MEGLIO IL VOTO | 20 Aprile 2018

Mattarella e la tentazione del governissimo

Naufragato il patto centrodestra-5 Stelle si profila all'orizzonte il super governo del presidente Mattarella. Tutti dentro, in pratica il caos. Meglio il voto dopo il varo di una nuova legge elettorale da parte di Salvini e Di Maio

di ROBERTO BETTINELLI

Nella crisi istituzionale che si complica sempre di più Mattarella, messo alle strette, rischia di diventare preda di una tentazione fortissima. Una tentazione che rispecchia la natura dell’alto ruolo che ricopre e che è in sintonia con la ritualità di un politico democristiano di lungo corso. La tentazione si chiama governissimo.

Un punto di approdo quasi inevitabile dopo l’incarico conferito al presidente del Senato Casellati che aveva la funzione di mettere intorno al tavolo il centrodestra, uscito vincitore dalle elezioni, e il Movimento 5 Stelle che si è classificato al secondo posto. Una soluzione, quella del ‘governo dei vincenti’, che ha il merito di rispettare l’esito del voto ma che Di Maio ha scardinato rifiutandosi di riconoscere pari dignità alle forze che costituiscono il centrodestra. Un comportamento che pecca di immaturitàà, come ha giustamente rilevato Silvio Berlsuconi, e che entra in collisione con la volontà ecumenica di rintracciare il maggiore consenso possibile intorno a quel contratto alla tedesca che piace tanto parlamentari grillini.

All’orizzonte si profila dunque il governissimo destinato a raccogliere tutte le forze politiche e ad incentrarsi su una figura che è diretta espressione del Quirinale. 

Salvini finora ha salvaguardato la compattezza del centrodestra tentando di evitare il rischio di un esecutivo simile ad una mischia sterile e caotica, proponendosi come il successore della Casellati. La richiesta di affidamento di un incarico esplorativo è stata una mossa obbligata. Un governo partorito all’ombra del Colle non può che includere infatti tutti i partiti, compreso il Pd, annullando di fatto il risultato della competizione elettorale che ha incoronato il centrodestra. Salvini si ritroverebbe così da vincitore a principale vittima dello scenario politico. Non solo. Il sacrificio al quale andrebbe incontro il premier in pectore del centrodestra condurrebbe alla nascita di un governo troppo eterogeneo, conflittuale, incapace di conferire stabilità. Un'esperienza inutile e dannosa per il Paese, impossibilitata a durare nel tempo.

Considerata la non frattiibilità di una convergenza dei 5 Stelle e del centrodestra am causa del veto contro Forza Italia e Fratelli d'Italia imposto da Di Maio, la sola alternativa al governissimo sarebbe l’alleanza delle forze stataliste e di sinistra con un esecutivo sostenuto da 5 Stelle, Pd e Leu. Nella situazione attuale il patto 5 Stelle-Pd, finora rimasto sullo sfondo, potrebbe consolidarsi. Ma autorizzarne il varo sarebbe come dire che la democrazia, in Italia, premia gli sconfitti e non i vincitori delle elezioni. Si tratterebbe insomma di una non democrazia, un regime in cui la libertà del popolo di indicare i propri governanti non è tutelata. All’interno dei dem, inoltre, ci sono notevoli resistenze. Agevolare la trasformazione del Movimento 5 Stelle da partito antisistema a partito di governo significa togliere al Pd l’argomento persuasivo della moderazione e responsabilità. Renzi lo sa bene e teme che a lungo andare, visto il target ed il programma dei grillini a partire dal reddito di cittadinanza, la collaborazione deraglierebbe in un’annessione ai danni del Pd.

Ma in un contesto così incerto, che pare privo di sbocchi almeno nell’immediato, Salvini e Di Maio potrebbero anche decidere di definire la nuova elegge elettorale e tornare al voto. L’accortezza di conferire un premio al vincitore delle urne garantirebbe la stabilità che ora manca. Una prospettiva, questa, che si consolida man mano che la crisi si allunga. Solo così la democrazia italiana dimostrerà di poter rispettare la volontà popolare.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.