SUMMIT A PARIGI | 28 Agosto 2017

Ma sui migranti i governi PD hanno già fallito

Ancora una volta occhi puntati sulla Francia di Macron nonostante il dramma degli sbarchi riguardi il nostro paese, dove i governi PD si sono distinti per incapacità, mancanza di protagonismo e visione strategica

di LUCA PIACENTINI

Due considerazioni di natura politica sull’immigrazione. Primo: il fatto che oggi il vertice europeo sui migranti si svolga a Parigi e non a Roma è già una sconfitta del PD, e dà la misura di quanto poco conti il governo Gentiloni in Europa, nonostante gli elogi al ministro dell’Interno Minniti e le interviste in cui i leader europei fanno a gara nel sottolineare la necessità che Italia e Grecia non siano lasciate sole nel gestire l’emergenza immigrazione. Il tutto dopo quattro o cinque anni in cui gli sbarchi hanno raggiunto livelli intollerabili perché definiti da numeri insostenibili. 

Seconda riflessione: nel Partito Democratico nessuno fa mea culpa. Né in Italia, né in Europa. A casa nostra ci tocca leggere dichiarazioni come quelle del senatore dem Nicola Latorre, presidente della Commissione Difesa del Senato, che sul Mattino parla di un governo che agisce secondo strategia e non sull’onda dell’emergenza (quando è esattamente il contrario, visto che si svegliano tutti sotto elezioni); a Bruxelles sentiamo l’Alto rappresentante della Politica estera Federica Mogherini passare senza tentennamenti dal ‘non respingeremo nessuno’ al ‘fermiamo i barconi’ (usando l’argomento della lotta agli scafisti). 

Se non temessimo di buttarla in caciara, saremmo tentati di commentare le parole di Latorre con una battuta ironica: quale emergenza, i migranti o le elezioni politiche della prossima primavera? Scherzi a parte, la sostanza non cambia. Basta constatare i fatti. 

Per anni nessuno ha mosso un dito per stringere stabilire accordi con gli stati africani e fermare i flussi migratori. E quando gli esponenti del centrodestra osavano richiamare tutti al realismo, sembravano dei marziani. Ora il tabù è crollato: gli sbarchi vanno fermati. La posizione del governo PD è incoerente e contraddittoria. Prima lancia il messaggio delle ‘porte aperte’, ora delle ‘porte chiuse’. 

Un’ultima sottolineatura sul primo passaggio, che riguarda le incertezze italiane nel presidiare la nostra presenza all’estero. Ai confini con Niger e Mali e nei paesi vicini la Francia tutela ampiamente i propri interessi, invia soldati senza remore quando serve, convoca summit a Parigi dove ritiene utile una sponda politica, possibilmente col certificato «made in France» che rimbalza da un titolo all’altro dei media, sigillo indiretto ma estremamente efficace agli occhi dell’opinione pubblica della bravura francese nel prendere in mano la situazione e sciogliere i nodi più ingarbugliati. 

E l’Italia? In Libia abbiamo storia e interessi strategici, in primis le attività dell’Eni e la partita energetica. Anche gli Usa ci hanno sempre riconosciuto un ruolo guida nella zona. 

Certo, oggi si parla di chiudere le rotte interne del Nord Africa e le zone battute sono anche quelle presidiate dalla Francia. Ma in fondo, gira e rigira, le partenze andranno fermate dall’ex paese di Gheddafi. Ed è qui che si fa sentire il vuoto politico degli ultimi governi del centrosinistra, che solo grazie al pragmatismo del ministro Minniti, tentano di metterci una pezza in extremis. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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