POLITICA E GIUSTIZIA | 06 Maggio 2016

Ma dov'eravate fino a ieri?

Alla fine si sono svegliati tutti e si son resi conto che in Italia c'è un problema con certa magistratura debordante. Tutti lo dicono: i vertici del Pd, i piani alti del Csm, e persino il quotidiano Repubblica. E fino a ieri dove eravate tutti?

di ROSSANO SALINI

Ci sono momenti magici in cui la coscienza nazionale si risveglia, al suono della campana mediatica. E miracolosamente cose che fino al giorno prima erano taciute, per quanto evidenti e sotto gli occhi di tutti, vengono all'improvviso viste e riconosciute.

Sono ormai quasi venticinque anni che il grande partito della magistratura fa il bello e il cattivo tempo in Italia. Fa cadere governi, interviene con veemenza sui percorsi legislativi, guida la coscienza morale del paese al suono della «resistenza costituzionale», porta avanti una rigorosa e militaresca campagna comunicativa grazie all'assenso dei giornali compiacenti. Insomma: fa tutto ciò che una magistratura terza, indipendente e autorevole non dovrebbe fare. La qual cosa è in sé decisamente grave, come alcune voci nel deserto fanno notare ormai da diversi anni. Non c'è in ballo la simpatia o l'antipatia per Berlusconi: c'è in ballo la separazione dei poteri, ci sono i fondamenti della democrazia moderna descritti da Montesquieu che vengono saltati a piè pari inseguendo la quotidiana convenienza politica. E il tutto portato avanti con metodi che in molti casi, anche con sistematicità, hanno calpestato i più elementari diritti garantiti ad ogni imputato, innocente fino a prova contraria: la carcerazione preventiva usata come strumento di tortura al fine di estorcere una confessione; la violazione del diritto alla segretezza della corrispondenza e della comunicazione; la rivelazione sottobanco ai giornali di tutte le carte processuali che per ovvi motivi dovrebbero rimanere segrete.

Una situazione quasi di anarchia, in cui una politica debole e impaurita ha lasciato spazio al potere esorbitante di uno dei tre poteri dello stato, e l'opinione pubblica rimbambita dagli squilli di tromba dei giornali compiacenti ha assecondato questo far-west giudiziario in cui i Francesco Saverio Borrelli, i Di Pietro, gli Ingroia, i De Magistris, gli Henry John Woodcock hanno agito indisturbati, in un regime pseudo-democratico, con regole empiriche cucite su misura.

Ma oggi, dicevamo, tutti si sono svegliati. C'è un'emergenza: ci sono dei giudici che eccedono dal loro ruolo e vogliono influenzare la politica, sia con dichiarazioni a mezzo stampa, sia con azioni giudiziarie ad hoc. Oibò, e chi l'avrebbe mai detto? Ora se ne sono accorti tutti: se n'è accorto il quartier generale del Partito democratico; se ne sono accorti ai piani alti del Csm; e – clamore dei clamori – se n'è accorta persino Repubblica, che fino all'altro giorno è stata la più grande e diffusa cassa di risonanza dello strapotere mediatico del partito della magistratura militante. Matteo Renzi oggi lancia una giusta campagna contro le storture nell'equilibrio tra i poteri dello stato: ma né lui, né nessuno dei suoi sodali di partito si è nemmeno lontanamente sognato di abbracciare questa battaglia quando nel mirino c'erano i Berlusconi o i Formigoni, e quando i novelli e sempre più creativi professionisti dell'antimafia facevano le loro capriole giudiziarie sempre più ardite. Repubblica, poi, che oggi si sveglia con le parole di Francesco Merlo, di Michele Serra, di Attilio Bolzoni, lascia addirittura sbalorditi: erano loro stessi, erano queste stesse firme che fino a ieri sparavano cannonate contro chi osava attentare all'indipendenza della magistratura, che assecondavano le sentenze creative per delineare fin nei dettagli il mostro antropologico del nemico politico contro cui scagliare l'odio delle masse.

Oggi si risvegliano tutti vergini, puri, addirittura scandalizzati per tanta sopraffazione democratica. E lo fanno dopo aver favorito per anni, o in maniera esplicita o con un vile e interessato silenzio-assenso, questa palese degenerazione del rapporto tra poteri, ormai incancrenita grazie anche al diffusissimo favore popolare dovuto all'apporto del moralismo di massa alimentato negli ultimi anni dal grillismo (ed è questo che ora, ma troppo tardi, spaventa il Pd e lo porta a intervenire).

Solo adesso desta scandalo un'intervista come quella di Piergiorgio Morosini al Foglio, in cui si dice più o meno esplicitamente che Renzi con la sua riforma costituzionale va fermato, il tutto negli stessi giorni in cui importanti esponenti del Pd vengono o indagati o incarcerati. Quando la riforma costituzionale veniva fatta dal centrodestra, una riforma che – lo ricordiamo a favore dei tanti smemorati – aveva abolito il bicameralismo perfetto dieci anni prima di Renzi, tutti i mezzi per abbatterla andavano bene, magistratura compresa. Oggi invece tutto cambia.

Va bene, accettiamo il risveglio: meglio tardi che mai. Purtroppo la situazione a forza di lasciarla andare avanti è terribilmente peggiorata, e porre adesso un freno allo strapotere dei giudici è sempre più difficile. Dopo averli lasciati giocare per tanti anni col pupazzo di Berlusconi da trafiggere come una bambolina vudù è difficile strappare ora di mano il giocattolo come niente fosse. Il bambino è stato viziato, e ora strepita. Per calmarlo e riportarlo all'ordine la fatica sarà doppia. Buona fortuna.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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