ARTE CONTEMPORANEA | 20 Marzo 2016

Marchesini, pittore del sacro e del mistero

Museo Civico di Crema, la mostra 'Introverso' di Roberto Marchesini. Le ultime prove di un artista che sonda il mistero e la sacralità del segno astratto. Un linguaggio che sfida il dogma della riconoscibilità e la tirannia dell'immagine digitale

di ROBERTO BETTINELLI

La pittura di Roberto Marchesini incarna l’attualità maledetta di un linguaggio che subordina l’informazione all’espressione. L’immagine segnica stabilisce una polarità avversa rispetto all’oggettività del linguaggio visuale della civiltà mediatica. Il mistero e il ‘non conoscibile’ permangono come i campi di attuazione e di realizzazione dell’opera, imponendosi sia a livello di ‘processo’ creativo sia nell’esito finale, alimentando l’impulso all’azione del dipingere e concretizzando il quadro come traccia del fare dell’artista. 

La mostra ‘Introverso’ nella Sala Agello del Museo Civico di Crema fa il punto sulla produzione più recente di uno dei più originali interpreti dell’astrattismo contemporaneo premiato alla Biennale di Rimini, selezionato per il Premio Giorgione, protagonista di un'antologica al Festival del Cinema di Roma.

Un pittore nato in provincia e che seguita a lavorare ai margini del circuito ufficiale dell’arte sviluppando una poetica che equivale ad una reazione contro il dogma della riconoscibilità dell’immagine dell’era digitale, tutelando il rapporto con la tradizione dell’informale lombardo. 

Superficie 25, Primavera, Encounter, Combat, Struttura e forma, Superficie policroma, Surface 84, Kind of Blue sono i titoli dei lavori che risalgono al 2015 e ai primi mesi del 2016, selezionati dal curatore Alberto Moioli, autore del catalogo pubblicato dallo Studio Asci. 

Le opere, esposte dal 19 marzo al 28 marzo, sono di grandi dimensioni e registrano l’evoluzione dello stile di Marchesini, padrone indiscusso di una tecnica raffinata che gestisce gli elementi della tela, della ‘macchia’ e del segno per spingersi oltre ogni forma di identificazione oggettiva. Il quadro è concepito come flusso emotivo dove non è possibile isolare ‘scatti’, pause noetiche e fotogrammi, ma descrive l’ampiezza di movimenti che si fondono in un ritmo continuo. Lo spazio è indistinto, aperto, pura energia interiore. 

Un astrattismo che «esprime fisicità» e denuncia «l’influenza intellettuale di Alberto Burri e Ennio Morlotti fino a giungere a Willem De Kooning» spiega Alberto Moioli. 

Un’avventura umana e artistica che si assume il compito di responsabilizzare il sistema dell’arte davanti alla missione della pittura non figurativa, rivendicando un ruolo di critica liberatoria dall’ossessione iconica di un’epoca che mette al centro il dato informativo, canalizzato nel bombardamento visuale dei social network e dell’industria dei media. 

L’astrattismo è penalizzano: l’opera è unica, mai del tutto afferrabile, ostacolo irriducibile alla fruizione e al contagio dello sharing compulsivo trainato dalla vanità dell’immagine fotografica. Fenomeni come Istagram richiedono un’attivazione repentina della curiosità e un consumo altrettanto immediato. Ciò che conta è l’urto della chiarezza improvvisa, il colpo d’occhio sulla sensualità esibita e sfacciata, la realtà visiva scarnificata da equivoci e ambiguità.  

Marchesini, con la sua non figurazione che affonda le radici nel filone del paesaggio lombardo, propone una diversa, e ‘introversa’, cultura dell’immagine. 

L’artista si cala romanticamente nei meandri dell'atto creativo, respingendo l’input esterno e definendo il percorso di una ricerca interiore. Lo spettatore può solo lasciarsi invadere dalla presenza scenica di un’interiorità che, nella totalità del gesto pittorico, è destinata a rimanere ignota anche a sé stessa.

Marchesini è il testimone di una eroica resistenza contro il dominio dell’immagine digitale, filtrata da un temperamento che della ‘rete’ trattiene la concezione illimitata dello spazio, simile all’estensione dell’inconscio che l’artista indaga con gli strumenti antichi della pittura. 

La concretezza del ‘mestiere’ comprende esiti materici, colature, macchie di colore mentre il segno è virtuosamente espresso nelle dinamiche più varie: isolato, lacerante, costruttivo. L’opera è uno schermo instabile, cromaticamente esplosivo, sempre in fuga rispetto ai confini oggettivi della tela. 

La storia della pittura si nutre di eccessi che rispondono ad eccessi. Le affermazioni storiche dell’arte astratta diventano i segnali del riflusso dopo la saturazione dell’immagine figurativa. Movimenti che incameranno l’esigenza di una mistica unione di spirito e materia. La prima ondata risale all’inizio del secolo e nasce da una reazione violenta, propria dello spirito demolitore delle avanguardie, contro la regola naturalistica. La seconda s’impone negli anni ’40 e prende origine dal rifiuto della narrativa iperpoliticizzata del decennio precedente. Negli anni ’80 si attiva la ribellione contro la deriva  utopistica delle neoavanguiardie ed emerge la necessità di un citazionismo che recupera, per quanto in chiave minoritaria, la pittura informale. Ora l’ingolfamento espressivo dell’immagine digitale ha innescato un altro movimento di negazione.  

Nella pittura astratta di Marchesini si riscopre l’insondabile personalizzazione del rapporto creativo dell'uomo con l’infinito reintroducendo nell’esperienza estetica l’emergenza, ‘fuori tempo’ e ‘fuori luogo’, dello scandalo del sacro.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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