IL LIBRO DI CAPUOZZO | 26 Gennaio 2016

Marò: uno scandalo a cui abbiamo fatto l'abitudine?

Tra pochi giorni scadono quattro anni dal giorno in cui i marò Latorre e Girone sono stati messi sotto accusa. 'Il segreto dei marò' di Toni Capuozzo è un'utile lettura per non dimenticare una vicenda imbarazzante per l'Italia

di ROSSANO SALINI

Pochi giorni ci separano da una triste scadenza per l'Italia: quattro anni dall'inizio di una delle vicende che, comunque si concluderà, sarà per molto tempo ricordata come uno dei capitoli più imbarazzanti della nostra storia repubblicana, e come una delle vicende in cui il nostro paese ha rimediato una delle più magre figure a livello internazionale. Si tratta del brutto intrigo di menzogne, reticenze e violazioni del diritto in cui sono incappati i fucilieri della Marina militare italiana Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, meglio noti come ''marò'', a partire dal 15 febbraio del 2012.

Mentre nel mese di gennaio è stato ulteriormente prorogato fino ad aprile il permesso di permanenza in Italia per motivi di salute di uno dei due fucilieri, Massimiliano Latorre, per Salvatore Girone non resta che aspettare l'ennesima scadenza: la decisione che la Corte internazionale di arbitrato prenderà a fine marzo in merito alla richiesta italiana di fare rientrare Girone, in attesa appunto dell'arbitrato internazionale.

Un balletto di date, di rinvii, di contorsioni giuridiche. In mezzo a tutto questo, due militari italiani, che si dichiarano innocenti, e che da quattro anni attendono un processo che non arriva. E l'Italia che fa? Fino ad oggi, nulla.

Forse siamo arrivati ad arrenderci, e anche l'opinione pubblica si è probabilmente abituata a questa vicenda che oramai rimane un po' in sottofondo. Molti penseranno che tutto sommato si tratta solo di due persone, una delle quali già rientrata in Italia anche solo per motivi di salute. Bene, se per caso chi legge si trova ad essere tra coloro che a questa vicenda oramai hanno fatto il callo, provi allora una sera ad assistere a un incontro di presentazione del libro Il segreto dei marò, di Toni Capuozzo. A chi scrive è successo nei giorni scorsi, a Crema. E dopo aver assistito all'incontro, la tentazione di farci l'abitudine a questo vero e proprio scandalo è subito svanita.

Capuozzo parla da giornalista fatto e finito, da reporter, da inviato di guerra. Non fa discorsi, e alle questioni generali non dedica che poche frasi, più che altro suggestioni. Capuozzo snocciola fatti, elenca dati e testimonianze precise, utilizza bottigliette e bicchieri di plastica per simulare le rotte delle navi. E dimostra in maniera inequivocabile una cosa che chi ha responsabilità di governo e militari in Italia non ha mai detto (tranne l'ex ministro Mario Mauro, sia pure a fine mandato), e che sarebbe invece l'unica cosa chiara da affermare a voce alta: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono innocenti. I marò non hanno ucciso i due pescatori morti al largo delle acque indiane quel 15 febbraio del 2012. E l'impianto accusatorio che ha portato i due militari ad essere sostanzialmente ostaggi in terra straniera, con l'accondiscendenza dei pavidi governi italiani, è un coacervo di falsificazioni, di manomissioni e di incongruenze inaccettabili in un moderno stato di diritto.

L'Italia di fronte a tutto questo ha chiaramente e fin dal primo momento calato le braghe, grazie alla colpevole complicità del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, capo delle forze armate, e di tutti i rappresentanti del governo Monti coinvolti in questa vicenda. E se – come giustamente fa notare Capuozzo – in situazioni del genere solitamente si cerca di salvare capra e cavoli (dove, fuor di metafora, la capra sono i marò e i cavoli i rapporti economici con l'India), nel triste caso dei marò siamo riusciti nel capolavoro di perdere sia la capra che i cavoli, visto l'irrigidirsi dei rapporti economici con l'India, un paese assente dall'Expo e che ha fatto perdere molti appalti milionari all'Italia in questo periodo. Abbiamo lasciato che due nostri militari venissero svergognati e tenuti in ostaggio, e in cambio abbiamo portato a casa un bel gruzzolo di svantaggi economici.

Anche i successivi governi Letta e Renzi condividono le medesime responsabilità, sia pure ovviamente in grado minore. E anche l'attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è da meno, quando ancora una volta afferma pilatescamente che i marò godono del suo «ampio sostegno». Come giustamente ha ricordato Capuozzo, i marò non hanno bisogno di sostegno: hanno bisogno che la situazione venga risolta.

Naturalmente ci avviciniamo all'ennesimo triste anniversario di questa scandalosa vicenda tenendo accesa la speranza che una soluzione possa essere raggiunta. Ma al tempo stesso non possiamo non augurarci che la storia prima o poi faccia chiarezza ed esprima una sentenza definitiva sul caso marò. Nella certezza che arriverà un momento in cui sul banco degli imputati dovranno sedere non i militari Latorre e Girone, uomini d'onore che hanno sempre fatto il loro dovere e in silenzio obbedito anche agli ordini più deplorevoli che hanno ricevuto, ma persone ben più alte in grado di loro. E, a differenza di loro, colpevoli.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.