra? Tutto da vedere, e impossibile giudicare ora. Salvini garantisce che il centrodestra è ancora vivo e l’alleanza regge, soprattutto guardando alle situazioni locali. Forza Italia e Fratelli d’Italia arricciano il naso, e non nascondono il loro malcontento, seppur pesantemente indebolito dal continuo calo di consensi.

Perché va da sé che se questo governo rappresenta una vera e propria alleanza politica, significa che il centrodestra è morto e sepolto. E significa allora che non si ha più un governo di “larghe intese”, bensì una maggioranza politica costruita tradendo, come amano dire sia leghisti che grillini, il mandato ricevuto in campagna elettorale, alla faccia dei tanti proclami sbandierati su ipotesi di “vincolo di mandato” e cose simili. Ma alternative non ce ne sono: o questo è un governo di “larghe intese”, o questa è una nuova maggioranza politica nata tradendo il mandato avuto dagli elettori. Tertium non datur.

È evidente che il ruolo chiave ora lo deve giocare Matteo Salvini. È lui che deve far capire se il centrodestra esiste ancora o no. Nel frattempo, è altrettanto evidente che in Forza Italia devono darsi una svegliata generale, e uscire dalla situazione di torpore generale e totale afasia che sta rendendo il partito sostanzialmente irrilevante in questa fase politica.

La nascita della Terza Repubblica è stata annunciata già diverse volte. Difficile dire dunque se questa sia effettivamente la volta buona. Francamente non si capisce bene in che cosa questa terza differirebbe dalla seconda, visto che l’ordinamento istituzionale è assolutamente identico al precedente. E visto anche il fatto che, al di là di annunci e proclami, al momento decisivo in cui bisogna prendere decisioni e fare scelte concrete, alla fine ci si trova di fronte alle alternative di sempre: la scelta tra decisioni di stampo statalista o basate sull’intento di favorire la libera azione della società.  Questo rimane sempre il fattore dirimente. E se non si chiama alternativa tra sinistra e destra la si chiami come si vuole, ma sempre quella è. Il Movimento 5 Stelle è dichiaratamente statalista, la Lega non lo è, anche se su certe materie lascia qualche dubbio. Ecco dunque che l’alternativa tra “larghe intese” o “nuova maggioranza” diventerà dirimente anche dal punto di vista politico e delle scelte da attuare: se bisognerà mediare tra posizioni diverse, o se invece la lancetta della bussola si sposterà tutta da una parte.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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