CROLLA IL CAMPIDOGLIO | 08 Ottobre 2015

Marino addio, ma il Pd non creda di farla franca

Marino deve lasciare libera Roma di avere un sindaco che la rappresenti degnamente. Renzi vuole il capro espiatorio ma qui è tutto il partito che ha dimostrato di non essere all'altezza

di ROBERTO BETTINELLI

Il sindaco di Roma Ignazio Marino deve fare un passo indietro. Che ci stia pensano davvero è solo una buona notizia. E non solo perché a suo carico c’è la contestazione di una serie incredibile di cene istituzionali per un totale di 20mila euro e che sono state smentite dalle persone con le quali il primo cittadino ha giurato e stragiurato di essere stato. 

 

Marino deve andare a casa perché è incapace di guidare una grande città come Roma. Probabilmente non sarebbe riuscito anche in un’impresa meno complessa, ma di certo ha disatteso tutte le aspettative da quando si è insediato in Campidoglio. Alle spalle ha accumulato una serie di fallimenti, nel merito e di immagine, che sono indegni dell’uomo chiamato a rappresentare la capitale del Paese. 

 

L’inefficienza dei servizi pubblici che ha portato alla recente paralisi dei trasporti urbani, la piaga dell’Atac che ha segnato la fine dell’amministrazione Alemanno e che non è stata minimamente sanata dalla Giunta a trazione Pd, ma soprattutto lo scandalo dell’inchiesta di Mafia Capitale che ha messo in luce livelli intollerabili di infiltrazione della criminalità nelle istituzioni e nel partito che ha la maggioranza in Campidoglio. 

 

Se ne vada a casa lui e tutta la sua Giunta che, nonostante i rimpasti, non ha saputo invertire una tendenza di cattiva gestione che ha avuto forti ripercussioni in termini di immagine come dimostra la recentissima polemica scoppiata dopo il viaggio negli Stati Uniti di Papa Francesco. Mai si era visto un sindaco romano sollevare dubbi e perplessità sulla buona fede del pontefice. Un atteggiamento che rivela quanto ormai Marino sia inadatto a ricoprire il ruolo, a maggior ragione in vista dell’appuntameno del Giubileo che richiede capacità organizzativa, lucidità politica e fermezza. Tutte caratteristiche che Marino non ha. Oltre a una sintonia con i cittadini che ormai provano soltanto disgusto e vergogna.

 

 

Marino ci liberi del fardello della sua presenza il prima possibile. Ma che il Pd si assuma tutte le responsabilità di una caduta che non deve ricadere su un solo e unico capro espiatorio. Ignazio Marino è intimamente ‘organico’ al Partito Democratico, ha lottato nella corsa alle primarie con Renzi, ha ‘picconato’ al pari del rivale la vecchia struttura di derivazione diessina inscenando la bufala della primavera dem, ha fatto carte false per sedersi sulla poltrona più ambita della capitale, non ha mai rinnegato l’appartenenza a un partito che prima l’ha premiato con il seggio di senatore e poi l’ha condotto in palmo di mano nelle amministrative romane salvo sotterrarlo a causa di una diffusa mancanza di rigore e onestà. 

 

A Roma il Pd ha denunciato la sua incapacità operativa e morale. Ora si tenterà, Renzi ha già iniziato a farlo, di distinguere fra il sindaco e il partito. Anzi, proveranno addirittura a sostenere la tesi che è stato il Pd a ‘dimissionare’ Marino. Ma è un giochetto che non incanta nessuno. Il sindaco non ha funzionato perché il contesto politico che l’ha sostenuto fino alla vittoria nel 2013 era ormai compromesso e corrotto. Privo di qualsiasi esperienza e con alle spalle una carriera divisa fra accademia e politica, Marino si è trovato alla testa di un corpo marcescente. La superficialità mista all’arroganza, ingredienti tipici dei parvenus che fanno carriera politica non per meriti propri, ne hano decretato il decesso finale.  

 

Tocca al centrodestra sfruttare l’opportunità di una rinascita che deve chiamare a raccolta tutte le forze che pretendono di dare avvio a una nuova fase. L’occasione è imperdibile: da Roma potrebbe ripartire un movimento di portata nazionale vista la vicinanza con le elezioni comunali dell’altra capitale italiana, Milano. Attenti, quindi, a non sbagliare. Il metodo, che non può che essere quello dell’unità. La persona, che deve essere preparata, stimata e capace di affermare una leadership valida per tutto il Paese. Solo così Roma può sperare di tornare a vivere il presente e il futuro delle capitali internazionali che rendono orgogliosi i cittadini che le abitano e i popoli che hanno il compito di rappresentare nel mondo.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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