L’ANNIVERSARIO | 15 Febbraio 2016

Cristiani sgozzati dall’Isis. «Libia verso l’anarchia»

La chiesa copta ortodossa celebra l’anniversario dei 21 martiri sgozzati dall’Isis in Libia. E ci ricorda la situazione critica della comunità nel paese nordafricano, dove rapimenti e uccisioni di cristiani «mostrano la forza dei gruppi estremisti»

di LUCA PIACENTINI

Un anno fa gli jihadisti dell’Isis postavano il video dell’esecuzione avvenuta in Libia: ventuno egiziani barbaramente uccisi, sgozzati su quella che nel filmato, sottoposto secondo molti esperti ad un accurato anche se imperfetto intervento di post produzione, risultava essere una spiaggia. I dubbi sull’autenticità delle immagini caricate in Rete dai seguaci dello Stato Islamico non tolgono nulla alla verità dei fatti. 

In queste ore la chiesa copta ortodossa di Samalot ricorda quello spargimento di sangue e celebra la memoria dei suoi martiri. Secondo notizie riportare dall’organo di informazione della Santa Sede, martedì 16 febbraio la liturgia raggiungerà il momento più intenso. Una serie di incontri di preghiera e riflessione organizzati per onorare i fedeli assassinati, la maggior parte dei quali provenienti proprio dalla diocesi egiziana. 

Quanto sia profondo il significato della celebrazione, lo ricorda un vescovo copto citato dall’Osservatore Romano: quel video fu sì «un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico (…) si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono ‘Signore Gesù Cristo’. Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra». 

Mentre le autorità libiche annunciano la nuova lista dei ministri, tra lo scetticismo di chi ritiene improbabile una rapida intesa capace di far funzionare un governo di unità nazionale legittimo, e la fiducia di chi scommette invece sul percorso di mediazione politica come unica condizione per un intervento militare internazionale che arresti l’avanzata dell’Isis, il primo anniversario del martirio dei copti fa presente una realtà tanto drammatica quanto difficilmente negabile: anche in Libia le condizioni dei cristiani sono critiche.   

In dodici mesi il paese nord africano ha guadagnato posizioni nella World Watch List 2016, la classifica redatta annualmente da Porte Aperte per descrivere la situazione dei 50 stati del mondo in cui i cristiani sono maggiormente perseguitati.  

A livello mondiale il «primo dato degno di nota», afferma il rapporto, è la crescita media di 2,6 punti della persecuzione anticristiana: 7.100 cristiani uccisi per la loro fede (4344 nel 2014) e oltre 2.400 chiese attaccate (contro le 1062 del 2014). «L’estremismo islamico - si legge - costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana (in ben 35 dei 50 paesi della lista)». 

«I paesi africani continuano a risalire la lista: 16 paesi della WWL sono africani, di cui 7 figurano tra le prime 10 posizioni. In termini numerici, se non di intensità, la persecuzione dei cristiani in questa regione adombra perfino i fatti del Medio Oriente». 

Analizzando nel dettaglio il ranking, si nota che la Libia ha scalato due posizioni. Tra 2015 e 2016 è passata dal 13° all’11° posto, candidandosi a varcare la linea rossa, che nella mappa predisposta dall’osservatorio indica un livello di persecuzione «estrema» (attualmente invece è «molto alta»). Nel periodo esaminato, che va dal 1 novembre 2014 al 31 ottobre 2015, «la Libia - si legge nel dossier di Open Doors - sta ancora tentando di riprendersi dalla rivoluzione popolare e dalla feroce guerra civile contro il Colonnello Muammar Geddafi (…) Ora l'influenza dello Stato Islamico sta crescendo nel paese». 

I migranti cristiani che lavorano possono riunirsi, ma i cittadini libici devono tenere segreta la fede. Le chiese sono vietate, i credenti hanno paura di incontrarsi. Se è vero che «la situazione della persecuzione in Libia ha subito minime variazioni rispetto al 2014» dall’altro lato «si è osservato un incremento di persecuzione nella sfera della comunità, della chiesa e nella sfera nazionale; anche il punteggio per la violenza è aumentato. Si tratta quindi di una situazione molto instabile». 

E il futuro è a tinte fosche: «Gli incidenti che hanno coinvolto il rapimento e l'uccisione di cristiani migranti - conclude la sezione dedicata al paese - mostrano chiaramente la forza e la visibilità dei gruppi estremisti islamici, incluso lo Stato Islamico, in un paese che va alla deriva verso la più assoluta anarchia. Visto il contesto strutturale di impunità in cui i gruppi jihadisti prosperano, è probabile che questa situazione rimarrà inalterata nel prossimo futuro».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.