PENSIERO UNICO | 18 Maggio 2016

Marchini e lo scandalo dell'obiezione di coscienza

Di fronte alla dichiarazione del candidato sindaco Marchini, che legittimamente afferma di non voler celebrare unioni civili, il pensiero unico si è scatenato con una serie di anatemi. Così si viola il principio fondamentale dell'obiezione di coscienza

di GIUSEPPE ZOLA

Il “pensiero unico” e politicamente corretto non demorde. Ogni occasione è buona per ribadire pubblicamente la sua voluta direzione. Lo abbiamo visto anche di fronte alla dichiarazione del candidato sindaco di Roma, Marchini, il quale, del tutto legittimamente, ha detto che lui non celebrerà mai la nascita delle unioni civili (sarebbe più corretto e meno ipocrita chiamarle matrimoni), avvalendosi, evidentemente, del principio di libertà e di rispetto della propria coscienza insito nella possibilità di obiezione (di coscienza, appunto).

Apriti o cielo! Di fronte a quelle parole, si è subito levata la voce della Cirinnà ed anche quella del premier scout Renzi. All’unisono hanno gridato al mondo intero che le leggi devono essere rispettate ed attuate. A parte il fatto che né la Cirinnà né il nostro scout avevano alzato la voce quando alcuni sindaci, compreso quello di Roma, avevano istituito il registro delle coppie non sposate (e questo, sì, era un atto contrario alla legge, che non prevedeva tali registri), la loro presa di posizione nei confronti di Marchini non può non indurci ad una considerazione, che riteniamo importante, se teniamo alle nostre libertà essenziali.

Penso, infatti, che una delle ultime trincee a difesa delle nostre libertà personali sia costituita da quella che definiamo come “obiezione di coscienza”. Questa possibilità è, in uno Stato di diritto e di democrazia reale, prevista nei casi in cui siano in gioco principi che ledono palesemente alcune convinzioni personali, legate a tematiche di particolare sensibilità. Così, l’obiezione di coscienza è stata prevista di fronte al servizio obbligatorio militare, per tutti coloro che ritengono di non dovere mai essere strumento di morte. La stessa cosa è stata prevista nella legge che ha introdotto la possibilità di aborto nel nostro Paese, dal momento che si tratta della soppressione di una vita già in atto. L’Europa si è lamentata del fatto che in Italia vi sarebbero troppi obiettori in tema di aborto: se questa è la situazione reale, l’Europa dovrebbe chiedersi il perché della sensibilità di tanti medici italiani, che si rifiutano di operare aborti: forse potrebbe ripensare a tante cose inesatte dette in tutti questi anni (innanzi tutto in tema di “diritto” all’aborto).

Marchini non ha fatto altro che appellarsi a questo sacrosanto principio, su di una materia anch’essa molto sensibile, soprattutto se messa in relazione all’artico 29 della nostra Costituzione, che rende palesemente incostituzionale la legge Cirinnà. Se cancelliamo la possibilità di ricorrere all’obiezione di coscienza, poniamo fine all’ultimo baluardo che ci può mettere al riparo da un pensiero, che sta diventando sempre più invadente e sempre più dittatoriale. Noi cristiani non possiamo dimenticare che tutti i martiri (sia quelli antichi che quelli contemporanei) diventano tali quando non viene riconosciuto loro il diritto all’obiezione di coscienza. I primi cristiani obbedivano in tutto alle autorità costituite, tranne che nell’incensare all’imperatore come se fosse un Dio: per questo sono stati trucidati. Oggi, forse, non vi è ancora il pericolo di essere trucidati (almeno in occidente), ma è già in atto, e non da pochi anni, il pericolo di essere messi alla gogna, come è accaduto a Marchini.

In questa questione si è immediatamente infilato l’ex governatore della Puglia, che ha sollecitato l’approvazione della legge Scalfarotto, che introdurrebbe il reato della fantomatica “omofobia”: questa legge mira a tagliare definitivamente la lingua a chiunque volesse esprimere, correttamente, un pensiero diverso da quello dominante. In questo caso, dalla gogna si passerebbe alla galera. Altro che obiezione di coscienza!


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.