LOTTA ALLA CRISI | 24 Novembre 2014

«Mai un’ora di cassa integrazione»

Porto di Genova, così gli imprenditori combattono il declino. Dai cantieri navali ai grandi manufatti in acciaio, la storia della General Montaggi Genovesi: «Mai un’ora di cassa integrazione»

di LUCA PIACENTINI

Un centinaio di dipendenti, 25 milioni di fatturato. Un'azienda sana, dalle radici solide: in 60 anni non è mai ricorsa al credito bancario e non ha mai messo i lavoratori in cassa integrazione. Neppure per un’ora. Nella Genova del declino economico e demografico, inondata dalle alluvioni e travolta dalle polemiche, la storia della General Montaggi Genovesi (Gmg) tiene acceso un barlume di speranza. 

E’ il modello della grande manifattura italiana che non si piega alla crisi, tenta nuove strade e prosegue nel cammino solitario cui è costretta l’industria nel belpaese, orfana di vere politiche pubbliche di investimento. 

Guardando al porto di Genova, che ospita i cantieri e gli stabilimenti della Gmg, i dubbi diventano certezze. «Il porto vive un momento di crisi perché le politiche si sono concentrate troppo sul container e sul settore terminalistico», spiega Aldo Bianchi, che ha ereditato dal padre, memoria storica dell’imprenditoria genovese, la guida dell’azienda. 

«A noi riparatori, industriali e navali servirebbero spazi che non abbiamo. Le aziende soffrono perché non possono allargarsi». La ricaduta è diretta e negativa: «Niente nuove commesse. Che vengono prese da aziende estere con ‘facilities’ di cantiere molto più ampie delle nostre». 

A novembre buona parte dell’area a disposizione della General montaggi è occupata da un gigantesco manufatto adagiato in riva al mare. «In questo momento la nostra azienda sta realizzando una torre di evaporazione per un cliente americano. Una struttura in carpenteria lunga 70 metri e alta 10 - spiega Bianchi illustrando l’intervento - Potremmo descriverla come un grande container dotato di ingegneria e impiantistica molto particolari, che consentiranno di estrarre i gas criogenici alle varie altezze».

«Sarà spostata via mare, a bordo di una nave ‘big lift’ di trasporto eccezionale, e posizionata in Ohio, negli Stati Uniti». E’ solo l’ultima delle maxi produzioni, frutto della progressiva specializzazione in lavorazioni di nicchia, grandi manufatti e blocchi metallici da imbarcare. «Si tratta di uno dei nostri record - aggiunge l’imprenditore - Legato alla nuova attività sul mercato americano». 

A prescindere dal tipo di progetto, la storia della Gmg è segnata da primati e interventi unici: il super bacino trasportato in Turchia, le sovrastrutture di grandi navi, i terminal petroliferi. 

«Negli anni abbiamo seguito l’andamento del mercato - sottolinea Bianchi - Prima a livello industriale poi con il navale, che oggi purtroppo tira un po’ meno anche a causa dei noli e dei problemi legati all’11 settembre. Per questo ci siamo rivolti al settore industriale di nicchia, piattaforme petrolifere, pontili, trasferimenti chimici». 

Il cuore dell’azienda è questo: mai fermarsi, sempre innovare. Perché le regole del mercato globalizzato costringono a migliorare per non soccombere. Con efficenza e voglia di crescere, concetti che, purtroppo, sembrano sconosciuti ad una classe politica incapace di arrestare l’avvitamento socio-economico della Liguria. 

Ai governi locali e nazionale, secondo l’imprenditore, l’Unione europea potrebbe dare segnali concreti. «Dal punto di vista legislativo l’Europa potrebbe allungare le concessioni - propone Bianchi - e dare aiuti specifici al settore della cantieristica. In questo modo anche gli armatori italiani sarebbero spronati a realizzare nuove navi».

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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