CENTRODESTRA AL BIVIO | 19 Marzo 2016

Maroni: «Milano? C'è solo il piano A: vincere»

Elezioni amministrative, test decisivo. Intervista al governatore Maroni: «Oggi la nostra responsabilità è ancora più forte. Se vinciamo a Milano, significa che resta il modello vincente: l’alleanza tra tutte le componenti del centrodestra». VIDEO

di LUCA PIACENTINI

Boccia la riforma costituzionale proposta dal governo Renzi e sottolinea, per differenza, la bontà del ‘modello Lombardia’: nella sanità e nel riordino degli enti locali, nella buona amministrazione e sul piano elettorale. Si deduce un parallelo efficace dalle parole del presidente della Regione Roberto Maroni. Intervistato a margine dell’incontro con sindaci e rappresentanti del mondo economico cremonese, il governatore lombardo parla chiaro: qui si amministra senza sprechi e in modo efficiente, come provano i 400 milioni che saranno risparmiati grazie alla riforma sanitaria. Anche questa è la conferma che il modello Milano è vincente. Chi lo ha ottenuto? E, soprattutto, come ha fatto? Le risposte sono chiare: il centrodestra. Restando unito. La convinzione è che la strategia sia una sola: serrare i ranghi, unire le forze e combattere. Senza strategie di riserva, né uscite di emergenza. Perché non c’è un «piano B», dice Maroni, «ma solo un piano A: vincere».

La forza della Lombardia si vede in come si muove nelle proposte politiche e nel modo in cui si comportano gli alleati della coalizione. Due elementi che appaiono strettamente collegati nelle argomentazioni usate da Maroni. L’approccio della Regione più dinamica d’Italia alla riforma costituzionale, attualmente in discussione in Parlamento, è quello di giocare d’anticipo. Come a dire: i consiglieri e le forze della maggioranza sono pronti a fare la loro parte, vanno sui territori e ascoltano i cittadini. Di fronte al governo che sbaglia, qui si reagisce in modo attivo. Nell’interesse dei cittadini. 

Maroni non lo dice esplicitamente, ma è nelle pieghe del suo discorso: è stando compatti e lavorando bene che si fa politica, si portano a casa i risultati e si convincono i cittadini. Anche alle urne. 

«Siamo di fronte ad una riforma costituzionale che accentra molto, sbagliando - afferma rispondendo alle domande dei giornalisti - Perché togliere poteri al territorio non vuol dire fare funzionare meglio le cose, ma portare a Roma ancora più risorse. Oggi ne vanno già troppe, soprattutto se parliamo della Lombardia. Contestiamo questa riforma sul piano politico». 

«Come governatore, però, mi devo attrezzare - aggiunge - comunque vada io devo reagire nell’interesse dei cittadini lombardi. Mi auguro che la riforma non passi. Ma se dovesse passare, dobbiamo fare in modo che i cittadini non vengano penalizzati». 

Dopo quello che è accaduto a Roma, c’è ancora spazio per un rilancio del centrodestra, alla luce del modello Milano e lombardo? «Mi pare che il modello Lombardia e il centrodestra unito sia sicuramente a Milano - risponde Maroni - Non so da altre parti, ma a Milano sì. Questo - argomenta - rende ancora più forte la responsabilità che abbiamo di vincere. Perché, se vinciamo a Milano, significa che Milano è il modello vincente: tutto il centrodestra unito. Quindi, facendo i debiti scongiuri, non c’è il piano B. C’è solo il piano A: vincere. Punto». 

«Di buono in Lombardia c’è che quasi ovunque è confermato questo modello: l’alleanza tra tutte le componenti del centrodestra. Un buon inizio». 

Salvini e Maroni, due sensibilità diverse o due visioni della Lega differenti? «Siamo entrambi milanisti», risponde scherzando il leader leghista. E aggiunge: «E' giovane, ha tanta energia. Vede più avanti e investe sul futuro. Io mi limito a fare il governatore della Regione Lombardia».

«Credo che tutti abbiano l’ambizione di guardare al futuro - ha aggiunto - Scrivendo le regole e creando le condizioni affinché il centrodestra torni a vincere. Nessuno è così masochista da auto danneggiarsi. Certo, ci sono opinioni diverse. Quando si attua una riforma come quella della Sanità, ad esempio, lo start up e il momento iniziale sono quelli più complicati, perché occorre cambiare mentalità e abitudini, uomini e personaggi». 

«In quale direzione cambiare? Meglio di qua o di là? L’importante è la consapevolezza di dovere lavorare tutti insieme per tornare a vincere. Questa c’è, anche se le opinioni sono diverse sulla tattica. La strategia è uguale: tornare a vincere».

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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